Cronaca

Svegliato dal postino, gli punta una pistola al petto: minaccia aggravata, 20enne nei guai

Chiuse le indagini della procura per l'episodio accaduto il 22 maggio scorso a Soresina. L'indagato sarà interrogato il prossimo 6 agosto

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Chiuse le indagini della procura di Cremona nei confronti di un 20enne egiziano residente a Soresina accusato di minaccia aggravata per aver puntato una pistola al petto del postino che si era presentato per fargli firmare una raccomandata. La visita, però, non era stata gradita. L’egiziano stava dormendo ed era stato disturbato dal suono del campanello.

L’episodio risale al 22 maggio scorso. Il giovane, che lavora come operaio, sarà interrogato il prossimo 6 agosto dal pm Federica Cerio. E’ assistito dall’avvocato Alessandro De Nittis.

L’avvocato De Nittis

Quel giorno l’egiziano, già noto alle forze dell’ordine, aveva fatto accomodare in casa il portalettere, un ragazzo di 30 anni, che doveva notificargli una raccomandata. Ad un certo punto lo aveva minacciato, mostrandogli una pistola e un caricatore contenente munizioni, facendo il gesto di inserire il caricatore nell’arma e scarrellandola, per poi puntargliela al petto e pronunciando queste parole: “La prossima volta che lo fai, pem pem pem”, imitando con la gestualità delle mani una pistola che spara. “Non sapevo che stessi dormendo”, gli aveva detto il portalettere.

La vittima, fortemente impaurita, si era allontanata rapidamente e si era subito presentata dai carabinieri per denunciare l’accaduto. Il postino aveva raccontato di aver suonato il campanello e di aver bussato alla porta. “Il ragazzo”, aveva riferito il postino, “dopo essersi affacciato alla finestra mi ha detto che sarebbe sceso. Quando sono entrato per fargli firmare la raccomandata, mi ha mostrato la pistola e un caricatore con i proiettili. Poi ha inserito il caricatore all’interno dell’arma, l’ha scarrellata e me l’ha puntata al petto. Alla fine l’ha appoggiata, mi ha firmato la raccomandata e ha chiuso la porta come se nulla fosse accaduto. Consegno spesso la posta in quella corte, e ho paura per la mia incolumità“.

Con la descrizione del ragazzo e il nome scritto sulla cassetta delle lettere, i carabinieri avevano mostrato al postino un fascicolo fotografico nel quale l’uomo aveva riconosciuto l’egiziano.

Nella casa del ventenne, i militari avevano trovato in un mobile vicino alla porta di ingresso l’arma utilizzata per l’intimidazione, che si era rivelata essere una pistola a salve, completa di caricatore e due colpi.

“La pistola è sempre stata appoggiata sul tavolino“, ha spiegato l’avvocato difensore. Il 6 agosto il suo assistito lo sosterrà davanti al pm.

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