Cronaca

Il dialetto cremonese in un dizionario: il progetto di Ettore Panizza nato da una promessa

All'interno del dizionario si trova davvero di tutto: dalle fotografie storiche fino alle indicazioni pratiche per la pronuncia

Il servizio di CR1

Quasi 300 pagine di vocaboli, pronunce, regole grammaticali, espressioni e modi di dire.
Tanti elementi e un solo obiettivo: mantenere vivo il ricordo della lingua principe del nostro territorio, parlata da tutti in un tempo che fu e che oggi rischia di scomparire. Per farlo, però, servivano nuovi attrezzi del mestiere.

Siamo a Gazzo, frazione di Pieve San Giacomo, nel cuore della Bassa Padana. Qui Ettore Panizza, informatico in pensione con la passione per la fotografia e la storia locale, ha realizzato un vero e proprio dizionario italiano/dialetto cremonese. Si tratta di un progetto monumentale che ha richiesto anni di ricerche, nato quasi per caso da una promessa fatta a un amico.

“Sono andato a un concerto di Andrè a Borgo San Giacomo — racconta Ettore — e lì ho ritrovato un mio compagno di scuola delle medie. Lui aveva scritto una favola su cosa pensava l’asino di Nazareth. Tutto è nato da lì: avendo purtroppo poco tempo di vita, mi ha fatto promettere di tradurla perfettamente dall’italiano al bresciano“.

Il passo successivo è stato quello di estendere il lavoro alla propria terra: “Il problema è nato poi quando mi sono messo a tradurre il cremonese. Ho trovato quattro vocabolari cremonesi dal 1800 in poi. In più, ho raccolto i contributi di due persone di 95 anni, una di Pieve San Giacomo e un’altra di Casalmaggiore”.

All’interno del dizionario si trova davvero di tutto: dalle fotografie storiche fino alle indicazioni pratiche per la pronuncia, muovendosi costantemente sul filo che unisce tradizione e modernità. L’intento principale, spiega l’autore, è quello di “mantenere la storia di Cremona, un modo di essere cremonese e una tradizione intesa sia come dialetto sia come comportamento”.

Ora il testo è pronto al 98%“, ci dice Ettore con un sorriso. Il dialetto, d’altronde, ha tra le sue caratteristiche principali un’innata variabilità a seconda dei paesi e delle zone. Anche per questo, nell’ultima pagina del volume, campeggia una scritta che suona come un auspicio e un invito: “Ogni contributo è benvenuto. Una lingua vive solo se continua a essere condivisa“.

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