Manifesto SOS Vita, Portesani: “Maggioranza ha bloccato la vigilanza, facciamo noi verità sugli atti”
Alessandro Portesani svela presunti abusi da parte del Sindaco nella rimozione del manifesto, chiedendo trasparenza e rispetto delle procedure amministrative
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Il manifesto Pro Vita continua a far discutere, la ricostruzione dei fatti diffusa da Alessandro Portesani, capogruppo di Novità a Cremona, sulla vicenda della rimozione del manifesto.
“Il Sindaco e la maggioranza non si sono presentati alla Commissione di vigilanza, impedendone la costituzione. Hanno evitato il confronto e impedito ai consiglieri di porre domande. Facciamo allora noi l’operazione verità che Virgilio ha rifiutato, spiegando ai cittadini che cosa emerge dai documenti ufficiali”, dichiara Portesani, ricostruendo la vicenda.
Tutto nasce dalla PEC della piattaforma “IVGstobenissimo“, acquisita dal Comune il 20 marzo 2026 (Prot. Gen. n. 27791/2026). La segnalazione definisce il manifesto “chiaramente colpevolizzante e stigmatizzante”, “fortemente violento” e “lesivo del benessere psicologico delle donne”.
La titolare della piattaforma, Federica Di Martino, residente a Salerno, ha poi rivendicato pubblicamente la segnalazione e ringraziato il Sindaco per aver accolto la sua richiesta. Secondo Portesani: “Dopo la rimozione, Virgilio ha pubblicato sui suoi social un lungo discorso psicologico sulla storia delle donne, sulla paura, sulla colpa e sulla pressione morale. Ma gli atti raccontano una realtà molto più semplice: la piattaforma chiamata “Ho abortito e sto benissimo” chiede la rimozione e il Sindaco ne assume integralmente l’impostazione. Ha ascoltato una militante di Salerno prima di ascoltare Cremona”.
La segnalazione, tuttavia, non era indirizzata a Virgilio, ma al Protocollo generale del Comune di Cremona. “Dagli atti consegnati non risulta se sia stata assegnata a una struttura tecnica né, eventualmente, a quale. Non è quindi dato sapere attraverso quale percorso interno la segnalazione sia arrivata sulla scrivania del Sindaco, chi gliel’abbia inoltrata e se fosse accompagnata da valutazioni tecniche. Gli atti tacciono proprio sul passaggio che trasforma una PEC ricevuta dagli uffici in un’iniziativa personale del Sindaco”, sostiene ancora Portesani.
Il 22 aprile il Sindaco scrive ad Arriva (Prot. Gen. n. 38288/2026). Afferma che “si ritiene opportuno procedere alla rimozione” e chiede un “cortese e sollecito intervento di rimozione”. Per Portesani: “Non indica una norma violata, non richiama un regolamento, non cita un parere tecnico e non risulta alcuna istruttoria preventiva. Formalmente non la chiama ordinanza, ma negli effetti è un’ordinanza travestita: una comunicazione istituzionale, protocollata e firmata dal Sindaco, che produce esattamente l’effetto voluto”.
Infatti, il 4 maggio Arriva trasmette la richiesta a IPAS (Prot. n. 33640/2026), citando e allegando la richiesta di rimozione del Comune di Cremona, richiama l’articolo 6 del contratto e chiede l'”immediata rimozione” del manifesto, pretendendo anche conferma scritta dell’adempimento.
Nella comunicazione inviata alla Presidente della Commissione di vigilanza il 17 luglio (Prot. n. 36808/2026), Arriva sostiene invece di avere mantenuto una posizione di sostanziale “terzietà” e di essersi limitata al «trasferimento della richiesta dell’Ente». Portesani contesta:”Più precisamente, della richiesta personale del Sindaco, perché l’Ente non aveva ancora avviato alcun procedimento. Arriva esegue, trasforma la lettera di Virgilio in un ordine operativo e poi si lava le mani sostenendo di essere rimasta terza. Ma nessuno spiega chi abbia accertato che il manifesto violasse norme imperative, regolamenti, ordine pubblico o buon costume, presupposti richiamati dall’articolo 6″.
