Cronaca

Emergenza idrica, fiume Po a -8.33. Legambiente lancia l’allarme

L'associazione ambientalista lancia un appello al Governo e alla Regioni del bacino padano indirizzando loro otto proposte per la gestione idrica

Il Po in secca
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Il fiume Po è sempre più in secca (l’idrometro di Cremona oggi, 10 luglio, segna un livello di -8,33, sempre più vicino alla magra storica -8.53, registrata nel luglio 2022). Insieme a lui anche i principali laghi della Penisola, mentre in alta quota gli accumuli nevosi residuali sono pressoché nulli e inferiori alla media.

A denunciare il “modus operandi” del Paese è Legambiente che lancia un appello al Governo e alla Regioni del bacino padano indirizzando loro otto proposte per una gestione strutturale del bacino del Fiume Po. Qui ogni anno vengono prelevati oltre 20 miliardi di metri cubi d’acqua, sia dalle fonti superficiali che dalle acque sotterranee. Di questi, quasi il 75% è destinato agli usi irrigui; la restante parte, proveniente soprattutto dalle acque sotterranee, è per usi industriali e civili.

I dati del Po in secca sono sempre più preoccupanti: le portate del fiume sono inferiori ai valori medi climatici dello stesso periodo 1991-2020, con anomalie, per il mese di giugno, che superano il 60% per tutte le stazioni di riferimento. Le peggiori sono Piacenza (-67%) e Cremona (-65%), ma anche Pontelagoscuro (-65%), Borgoforte (-64%) e Boretto (-62%) presentano condizioni critiche.

Pontelagoscuro in particolare è sotto i riflettori perché la portata registrata in questa stazione fa da campanello d’allarme all’ingressione dell’acqua del mare nel Delta. Attualmente la portata è di 264 m³/s, ben al di sotto della soglia di 450 m³/s necessaria a contenere il cuneo salino nel Delta. Preoccupa anche la situazione dei grandi laghi della Penisola, che presentano altezze idrometriche inferiori alla media e che sono sempre più sotto pressione anche a causa di inquinamento e attività antropiche, come raccontato da Legambiente nel suo ultimo report “Laghi sotto pressione”.

In alta quota intanto accelera la fusione dei ghiacciai: il valore complessivo dello Snow Water Equivalent (Swe, misura quanta acqua è contenuta nella neve accumulata) evidenzia accumuli nevosi residuali pressoché nulli e inferiori alla media, sempre secondo l’osservatorio ADBPO; dunque, le riserve naturali d’acqua immagazzinate nella neve sono ormai esaurite, riducendo il contributo alla fusione estiva che alimenta il Po e i suoi affluenti.

Legambiente chiede all’Esecutivo e agli organi istituzionali regionali “più responsabilità e interventi strutturali a partire dall’approvazione definitiva del Dpr sul riutilizzo delle acque reflue per combattere la siccità in agricoltura e dallo stanziamento delle risorse economiche necessarie per attuare il Piano nazionale di Adattamento ai cambiamenti climatici”.

Accanto a questi due interventi, “è inoltre importante la piena integrazione dell’adattamento climatico nei Piani di Gestione dei Bacini Idrografici previsti dalla Direttiva Quadro Acque e, più in generale, mettere in campo una transizione agroecologica del settore primario (che tenga insieme la revisione degli ordinamenti colturali, la domanda irrigua, le pratiche agricole, valorizzando anche il ruolo dei suoli nella ricarica delle falde), definire una governance unica a livello di bacino per la gestione della risorsa idrica e una strategia che integri infrastrutture (evitando nuove dighe e facilitando la realizzazione di piccoli bacini su scala aziendale), gestione della domanda, Nature Based Solutions” sottolinea ancora l’associazione ambientalista.

Senza dimenticare, sottolinea Legambiente, “quegli interventi che includono risparmio, economia circolare e tutela degli ecosistemi come ridurre le perdite delle reti, il recupero della capacità degli invasi esistenti, il ripristino degli ecosistemi fluviali e la capacità del territorio di trattenere l’acqua per la sua infiltrazione in falda. È importante, inoltre, portare avanti una politica permanente di informazione, monitoraggio, controlli e coinvolgimento di tutti gli utilizzatori della risorsa idrica”.

Ad oggi per l’associazione ambientalista “le ordinanze di limitazione dei consumi e gli appelli al risparmio sono strumenti importanti e utili nelle situazioni di emergenza, ma non possono essere la risposta principale a un fenomeno che, ormai, è in grado di mettere in crisi l’agricoltura, le attività produttive, gli ecosistemi della pianura e quindi la qualità della vita delle comunità”.

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