Terremoto in Venezuela, la testimonianza della cremonese d’adozione Reikari: “Una tragedia”
Il doppio sisma del 24 giugno ha causato quasi 2.000 morti in Venezuela. Reikari Vega, 24enne di Castelverde, racconta di aiuti ostacolati e apprensione per la famiglia
È un dramma umano, politico e sociale quello che sta vivendo ancora oggi il Venezuela dopo che, il 24 giugno, un doppio terremoto di magnitudo 7.2 e 7.5 ha devastato il Paese, facendo emergere anche critiche sui materiali con cui sono stati costruiti gli edifici, ridotti in macerie. Caracas ha vissuto scene di panico, La Guaira è stata praticamente rasa al suolo, il bilancio ha superato i 1.900 morti e i 10.000 feriti.
Oltre alle difficoltà di una nazione in ginocchio, c’è quella dei venezuelani che vivono nella provincia di Cremona, costantemente in contatto con i parenti lontani, come la 24enne Reikari Vega, a Castelverde da tre anni: “Stanno soffrendo tantissimo, non si meritavano questo. Tante persone hanno perso la loro casa. Sono crollati edifici in modo assurdo, erano fatti di poliestere. La mia famiglia è enorme, numerosa, e sono tutti là. Anche degli amici con cui sono cresciuta. Ai miei genitori è venuta giù una parte di casa. Ho anche un amico che è triste, perché ha perso la mobilità delle gambe e delle anche per salvare sua moglie: gli è caduta addosso tutta la struttura”.
Lo Stato venezuelano sta limitando gli aiuti che arrivano da tutto il mondo, ma dare supporto è possibile e necessario. “Stanno chiedendo un tipo di permesso, in realtà una multa di 150 euro. L’euro non è nemmeno la moneta venezuelana: lo fanno per mettere in difficoltà gli aiuti, ma anche per lucrarci sopra. Nonostante questo, tutti dobbiamo aiutare: a Milano e a Roma ci sono dei punti di raccolta per chi vuole fare donazioni. Servono medicinali, cibo, pannolini. Moltissimi bambini hanno perso i genitori, altri non hanno più una casa: è una tragedia. Stanno inviando aerei che entrano dalla Colombia, perché non permettono di entrare direttamente in Venezuela; in più, il principale aeroporto del Paese è distrutto”.
Un momento complicato per Reikari e la sua famiglia, che si intreccia con uno positivo: quello della maternità: “Io e il mio compagno aspettiamo una bambina. Abbiamo scelto di chiamarla Bonnie, il termine è a settembre. Siamo felicissimi, anche mia sorella e suo marito, che vivono a Castelverde come noi”.
Cosa ti manca di più del Venezuela?
“Che siamo tutti una famiglia: questo mi manca e mi mancherà sempre. Tutti ti danno il buongiorno la mattina, ti chiedono come è andata la tua giornata e, se serve, ti danno una mano in ogni occasione.
A volte arrivava la tua vicina di casa e si mangiavano insieme le arepas, che è il nostro cibo tipico. Mi manca un sacco e vorrei fare qualcosa di più per aiutare davvero il mio Paese, più di quanto io possa fare. Non posso fare niente.
A parte dare un po’ di soldi o portare delle cose a Milano o a Roma per aiutare queste persone, perché davvero hanno tanto bisogno di noi. Noi che siamo venezuelani, che siamo qua, è difficile vedere tutte queste cose”.