Cronaca

Data center a Pozzaglio: interessate aree ex Vivi Bike, Silago e 200mila mq di terreni agricoli

Altri particolari sulla proposta progettuale che si svilupperebbe lungo via Brescia, in parte in aree industriali dismesse, ma in quota molto maggiore su ambiti di trasformazione già previsti nel Pgt. Piloni: "Data center in Lombardia solo su aree già degradate, non su terreni agricoli". Ora si attendono i pareri dei comuni limitrofi

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A Pozzaglio potrebbe arrivare un data center su un’area di circa 340mila metri quadrati. La proposta progettuale depositata allo sportello unico per le attività produttive del Comune lungo la via Brescia, è arrivata ormai oltre un anno fa da parte di una società specializzata, la Green1 Italy srl con sede a Milano ed ora il Comune di Pozzaglio ha avviato la Conferenza dei servizi per quanto riguarda alcune varianti allo strumento urbanistico, coinvolgendo i comuni limitrofi, con la richiesta di pareri che dovrebbero arrivare entro la fine di agosto.

L’ambito su cui si insedierà il complesso se l’istruttoria andrà a buon fine, riguarda per circa 86mila metri quadrati, quella degli stabilimenti dismessi Vivi Bikes e Silago che erano stati acquistati dalla Maschio Gaspardo, l’azienda produttrice di macchine agricole localizzata a Cremona, lungo la tangenziale. Per anni si è ipotizzato il suo trasferimento a Pozzaglio, ma non è mai andato a buon fine.

I proponenti del data center hanno già avviato le attività di indagine sulla qualità dei suoli e sulla presenza di inquinanti negli edifici da demolire.
Ma il grosso dell’intervento avverrà sui terreni agricoli adiacenti, già previsti come ambiti di trasformazione per attività produttive nella pianificazione urbanistica di Pozzaglio. Questo fatto – secondo i proponenti – sarebbe quindi in linea con delle linee guida per la localizzazione e la valutazione dei Data Center emanate a livello ministeriale e regionale. Resterebbero come incognita ulteriori disposizioni da parte del Ministero delle Imprese e del Made in Italy ancora in corso di approvazione definitiva.

Nel frattempo però si fanno sentire le associazioni ambientaliste, in particolare Maria Grazia Bonfante di Salviamo il Pesaggio che lamenta la mancanza di informazione pubblica da parte del comune di Pozzaglio, e le pesanti ricadute ambientali legate a consumi energetici e sistemi di raffrescamento.
L’alimentazione dell’impianto avverrebbe tramite elettrodotto o cavidotto da parte di Terna.

Cautela anche da parte di Matteo Piloni, consigliere regionale del Pd: “Un data center a Pozzaglio? No, se questo significa utilizzare oltre 200mila metri quadrati di suolo agricolo – fa sapere in una nota -. Il problema non sono i data center in sé, perché parliamo di infrastrutture necessarie per lo sviluppo digitale del Paese. Il punto è che serve un serio governo del territorio, che non può consentire la realizzazione di queste infrastrutture ovunque, soprattutto in una provincia come la nostra, a forte vocazione agricola e già interessata da un elevato consumo di suolo”.

“Lo scorso maggio il Consiglio regionale ha approvato una legge per disciplinare l’insediamento dei data center – ricorda Piloni -. Nel corso del confronto che ha portato all’approvazione della norma ho insistito affinché fosse chiaro un principio: queste strutture devono essere indirizzate prioritariamente nelle aree dismesse, recuperando spazi già compromessi anziché consumare nuovo territorio”.

“Nel caso di Pozzaglio – sottolinea il consigliere dem – una parte dell’intervento, circa 86mila metri quadrati, interessa le aree degli ex stabilimenti produttivi Vivi Bikes e Silago, ma le criticità riguardano i restanti 200mila metri quadrati che sono previsti su aree agricole. È proprio su questo che occorre mantenere una linea chiara. Queste strutture vanno programmate e localizzate privilegiando il recupero delle aree industriali abbandonate, che anche nel nostro territorio non mancano”.

“Dato che la Lombardia è stata la prima regione a dotarsi di una legge per governare questi insediamenti, chiedo ai sindaci e alla politica cremonese tutta di attuare il principio stesso della legge: data center solo in aree dismesse”, conclude Piloni.

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