Cronaca

“Pilota per un giorno”: il sogno di volare per le persone diversamente abili diventa realtà

Un successo l'evento organizzato dalla pattuglia aerea WeFly! Team in collaborazione con l'Aeroclub del Migliaro con un messaggio preciso: la disabilità, in ogni fase della vita, può essere vissuta come opportunità

Servizio di Lorenzo Scaratti
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Niente carrozzine, niente difficoltà motorie grazie a delle ali meccaniche: un successo l’evento “Pilota per un giorno“, organizzato dalla pattuglia aerea WeFly! Team in collaborazione con l‘Aeroclub del Migliaro, per regalare l’emozione del volo alle persone diversamente abili.

Un’esperienza che va ben oltre lo spettacolo acrobatico: “Pilota per un giorno” nasce con un messaggio preciso, ovvero che la disabilità, in ogni fase della vita, può essere vissuta come un’opportunità piuttosto che come un limite e per sottolineare come in cielo non esistano barriere di nessun tipo.

Angelo Castagna, presidente dell‘Aeroclub di Cremona: “Questa è la loro festa. Questa organizzazione, che mira all’inclusione e a portare avanti questa iniziativa, ha la volontà di includere queste persone in un mondo a loro sconosciuto, in un mondo nuovo. Riesce a far volare e a far provare la bellezza del volo a un certo numero di persone che diversamente non avrebbero mai potuto vivere questa esperienza.”

Cremona e il Migliaro vantano poi l’eccellenza del WeFly! Team, pattuglia nata nel 2007, nonché prima e unica pattuglia aerea inclusiva al mondo, con piloti disabili e non: un vero e proprio fiore all’occhiello dell’aviazione civile italiana. I due piloti non hanno l’uso delle gambe e guidano i loro aerei solo con le mani, grazie a un comando speciale che riunisce in un’unica leva il controllo del timone e del motore.

Marco Cherubini, presidente del WeFly! Team: “Pur essendo in carrozzina, pur avendo delle disabilità motorie, si può volare, si può volare ad altissimi livelli. L’aereo che uso l’ho costruito io: per me è stata una bellissima avventura, durata tre anni. Mi è arrivato uno scatolone dagli Stati Uniti e piano piano, vite per vite, tutti i componenti li ho montati da solo con l’aiuto di amici, sotto la sorveglianza del CAP, il Comitato Autocostruttori Italiani, che ci segue e ci fornisce supporto e assistenza ingegneristica quando necessario.”

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