Cronaca

Caldo soffocante nelle scuole d’infanzia: nuove forniture di ventilatori in arrivo

Le strutture comunali funzioneranno regolarmente fino al 10 luglio ma non sono dotate di condizionatori e non si prestano ad interventi strutturali di questo tipo

Il caldo sta rendendo difficili le giornate di bimbi e maestre nei nidi e nelle scuole dell'infanzia
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Il caldo soffocante di questa fine giugno attanaglia anche il mondo della scuola e non solo i ragazzi che stanno affrontando gli esami di maturità e i commissari, ma anche i piccoli degli asili nido e delle scuole d’infanzia. Ed è proprio in alcune scuole d’infanzia comunali di Cremona che tra i genitori si è sparsa la voce di una ipotetica chiusura del servizio alle 13 anziché come di consueto alle 16, per evitare le ore più calde. Lo stesso personale scolastico, in alcuni casi, avrebbe suggerito ai genitori di ritirare i bambini a quell’ora.

In realtà, come spiega la dirigente del servizi educatici per l’infanzia SIlvia Bardelli, non esiste alcune disposizione in tal senso, le 9 strutture comunali funzioneranno regolarmente fino al 10 luglio come previsto e si stanno implementando le forniture di ventilatori in modo da raffrescare tutte le stanze.

Nulla vieta ai genitori di prelevare anticipatamente i bambini, ma si tratta di una soluzione non imposta ma su base volontaria.

La realtà è che gli edifici delle scuole d’infanzia non sono dotati di condizionatori e non si prestano ad interventi strutturali di questo tipo: non solo per una questione di fondi, che potrebbero anche essere reperiti, ma per le peculiarità dei singoli edifici, alcuni dei quali sottoposti anche a vincoli della soprintendenza.

Cosa diversa sono gli asili nido: in tutte le stanze adibite al riposo ci sono apparecchiature mobili di raffreddamento aria, tipo Pinguino, e nel nuovo polo per l’infanzia Mario Lodi che verrà inaugurato a settembre, in via del Classici, la sezione nido avrà un impianto interno di condizionamento. La sezione scuola d’infanzia è stata invece solo predisposta.

Fatto sta che molti genitori, quelli che ne hanno la possibilità, hanno già optato per far fare vacanze anticipate ai loro figli, con la conseguenza che il numero di frequentanti nelle scuole si è già molto ridotto, in alcune sezioni addirittura si è passati da 20 a 9. Più spazio a disposizione significa anche più possibilità di scegliere gli ambienti meno soleggiati della scuola, e questo a beneficio di tutti. Educatrici comprese.

Cremona non è un caso isolato: a Milano è scattata una petizione dei genitori sul sito del Comune alla sezione “partecipazione”, che in breve tempo ha raggiunto quasi 4000 firme, nella quale i genitori spiegano che da anni viene chiesto un intervento di fatto mai avvenuto o comunque mai risolutivo. In molti nidi e scuole sono assenti sistemi di raffrescamento adeguati, situazione a cui si aggiungono edifici non riqualificati per far fronte all’emergenza. Gli interventi sono stati “temporanei e inefficaci o non funzionanti” e sono state adottate “misure compensative minime” come la ventilazione, l’ombreggiamento e la gestione degli spazi che sono comunque considerate “carenti”.

Le famiglie chiedono l’attivazione di misure urgenti, la mappatura pubblica dello stato degli edifici e l’adeguamento degli impianti per rendere “realmente utilizzabili i sistemi di raffrescamento”. Ma anche, nel concreto, l’installazione di soluzioni efficaci e funzionanti, la definizione di un piano con tempistiche certe e la rendicontazione periodica dell’attuazione degli interventi previsti dal Piano aria e clima.

Non è più accettabile che le condizioni ambientali degli asili nido e delle scuole dell’infanzia comunali dipendano da interventi tardivi, insufficienti o non funzionanti, mentre le famiglie e il personale sono costretti a gestire quotidianamente le conseguenze. In assenza di risposte tempestive e verificabili, i sottoscritti si riservano di attivare ulteriori iniziative di segnalazione pubblica e istituzionale, a tutela della salute dei minori e della qualità del servizio educativo. I bambini non possono aspettare”, conclude la petizione.

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