Data center a Pozzaglio grande quanto 50 campi da calcio: tutti i dettagli del progetto
La proposta di Green 1 (Italy) interessa gli ex stabilimenti Vivi Bikes e Silago e ampie aree produttive tra Brazzuoli e Villanova Alghisi. Per realizzarla servono una variante al PGT, edifici alti fino a 27 metri e la deviazione di alcuni canali
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Un grande campus destinato all’elaborazione e alla conservazione dei dati da realizzare a pochi chilometri da Cremona, nel territorio di Pozzaglio ed Uniti: è la proposta contenuta in nella relazione urbanistica preliminare predisposta per l’avvio di uno Sportello unico per le attività produttive, il cosiddetto SUAP, in variante al Piano di governo del territorio comunale.
Il documento, datato luglio 2025, indica come proponente la società Green 1 (Italy) Srl e come progettista e responsabile del masterplan Arup Italia. Si tratta, è bene precisarlo, di una proposta preliminare: non di un intervento già autorizzato.
Il progetto dovrà essere valutato dagli enti coinvolti nella Conferenza dei servizi e affrontare le successive procedure urbanistiche e ambientali, comprese la valutazione ambientale strategica (Vas) e la Valutazione di impatto ambientale (Via).
Un’area grande quanto quasi 50 campi da calcio
Il campus verrebbe realizzato nel quadrante nord del Comune di Pozzaglio ed Uniti, tra le frazioni di Brazzuoli e Villanova Alghisi, a circa otto chilometri da Cremona. L’area è vicina alla ex statale 45 bis e alla rotatoria che collega la provinciale 95 e la provinciale 26.
Gli ambiti urbanistici interessati coprono complessivamente circa 342mila metri quadrati, poco più di 34 ettari. Una superficie paragonabile a quasi 50 campi da calcio.
Una parte dell’intervento, circa 86mila metri quadrati, riguarda gli stabilimenti industriali dismessi di Vivi Bikes e Silago. Secondo la relazione, la società avrebbe già avviato verifiche sulla qualità dei terreni e sull’eventuale presenza di sostanze inquinanti negli edifici destinati alla demolizione.
I restanti 260mila metri quadrati sono costituiti prevalentemente da terreni agricoli che il PGT comunale ha però già classificato come aree di trasformazione produttiva.
Il progetto viene quindi presentato come un intervento misto: da una parte il recupero di un’area industriale abbandonata, dall’altra la trasformazione di superfici oggi libere ma già considerate edificabili dalla pianificazione comunale.
I parametri del PGT consentirebbero teoricamente una superficie coperta superiore ai 205mila metri quadrati e una superficie lorda complessiva di circa 274mila. Questi numeri descrivono però la capacità edificatoria degli ambiti, non necessariamente le dimensioni definitive del campus, che nella relazione urbanistica non sono ancora indicate con precisione.
A cosa serve un data center
Un data center è un’infrastruttura fisica che ospita server, sistemi di archiviazione e apparati di rete. Dietro servizi apparentemente immateriali come cloud, intelligenza artificiale, piattaforme digitali e applicazioni aziendali esistono edifici altamente specializzati, dotati di collegamenti in fibra ottica, sistemi di raffreddamento e alimentazioni elettriche ridondanti.
I progettisti descrivono l’insediamento come un’infrastruttura strategica per la transizione digitale, capace di sostenere l’industria 4.0, l’intelligenza artificiale e la gestione di grandi quantità di dati.
Tra i vantaggi viene indicato il traffico limitato durante la normale attività. Una volta terminato il cantiere, infatti, la principale “merce” movimentata sarebbe costituita dai dati, trasferiti attraverso la fibra ottica. Il numero di mezzi pesanti sarebbe quindi inferiore rispetto a quello generato da un polo logistico o da una tradizionale attività industriale.
Diverso il discorso per la fase di costruzione, che potrebbe essere lunga e complessa e richiedere la movimentazione di ingenti quantità di materiali. Gli effetti del cantiere dovranno essere approfonditi negli studi sul traffico e nelle successive valutazioni ambientali.
Perché serve una variante urbanistica
Benché le aree siano già destinate ad attività produttive, le attuali norme comunali non consentono di realizzare il campus così come è stato impostato.
La prima modifica richiesta riguarda il divieto di insediare attività soggette per legge a Valutazione di impatto ambientale. Il data center rientrerebbe in questa categoria per la presenza di gruppi elettrogeni di emergenza con una potenza termica complessiva superiore a 150 megawatt.
Un secondo elemento riguarda l’altezza degli edifici. Il limite stabilito dal PGT è attualmente di 15 metri. Per ospitare sale informatiche multipiano, impianti e sistemi di raffreddamento in copertura, la proposta chiede di portare l’altezza massima a 27 metri, senza conteggiare alcuni apparati tecnici e gli extracorsa degli ascensori.
