Tecnologia e cura: all’Ospedale di Cremona arriva l’angiografo biplano targato PNRR
Dagli aneurismi cerebrali alle fratture vertebrali, fino ai trattamenti mini-invasivi: il nuovo angiografo biplano amplia le possibilità di cura dell'ASST di Cremona
“Immaginate di poter osservare una stanza da due punti di vista contemporaneamente anziché da uno solo”.
È così che gli specialisti dell’Asst di Cremona spiegano il funzionamento dell’angiografo biplano, una tecnologia all’avanguardia che consente di visualizzare vasi sanguigni e altre strutture anatomiche da due prospettive differenti nello stesso momento.
L’apparecchiatura viene utilizzata ogni giorno da diversi specialisti nelle attività di radiologia interventistica e neuroradiologia interventistica. Grazie all’elevata qualità delle immagini e alla visione simultanea su due piani, rappresenta un supporto fondamentale per affrontare procedure complesse, nelle quali precisione, rapidità e sicurezza sono determinanti.
“L’angiografo biplano è una delle nuove apparecchiature acquistate con i fondi del PNRR nell’ambito del programma di rinnovo tecnologico degli ospedali di Cremona e Oglio Po, grazie a un investimento complessivo di quasi otto milioni di euro”, spiega il Direttore generale Ezio Belleri. Dopo la Risonanza Magnetica 3 Tesla, l’iniziativa “Raccontare l’innovazione” accende i riflettori su questa nuova tecnologia.
“L’obiettivo è aiutare i cittadini a comprendere come l’innovazione, insieme alle competenze dei professionisti, si traduca ogni giorno in nuove possibilità di cura“, conclude Belleri.
“L’innovazione non sostituisce l’esperienza dei professionisti: la valorizza“, sottolinea Laura Romanini, direttore della Radiologia dell’Ospedale di Cremona e del Dipartimento dei Servizi Diagnostici. “Disporre di tecnologie sempre più evolute significa poter contare su immagini di qualità superiore e su strumenti che ci aiutano ad affrontare con maggiore precisione anche le procedure più complesse, con un beneficio concreto per i pazienti“.
Leggere l’anatomia in ogni dettaglio e in 3D
“Nella nostra attività ogni dettaglio è importante. Osservare la stessa struttura corporea da due prospettive nello stesso momento non significa semplicemente vedere di più, ma comprendere meglio l’anatomia su cui stiamo intervenendo”, spiega Claudia Ambrosi, direttore della Neuroradiologia dell’ASST di Cremona.
“Questo ci permette di lavorare con maggiore precisione durante le procedure più complesse, riducendo la necessità di ripetere le acquisizioni e aumentando rapidità e sicurezza, in particolare nel trattamento di aneurismi cerebrali, fistole artero-venose e malformazioni vascolari”, afferma il neuroradiologo interventista Michele Besana. L’angiografo è inoltre dotato di software avanzati per la ricostruzione in 3D: “Ci permettono di ottenere ricostruzioni tridimensionali estremamente dettagliate direttamente durante la procedura. Possiamo elaborarle dalla postazione sterile e avere immediatamente una rappresentazione ancora più completa dell’anatomia del paziente”, aggiunge Besana.
“La possibilità di osservare contemporaneamente lo stesso segmento corporeo da due prospettive ci offre una visione più completa del campo operatorio durante tutta la procedura”, prosegue Emilio Giazzi, neuroradiologo interventista. “Questo riduce i tempi dell’intervento e contribuisce a limitare l’esposizione alle radiazioni del paziente, con un beneficio complessivo per la sicurezza”.
Fratture vertebrali: la stabilizzazione con il cemento
Tra le applicazioni dell’angiografo biplano c’è anche la vertebroplastica, una procedura mininvasiva indicata in alcuni pazienti con fratture vertebrali che non rispondono alle terapie conservative. Attraverso aghi introdotti per via percutanea viene iniettato uno speciale cemento che stabilizza la frattura in poco più di quindici minuti e favorisce il recupero funzionale.
“Durante la vertebroplastica è fondamentale sapere in ogni momento come si distribuisce il cemento all’interno della vertebra”, spiega Alessandro Scavuzzo, neuroradiologo interventista. “Poter osservare contemporaneamente le proiezioni anteriore e laterale ci restituisce un quadro completo durante tutta la procedura, permettendoci di intervenire con la massima precisione”.
Interventistica oncologica: nuove possibilità di cura
L’angiografo biplano ha ampliato anche le possibilità di trattamento nell’ambito dell’interventistica oncologica, consentendo di eseguire procedure mini-invasive sempre più accurate.
“Grazie alle acquisizioni rotazionali e ai software di ricostruzione tridimensionale, possiamo ottenere immagini molto simili a quelle della TAC direttamente durante la procedura”, precisa Maurizio Papa, radiologo interventista. “Questo ci permette di individuare con precisione anche piccoli noduli e di verificare immediatamente che il trattamento abbia interessato l’intera lesione, insieme al margine di sicurezza necessario. È un passaggio fondamentale perché ci consente di confermare già durante l’intervento l’efficacia dell’ablazione“.
“Queste procedure consentono di trattare alcuni tumori introducendo, per via arteriosa, un catetere direttamente nella lesione, senza ricorrere a un intervento chirurgico tradizionale”, aggiunge Papa. “Attraverso l’impiego di calore o freddo estremo, il nodulo viene distrutto con un approccio mini-invasivo. I pazienti vengono selezionati e i singoli casi sono discussi collegialmente da un’équipe multidisciplinare per individuare il trattamento più appropriato. Disporre di questa tecnologia significa poter offrire anche a Cremona trattamenti mini-invasivi sempre più avanzati, moltiplicando le opzioni terapeutiche direttamente nel nostro ospedale“.