Opinioni

Festa della Repubblica e polemiche, una celebrazione che unisce e non divide

L'intervento di Michele Bellini e Gastone Breccia sulle polemiche emerse sulla presenza delle Forze Armate nelle celebrazioni del 2 giugno

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Le polemiche emerse nel dibattito nazionale sulla componente militare delle celebrazioni del 2 giugno suggeriscono qualcosa di più profondo della semplice discussione sul formato di una ricorrenza pubblica.

Innanzitutto, c’è una confusione crescente sul rapporto tra istituzioni democratiche e forza pubblica. La Festa della Repubblica non celebra la guerra né il militarismo, semmai il contrario: la nascita della Repubblica democratica, le istituzioni che la compongono e quel desiderio di libertà, solidarietà e pace emerso dalla Resistenza al nazifascismo. Confondere le Forze Armate della Repubblica con una generica esaltazione della forza significa dimenticare il loro ruolo costituzionale e la differenza tra uno Stato democratico e un regime autoritario. È una tendenza sempre più diffusa, particolarmente evidente nel dibattito sulle tensioni internazionali. Si fatica a distinguere tra la funzione democratica di istituzioni poste al servizio della collettività e della pace, come previsto dalla Costituzione, e la guerra come strumento di risoluzione delle controversie, esplicitamente ripudiata dalla nostra Carta.

Vi è poi una curiosa contraddizione. Viviamo in una fase storica in cui la domanda di sicurezza – nelle sue diverse forme – è al centro del dibattito pubblico: sicurezza urbana, legalità, gestione delle emergenze (da quelle sanitarie a quelle climatiche), tutela dei cittadini. Eppure, quando si tratta di riconoscere le istituzioni che contribuiscono a garantire queste funzioni, emerge spesso una diffidenza aprioristica. Come se si pretendessero i benefici dell’azione dello Stato senza accettarne i presìdi. Come se si esigesse protezione senza volerne vedere attori, strumenti e modalità.

La Festa della Repubblica non può essere ridotta, come talvolta le polemiche lasciano intendere, a una parata militare. Vi partecipano Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Croce Rossa, rappresentanti del Servizio Civile, sindaci, sportivi e numerose altre realtà che servono il Paese. Quest’anno hanno sfilato anche gli obiettori di coscienza: un fatto tutt’altro che secondario, che mostra come la Repubblica sia capace di rappresentare al proprio interno sensibilità diverse e persino esperienze storicamente nate in dialogo critico con il mondo militare.

Anche da noi, a Cremona, le celebrazioni hanno dato una rappresentazione concreta di questo spirito: lungo il Po sono discesi gli sportivi delle Società Canottieri e chi ogni giorno si prende cura del Grande Fiume. Un’immagine che racconta bene come la Repubblica possa riconoscere e rappresentare forme diverse di servizio alla comunità senza metterle in contrapposizione tra loro.
La società di oggi è certamente evoluta e cambiata da quella del dopoguerra, e il servizio alla comunità ha ampliato le sue forme. Allora la risposta dovrebbe essere aggiungere, non sottrarre. Ampliare la rappresentazione della Repubblica, non restringerla.

Per questo colpisce che, dietro alcune critiche, sembri talvolta emergere un’idea poco pluralista della vita democratica: non una Repubblica che tenga insieme sensibilità diverse, istituzioni diverse e modalità differenti del servizio al Paese, ma una Repubblica che dovrebbe rispecchiare soltanto i simboli e le sensibilità ritenute accettabili da qualcuno e non da altri. Eppure la forza e l’essenza stessa della democrazia stanno proprio nel contrario: nella capacità di rappresentare una comunità più ampia delle convinzioni di ciascuno di noi.

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