Passion in Action: al Politecnico gli ingegneri del suono trasformano la teoria in pratica
Obiettivo, la progettazione di dispositivi acustici passivi e lo studio del comportamento sonoro degli spazi
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Offrire agli ingegneri di domani la possibilità di trasformare la teoria in pratica, sperimentando sul campo attraverso casi di studio reali. Con queste prerogative si è concluso, tra aule e laboratori, Passion in Action, il progetto del Politecnico di Milano sviluppato nelle diverse sedi dell’Ateneo.
Nel polo di Cremona, i veri protagonisti sono stati gli studenti del corso di laurea magistrale in Music and Acoustic Engineering.
Obiettivo del percorso, la progettazione di dispositivi acustici passivi e lo studio del comportamento sonoro degli spazi.
“Nello specifico abbiamo appreso le tecniche di misura per capire come risponde acusticamente una stanza – spiega Andrea Crisafulli, studente del corso -. In seguito abbiamo analizzato l’ambiente in cui ci trovavamo utilizzando vari segnali, sia in bassa sia in alta frequenza. Infine, abbiamo progettato dei risonatori di Helmholtz che assorbono le frequenze per noi fastidiose, restituendo una risposta acustica della stanza molto più omogenea“.
Dopo una prima parte teorica, i ragazzi — accompagnati da docenti ed esperti — sono entrati nel vivo delle attività all’interno del nuovo Sound and Music Computing Lab. Per gli studenti si è trattato di un’esperienza unica e altamente formativa, soprattutto in ottica futura.
“Passion in Action è stata una grande opportunità – aggiunge Crisafulli -. Ci ha permesso di applicare concretamente molti concetti che di solito affrontiamo solo sui libri, confrontandoci con professionisti del settore. Abbiamo utilizzato le tecniche, le procedure e la strumentazione reale impiegata nelle misurazioni di Room Acoustics, sfruttando al massimo gli spazi e le tecnologie che il nuovo polo e i laboratori offrono“.
Al fianco degli studenti c’era anche Letizia Chisari, ingegnere elettrico, ex studentessa del Politecnico e oggi tra i tutor del progetto.
“In questi mesi abbiamo offerto agli studenti una panoramica sulla progettazione reale dei moderni dispositivi acustici e sugli aspetti normativi che consentono di sintonizzare un ambiente in base al suo specifico utilizzo – afferma in merito -. Molto spesso nei percorsi di studio si avverte una carenza a livello pratico: non poter sperimentare direttamente ciò che si studia limita, di fatto, l’apprendimento“.
“Anche da ex studentessa — prosegue Chisari — posso confermare che si tratta di una grande occasione. Confrontarsi con professionisti che si occupano di acustica permette di analizzare casi reali, comprendendo gli errori più comuni e i limiti pratici del mestiere. L’idea era proprio quella di consentire ai ragazzi di completare il design passivo dell’ambiente in cui si trovano. Hanno avuto un ruolo attivo e siamo davvero entusiasti del risultato: siamo riusciti a concretizzare tutti i nostri obiettivi. Gli studenti sono soddisfatti, anche perché di questo lavoro ne beneficeranno direttamente loro e le future classi che verranno“.