Cronaca

Pestaggio tra giovanissimi nel piazzale dei bus: uno sguardo di troppo scatena la furia

Un autista, sentito come testimone a processo, ha raccontato delle botte e riconosciuto alcuni degli aggressori che avevano anche devastato una macchina

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“So che mi chiamavano controllore pelato. E’ da quasi 31 anni che faccio l’autista nel piazzale dei pullman, e alcuni di quei ragazzi li ho visti crescere“. Sono le dichiarazioni di un 55enne chiamato a testimoniare nel processo su un’aggressione tra ragazzini avvenuta nel pomeriggio del 19 novembre del 2021 nel piazzale di via Dante. A processo c’è un ragazzo di origine nordafricana accusato di lesioni pluriaggravate e danneggiamento aggravato.

Sotto accusa, insieme all’imputato, erano finiti altri due connazionali maggiorenni: uno ha usufruito dell’istituto della messa alla prova, mentre l’altro ha scelto un rito alternativo.

Il giovane a processo avrebbe fatto parte di un nutrito gruppo costituito da nordafricani e da altri ragazzi maggiorenni e minorenni di altre nazionalità che se l’era presa con cinque coetanei indiani. Alla base del pestaggio, uno sguardo di troppo e vecchi dissapori. All’epoca la polizia aveva denunciato quattro giovani, di cui uno minorenne. La banda si era anche scagliata contro l’auto di un indiano, distruggendola.

Il giorno del pestaggio, poco dopo le 14,30, l’autista del pullman, che stava parlando con un collega, aveva notato “dieci/quindici persone, tutte straniere, che a passo spedito si stavano recando al parcheggio sopraelevato“. “Per me si menano”, gli aveva detto il collega in dialetto cremonese. “D’istinto”, ha raccontato il 55enne, sono andato a vedere. I ragazzi stavano salendo le scale e già cominciavano gli spintoni nei confronti di qualcuno che era già sopra il parcheggio”.

L’autista aveva immediatamente composto il 112, “ma le cose stavano peggiorando. “Ho visto dare dei pugni“, ha raccontato il testimone, “e a quel punto mi sono messo a correre e a urlare per cercare di spaventarli e per disperderli. “Attenti, sta arrivando il controllore“, aveva sentito dire da qualcuno.

“Mentre salivo le scale”, ha ricordato l’autista, “ho visto un ragazzo indiano a me sconosciuto alle spalle della ringhiera che veniva colpito da almeno tre persone. Sulla destra, invece, c’erano altri sette o otto giovani che stavano devastando una macchina“. All’epoca l’uomo aveva riconosciuto, e lo ha fatto anche oggi in aula dalle foto, uno degli aggressori, e un altro di quelli che stavano danneggiando la macchina. “Sferravano calci agli specchietti e rompevano i vetri”. Secondo la testimonianza di altri due indiani sentiti in udienza, all’interno dell’auto c’era una coppia di indiani che si era chiusa dentro per paura di essere aggredita.

Avevano il volto per metà coperto dai foulard“, ha continuato a raccontare l’autista, “ma penso di averli riconosciuti, so che erano loro. E’ come quando uno sente il profumo delle fragole perchè sa che ci sono. Quei ragazzi salivano sul mio pullman, e non sempre hanno tenuto un comportamento esemplare. Per me si è trattato di una spedizione punitiva, di una resa dei conti”.

“Ero con i miei amici quando improvvisamente ci hanno circondati. Erano una ventina o anche di più“, aveva già ricordato in aula una delle vittime, oggi 22enne. “Cos’hai da guardare?“, gli era stato detto, e poi si era scatenato il pestaggio: erano volati calci, pugni, schiaffi. “A me hanno dato un pugno e sono caduto”, aveva ricordato il 22enne . “Poi hanno continuato a picchiarmi e mi hanno spinto contro la ringhiera. Hanno spaccato anche un’auto“.

Durante le indagini, i poliziotti avevano ascoltato una decina di persone e analizzato i filmati registrati dalle telecamere di video sorveglianza installate nella zona che avevano inquadrato il gruppo di nordafricani prima dei fatti. Parte dei componenti della gang era stata identificata in base all’abbigliamento e anche grazie alle indicazioni che avevano portato ai loro profili social. “Nel video”, ha spiegato uno degli agenti della Squadra Mobile chiamato a testimoniare, “si vede l’imputato insieme ad un altro ragazzo con i capelli corti conosciuto con il nome di ‘boxeur’, e si vede poi un ragazzo indiano con viso e maglietta macchiati di sangue“.

“Conosco il giovane indiano che era stato aggredito”, ha raccontato a sua volta in aula una ragazza che quel giorno stava aspettando il pullman. “Sono stati picchiati anche suo fratello, suo cugino e un altro indiano“. “Uno degli aggressori”, ha riferito un altro testimone, “era alto di statura ed era di colore. Ha subito preso di mira uno degli indiani, chiedendogli cosa avesse da guardare. Il gruppo aggressore era solo quello dei nordafricani“.

La sentenza sarà pronunciata il prossimo 3 luglio. L’imputato a processo è assistito dall’avvocato Marianna Merico.

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