Cronaca

Omicidio di Youssef Rama Abdelaziz, i tre fermati non rispondono al pm

Gli indagati, interrogati dal pubblico ministero, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. E' attesa per l'udienza di convalida dell'arresto

Il luogo del delitto
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Davanti al pubblico ministero, che li ha interrogati, si sono avvalsi tutti della facoltà di non rispondere i tre fermati per l’omicidio di Youssef Rama Abdelaziz, il diciannovenne egiziano ucciso a coltellate nella notte tra sabato e domenica, a Crema. Si tratta di tre ragazzi tra i 23 e i 25 anni: un senegalese, un egiziano e un italo albanese, tutti residenti nel Cremasco.

I tre sono difesi dagli avvocati Corrado Locatelli, Alessandro Porchera – entrambi del foro di Crema – ed Elena Scotuzzi, del foro di Brescia. Il Gip non ha ancora fissato l’udienza di convalida dell’arresto, che sarà comunque entro pochi giorni.

Nel mentre proseguono a pieno ritmo le indagini sull’accaduto. Gli inquirenti puntano a far luce non solo sull’esatta dinamica dei fatti di quella notte, ma anche sul contesto sociale in cui si inseriscono. La vittima, infatti, sarebbe uno dei ragazzi coinvolti nelle trentadue ore di tensione in Piazza di Rauso, fatto accaduto circa tre settimane fa.

Nel mentre, i carabinieri dell’Aliquota Radiomobile di Crema, con il supporto dei vigili del fuoco, hanno recuperato un coltello che, secondo gli investigatori, potrebbe essere l’arma utilizzata per il delitto. Il ritrovamento è avvenuto a Spino d’Adda, nell’area sotto il ponte della Sp 415.

I militari sono andati a colpo sicuro, dopo aver ricostruito i movimenti dei tre presunti autori dell’omicidio: l’auto sulla quale viaggiavano aveva infatti lasciato Crema dirigendosi verso la provincia di Milano proprio attraversando il ponte sull’Adda. Di qui l’intuizione che potessero aver gettato l’arma dal ponte. Ipotesi che si è poi rivelata fondata: il coltello giaceva infatti nel fiume, da cui è stata recuperata grazie all’intervento dei vigili del fuoco dei distaccamenti di Crema e Lodi, supportati dal Nucleo Sommozzatori di Milano.

Sono ora in corso gli accertamenti tecnico-scientifici necessari per verificare se sia effettivamente quella utilizzata per uccidere il 19enne.

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