Cronaca

Consumato il 10,55% del suolo provinciale. Record nel cremasco

Dal 2006 al 2024 la superficie consumata a Cremona cresce da 9,82% a 10,55%, con differenze marcate tra i comuni più e meno urbanizzati

Il servizio di CR1
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Nella media provinciale, alla fine del 2024, il 10,55% del territorio della provincia di Cremona è consumato, ossia coperto da strade, case e attività economiche. Un territorio che, guardando al suolo già consumato, vede un’ampia gamma di condizioni, dal 28,08 % della superficie comunale di Cremona al 4,24 % di Torricella del Pizzo.

Alla fine del 2024, quote percentuali del territorio comunale “consumate” superiori al 20% si registrano, oltre che nel Comune Capoluogo, anche a Monte Cremasco (27,68%), Crema (23,53%) e Bagnolo Cremasco (20,36%). Di poco inferiore la quota di suolo già consumata, al 2024, a Offanengo (19,39%) , Vaiano Cremasco (19,31%), Trescore Cremasco (17,31%), Palazzo Pignano (17,18%), Sergnano (15,04%) e Cremosano, con il 15,01% della propria superficie coperta, cioè, consumata. Poi, d’altro canto, ci sono comuni con una superficie consumata che, sempre al 2024, è meno della metà della media provinciale come Torricella del Pizzo (4,24%), Voltido (4,39%), Azzanello (4,81) e Cappella de’ Picenardi (4,84%). Tra i comuni con minore percentuale di suolo consumato, al 2024, si trovano anche Derovere (5,37%), Casteldidone, Torlino Vimercati, Stagno Lombardo, Cella Dati e Gombito, che vede “coperta” solo il 6% della sua superficie.

Tra il 2006 e il 2024 la percentuale della superficie consumata, nel complesso provinciale, sale dal 9,82% al 10,55%, con un incremento di 0,7 punti percentuali. Tradotto in ettari si passa dai 17.400,7 ettari coperti nel 2006 ai 18.637,1 ha del 2024, su una superficie comunale di 177.057 ha, con un incremento si 1236,4 ettari nel periodo considerato.

Un incremento superficie consumata più che doppio rispetto alla media provinciale, che è nell’ordine del +0,7 punti percentuali, si registra in comuni relativamente poco coperti, come Bordolano (dal 7,46% al 10,20%, con un incremento di 2,74 punti percentuali) ma, principalmente in centri che già nel 2006 avevano indici di copertura decisamente superiori alla media cremonese. E’ il caso di Sergnano (+2,73 punti percentuali), Offanengo (+2,40), Cremosano (+2,18) e Bagnolo Cremasco (+2,06) ma anche, con un incremento della copertura del suolo più che doppia rispetto alla media provinciale, Monte Cremasco (+2.02 punti), Vaiano Cremasco, Palazzo Pignano, Spino d’Adda, Vailate, Castel Gabbiano, Casaletto di Sopra, Trescore Cremasco, Camisano, e Piadena Drizzona, con un incremento del suolo consumato di +1,47 punti percentuali.

Ma, nell’ambito provinciale, ci sono sei comuni in cui praticamente, tra il 2006 e il 2024, si consuma meno di un ettaro di suolo come Derovere (0,11 ettari), Cumignano sul Naviglio, Isola Dovarese, Torlino Vimercati e Spineda, che tra il 2006 e il 2024 consuma solo 0,7 ettari, praticamente un campo di calcio. Nel panorama provinciale spicca, inoltre, il caso di Olmeneta, che nel 2024 registra, caso unico in provincia, addirittura un -0,03% si superficie consumata rispetto al 2006.

Ben altra cosa rispetto ai 72,61 ettari consumati a Cremona ai 55,86 ha di Casalmaggiore, ai 45,67 ha di Piadena-Drizzona ma anche ai 35,41 di Spino d’Adda, ai 33,2 si Sergnano, ai 32,41 di Sesto ed Uniti a ai 31,33 ettari consumati, tra il 2006 e il 2024 a Crema.

In effetti il consumo del suolo nel territorio provinciale appare fortemente concentrato, poiché i primi 20 comuni, da Cremona a Soresina (17,42 ha) consumano, da soli, la metà del suolo che viene coperto nell’intera provincia. Sono localizzati nella parte più occidentale della provincia la metà dei 18 comuni che hanno consumato più di 20 ettari tra il 2006 e il 2024, da Rivolta d’Adda a Castellone, passando per Crema. La concentrazione del consumo del suolo nei centri maggiori si evidenzia con un dato: i 10 comuni che hanno consumato più suolo superano la superficie consumata complessivamente dai 76 comuni con minore consumo del suolo.

Dal 2006 al 2024 nel 98% dei comuni italiani, ben 7.739 su 7.896, si è registrato un aumento del suolo consumato. Gli incrementi sono stati di almeno 5 ettari in 4.259 comuni (il 54%) e superiori a 10 ettari in quasi due quinti dei casi (2.970 comuni). Nell’ultimo anno, in circa due terzi dei comuni sono state rilevate nuove superfici artificiali, in poco meno del 20% la crescita è stata di almeno un ettaro, mentre gli incrementi più consistenti, oltre i 5 ettari, hanno interessato quasi il 5% dei comuni.

L’azzeramento del consumo netto di suolo è un obiettivo necessario anche per il raggiungimento dei target previsti dall’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile, dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e dal Piano per la Transizione Ecologica. Lo stop al consumo di suolo dovrebbe avvenire sia minimizzando gli interventi di artificializzazione, sia aumentando il ripristino naturale delle aree più compromesse. Arrestare il consumo di suolo nel nostro Paese permetterebbe di fornire un contributo fondamentale per affrontare le grandi sfide poste dai cambiamenti climatici, dal dissesto idrogeologico, dall’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, dal diffuso degrado del territorio, del paesaggio e dell’ecosistema, dalla perdita di biodiversità. Non è poca cosa.

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