Caso manifesto pro-vita a Cremona: confronto su CR1 tra il sindaco Virgilio e Paolo Emiliani
Il primo cittadino difende la rimozione: "Alimenta il senso di colpa". Critiche ai 34 firmatari del centrosinistra "più corretto il presidente del movimento"
Confronto nella trasmissione “Punto e a capo” su CR1 (qui l’intera puntata) sulla vicenda della rimozione del manifesto pro-vita che da giorni divide l’opinione pubblica cremonese. Ospiti il sindaco di Cremona Andrea Virgilio e il presidente del Movimento per la vita di Cremona, il medico Paolo Emiliani.
“Io l’ho saputo dopo aver ricevuto dall’azienda che gestisce le affissioni a Cremona una comunicazione che annunciava la rimozione del manifesta per iniziativa del sindaco con decorrenza immediata” dice Emiliani.
“Ho deciso di fare rimuovere il manifesto nel momento in cui ho preso consapevolezza della sua presenza grazie alla segnalazione di un cittadino” precisa il Sindaco, “ho fatto i dovuti approfondimenti e ho preso atto del messaggio. Poi ho coinvolto Arriva, che gestisce gli spazi per gli annunci pubblicitari presenti nelle fermate dei bus. Ho fatto presente che, vista la delicatezza dell’argomento e la collocazione in prossimità dell’ospedale, dove viene praticata l’interruzione della gravidanza, ritenevo inopportuno il manifesto e ne ho chiesto la rimozione”.
Durante la trasmissione è emerso che tra i due c’è stato un incontro qualche settimana fa, come precisa Emiliani: “C’è stato un incontro all’indomani dell’ingiunzione della rimozione immediata del manifesto, noi quel manifesto l’abbiamo messo vicino all’ospedale, proprio perché è il luogo dove le mamme vanno a partorire, è il luogo dove si nasce, quel manifesto diversamente da come è stato interpretato, è un elogio alla maternità, è un incoraggiamento, un segno di speranza per la mamma e per il figlio”.
“Siamo due uomini”, dice il sindaco “coinvolti in qualcosa che non ci appartiene. Io posso fare tutti gli approfondimenti scientifici su questo tema, ma non posso entrare nelle sensazioni di una donna, quindi francamente mi trovo anche un po’ a disagio, però rispetto il punto di vista del dottore Emiliani. Non nego la profondità etica di questo tema, nego il diritto di trasformarlo in un giudizio sulla vita di una donna, perché se dovessi mettermi nei panni, e faccio fatica, di una donna che deve praticare l’interruzione di gravidanza e si imbatte in quel manifesto, quel manifesto non traduce una posizione etica, quel manifesto traduce un giudizio verso la donna e alimenta un senso di colpa”.
“L’esperienza del Movimento per la vita, dei centri di aiuto alla vita, dei servizi alla vita, delle case famiglie”, ribatte Emiliani, “dimostra da anni che nessuna donna è mai stata colpevolizzata per l’eventuale scelta di abortire, l’esperienza nostra, la nostra storia dice che ciò che viene giudicato è l’atto, non è che viene giudicato alla persona, non è mai esistito un giudizio sulla persona”.
Paradossalmente il tentativo di oscurare questo messaggio ha finito in realtà per renderlo noto a tutti, molti non sapevano nemmeno della presenza di questo manifesto. Tra l’altro la decisione di rimuovere il manifesto ha fatto reagire anche il mondo del centro-sinistra vicino al mondo cattolico cremonese, anche diversi consiglieri comunali, Riccardo Merli, Maria Luisa D’Ambrosio e addirittura anche l’ex sindaco Gianluca Galimberti.
34 persone hanno sottoscritto una lettera aperta in cui, tra l’altro, scrivono che una società autenticamente democratica deve garantire spazio anche a chi, nel rispetto delle persone e senza forme di aggressività, propone una diversa visione della maternità: “Credo che la vera battaglia sia quella di agire per un sistema pubblico forte, capace veramente di accompagnare le donne e allora il funzionamento dei consultori, il funzionamento dell’assistenza psicologica, il funzionamento del sostegno economico, del tema della casa, dell’educazione sessuale, della contraccezione, di strutture, di servizi sociali, è questa la battaglia che dobbiamo in qualche modo fare. Respingo le critiche del centro sinistra e invito coloro che hanno firmato quel documento a rivedere il concetto di libertà di espressione.
Sono slogan che non raccontano una dimensione etica, quegli slogan rischiano di attaccare la donna nel suo momento di maggiore fragilità e io su questo mi dispiace, non retrocedo. (Il riferimento è alla difesa che il centrosinistra fece in passato nei confronti dell’allora sindaco Galimberti quando espresse contrarietà alla trascrizione nell’anagrafe cittadina dello stato di co-genitorialità nei confronti di un figlio di una coppia gay ndr). In questo caso mi ha sorpreso questa mancanza di solidarietà, perché anche all’interno del mondo cattolico ci sono approcci diversi, ci sono diverse ponderazioni tra la tutela della vita, la concezione individuale, la dignità della donna e il ruolo dello Stato, esiste anche nella tradizione cristiana un approccio un po’ più delicato che può essere raccontato all’interno di quel manifesto. Comunque”, conclude il sindaco, “credo nel dialogo civile.
Come ho detto ad Emiliani quando è venuto a trovarmi, “sapevo della bufera che ci sarebbe stata per questa vicenda. Credo che l’approccio del dottore Emiliani sia sempre stato molto corretto e ho apprezzato anche la lettera aperta nei miei confronti. Mentre i miei colleghi di maggioranza non hanno avuto un atteggiamento altrettanto corretto”.