Cremonese

Cabrini: “L’Italia riparta dai settori giovanili e da gente adatta per certi ruoli”

Intervista al cremonese Antonio Cabrini, campione del mondo nel 1982, alla vigilia dei Mondiali 2026, senza gli Azzurri per la terza edizione consecutiva

Antonio Cabrini
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Se sei di Cremona e i Mondiali di calcio sono alle porte, non puoi far altro che pensare a un nome: Antonio Cabrini. Nato nella città del Torrazzo, classe ’57, l’ex difensore è cresciuto nel settore giovanile della Cremonese, che lo ha poi fatto esordire nel calcio professionistico. Il resto della sua carriera è storia del calcio. Indossando la maglia della Juventus, dove è approdato nel 1976 dopo una breve parentesi all’Atalanta, ha praticamente vinto tutto: sei Scudetti, due Coppe Italia, una Coppa Uefa, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa europea, una Coppa dei Campioni e una Coppa Intercontinentale. Ma il successo più importante, Cabrini lo conquistò indossando la maglia della Nazionale Italiana, trionfando in Spagna al Mondiale del 1982 con il commissario tecnico Enzo Bearzot in panchina, battendo nella finalissima disputata a Madrid 3-1 la Germania Ovest. Alla vigilia dei Mondiali 2026, abbiamo intervistato il cremonese Antonio Cabrini per parlare dell’Italia (che sarà assente per la terza edizione consecutiva) e non solo.

Cabrini, quale fu il segreto della vittoria dell’Italia ai Mondiali del 1982?
“Senza nessun dubbio la forza del gruppo”.

Che effetto le fa dover assistere al terzo Mondiale di fila senza l’Italia?
“A me fa poco effetto sinceramente, più che altro penso ai tantissimi ragazzini che hanno 12 anni e non hanno mai visto nella loro vita un Mondiale con l’Italia ai nastri di partenza”.

Da dove dovrebbe ripartire il movimento calcistico italiano?
“Questo è un problema atavico, dovremmo restare qui a parlarne per ore. Diciamo in breve, che prima di tutto è importante ripartire dai nostri settori giovanili, ma soprattutto con gente adatta a ricoprire certi ruoli”.

Baldini ha guidato l’Italia per due partite per poi cedere il testimone. Avrebbe un senso affidarsi magari in via definitiva a una persona come Baldini?
“Non è una questione di allenatore o di scelta della panchina della Nazionale, ma è una questione che riguarda il movimento intero e le scelte sbagliate che sono state fatte in questi anni. L’allenatore deve avere semplicemente la possibilità di avere a disposizione i giocatori giusti”

Iniziano i Mondiali 2026, chi vincerà secondo lei?
“Le Nazionali più forti sono sempre le solite. Penso che possano trionfare la Francia oppure l’Argentina, sono comunque tra le candidate alla vittoria finale”.

Senza l’Italia ai Mondiali, per chi farà il tifo?
“La mia speranza è quella che sia un bel Mondiale, spettacolare da vedere, perché è la cosa che si aspettano tutti”.

Una domanda sulla Cremonese: cosa ne pensa della recente retrocessione dalla Serie A?
“Purtroppo la Cremonese è retrocessa e questo sicuramente non è un aspetto positivo per la città intera. L’obiettivo deve essere risalire, per poi tentare di mantenere con continuità la massima serie del calcio italiano”.

In ottica prossima stagione, da dove deve ripartire la Cremo?
“La Serie B è sempre una categoria molto difficile e impegnativa. Più che ripartire, bisogna avere gli elementi giusti per questa categoria”.

Cosa ricorda con maggior piacere dei suoi anni trascorsi vestendo la maglia grigiorossa?
“Ho iniziato nel settore giovanile della Cremonese e ho vissuto degli anni meravigliosi con dei compagni di squadra che poi, come me, sono finiti a giocare in Serie A. Poi, quando sono passato in prima squadra e ho disputato la Serie C, c’erano degli elementi come Mondonico, Finardi, Chigioni, Sironi, Cesini… Gente che comunque il calcio lo conosceva bene e sapeva parlare bene la lingua del pallone”.

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