La variante dovrebbe inoltre riunire cinque diversi comparti produttivi in un unico ambito, denominato “SUAP 01”, permettendo una progettazione coordinata dell’intero campus.
Canali, corridoi ecologici e centuriazione romana
Uno dei passaggi più delicati riguarda il sistema delle rogge e dei canali irrigui che attraversano l’area.
Per ragioni di sicurezza, un data center deve essere organizzato come un complesso unitario, protetto e con accessi controllati. La presenza dei canali e delle relative fasce di rispetto renderebbe difficile ottenere questa configurazione.
Il progetto propone quindi di modificare alcuni tracciati in accordo con il Consorzio Dunas. In particolare, la roggia Gonzaga verrebbe spostata lungo il margine meridionale del campus. Le modifiche sarebbero accompagnate da nuove fasce alberate, prati stabili e interventi di compensazione ecologica.
La zona conserva anche tracce della centuriazione romana, il sistema con cui il territorio agricolo veniva suddiviso attraverso strade, fossi e confini regolari. Le norme comunali attuali prevedono una tutela particolarmente restrittiva di questi elementi.
La variante chiede di chiarire che alcune di queste disposizioni non siano applicabili all’interno del nuovo ambito. Il campus, secondo i progettisti, verrebbe comunque orientato seguendo la direzione storica della centuriazione.
Sarà uno dei temi sui quali Provincia, Comune e autorità ambientali dovranno esprimersi, verificando se le compensazioni proposte siano sufficienti a tutelare il sistema idraulico, il paesaggio e la rete ecologica.
Meno parcheggi pubblici, più monetizzazioni
Il progetto chiede anche maggiore flessibilità rispetto agli standard urbanistici. Un data center non è aperto al pubblico e impiega generalmente personale distribuito su più turni. Secondo il proponente, le quantità di parcheggi pubblici oggi richieste dal PGT sarebbero quindi sproporzionate rispetto all’effettivo utilizzo.
La proposta prevede la possibilità di sostituire parte dei parcheggi e delle aree verdi pubbliche con altri servizi da realizzare in differenti zone del Comune oppure con una monetizzazione, cioè con il versamento di risorse economiche all’amministrazione.
Questo passaggio sarà rilevante per comprendere quale vantaggio concreto potrebbe derivare alla comunità locale. Nel documento non sono ancora indicati l’importo delle compensazioni, le opere pubbliche eventualmente previste o la destinazione delle somme che potrebbero essere versate.
Il tema della sicurezza industriale
La continuità di funzionamento è essenziale per un data center. Per questo gli impianti sono dotati di generatori e riserve di carburante capaci di intervenire in caso di interruzione dell’alimentazione elettrica. La stessa relazione riconosce che la quantità di combustibile stoccato potrebbe far rientrare il campus tra gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante di soglia inferiore, secondo la normativa Seveso.
Non significa che il data center venga automaticamente classificato in questo modo, ma che la questione dovrà essere verificata. Se le soglie previste dalla legge fossero superate, sarebbero necessari specifici piani di prevenzione, procedure di controllo e obblighi di informazione alla popolazione.
La vicinanza alle frazioni e al polo scolastico di Brazzuoli rende particolarmente importante una valutazione trasparente dei rischi, degli scenari incidentali e delle misure di protezione.
Energia, acqua e posti di lavoro: i numeri che ancora mancano
La relazione urbanistica presenta il campus come un’opportunità economica e occupazionale, soprattutto per personale altamente specializzato. Non indica però il numero di addetti previsti, né distingue tra l’occupazione temporanea generata dal cantiere e quella stabile legata alla gestione dell’impianto. Mancano anche il valore complessivo dell’investimento, i tempi di costruzione e l’eventuale suddivisione in più fasi.
Il documento non quantifica inoltre il fabbisogno elettrico del campus, non specifica le modalità di collegamento alla rete e non chiarisce quale tecnologia verrà utilizzata per il raffreddamento dei server. Restano quindi da approfondire il consumo di acqua, la provenienza dell’energia, l’utilizzo di fonti rinnovabili e la possibilità di recuperare il calore prodotto dagli impianti.
Sono questioni centrali. Il progetto potrebbe rappresentare uno dei maggiori investimenti tecnologici mai proposti nel territorio cremonese, ma dimensioni e impatti richiedono dati più dettagliati di quelli contenuti nella sola relazione urbanistica.
Il confronto pubblico dovrà quindi andare oltre l’alternativa tra favorevoli e contrari. Prima di valutare il campus sarà necessario conoscere con precisione quanta energia consumerà, quanta occupazione creerà, quali infrastrutture richiederà, quali ricadute economiche garantirà al Comune e quali misure saranno adottate per limitare gli effetti sull’ambiente e sul paesaggio.
Per ora esiste una proposta preliminare. Il passaggio decisivo sarà capire in che modo verrà trasformata, integrata o eventualmente ridimensionata durante l’iter autorizzativo.