Il primo vero approfondimento amministrativo documentato risale soltanto al 22 giugno 2026, due mesi dopo la lettera del Sindaco e quando il manifesto era già stato rimosso. In quella data il Comune chiede ad Arriva informazioni sulle procedure, sulle competenze, sui rapporti con IPAS, sulla gestione delle pensiline e persino sull’eventuale autorizzazione specifica del manifesto (Prot. Gen. n. 57802/2026). Nella comunicazione si legge: “Risulta agli atti la mancanza di presenza di autorizzazione specifica in merito al manifesto, si chiede di produrre, se esistente, tale autorizzazione”. Commenta Portesani: “È la prova che il Sindaco ha agito prima che gli uffici comunali attivassero le procedure necessarie per conoscere con chiarezza competenze, autorizzazioni e regole applicabili. Prima ha deciso, poi ha fatto rimuovere il manifesto e soltanto dopo il Comune ha iniziato a capire come funzionasse la materia”.
Portesani respinge quindi la tesi sostenuta dal Sindaco, dalla maggioranza e dal Presidente del Consiglio comunale, secondo cui la Commissione non avrebbe avuto ragione di essere convocata perché non erano state adottate delibere, ordinanze o altri atti autoritativi: “Questa tesi rovescia completamente il problema. La Vigilanza non era stata chiesta nonostante l’assenza di un atto amministrativo formale. Era stata chiesta proprio perché il Sindaco ha chiesto e ottenuto la rimozione senza adottare un provvedimento, senza attivare prima un procedimento e senza indicare il fondamento giuridico della propria iniziativa. È precisamente qui che risiede il compito di vigilare e controllare assegnato alla Commissione: verificare se il potere pubblico sia stato esercitato correttamente, nel rispetto delle competenze, delle procedure e delle regole”.
“Dire che non c’era nulla da controllare perché non esisteva una delibera significa nascondere ai cittadini il punto centrale della vicenda. Il Sindaco ha arbitrariamente esercitato il peso della propria carica, Arriva ha eseguito e il manifesto è stato rimosso. L’effetto amministrativo e politico è incontestabile, anche se Virgilio ha evitato di assumersene la responsabilità attraverso un atto formale e motivato”, aggiunge il capogruppo.
Rimane infine aperta, secondo Portesani, la questione dell’accesso agli atti. La richiesta è stata presentata il 17 giugno (Prot. Gen. n. 55009/2026) ed evasa oltre il termine con la trasmissione del 20 luglio (Prot. Gen. n. 65406/2026). Era stata richiesta anche tutta la corrispondenza interna tra Sindaco, Segreteria, Giunta, amministratori e uffici. Il 22 luglio è stato risposto che “non esistono ulteriori comunicazioni rilevanti rispetto al tema”. Il giorno successivo, però, la Segretaria generale ha chiarito che ulteriori comunicazioni esistono, citando almeno una propria email inviata agli uffici con una tabella riepilogativa e richieste di integrazione e verifica. Ha inoltre precisato che non le risultano note interne sulla legittimità della lettera del Sindaco.
“La risposta conferma due cose. La prima è che l’Amministrazione ha selezionato preventivamente le comunicazioni da consegnarmi, decidendo quali fossero rilevanti. La seconda, ancora più grave, è che non risultano valutazioni interne sulla legittimità dell’iniziativa del Sindaco prima della rimozione”, afferma Portesani, che aggiunge: “Può anche darsi che alcune comunicazioni siano meramente organizzative. Ma avevo chiesto tutte le comunicazioni relative alla vicenda, non una selezione operata dagli uffici. Per questo ho chiesto formalmente al Presidente del Consiglio comunale, Luciano Pizzetti, di farsi garante del rispetto delle prerogative dei consiglieri e del mio diritto a ottenere integralmente gli atti richiesti”.
Conclude Portesani: “Il Sindaco e la maggioranza non avevano argomenti per rispondere nel merito. Per questo hanno accusato l’opposizione di voler fare polemica e processi politici: serviva a gettare fumo negli occhi dei cittadini e a nascondere le domande poste dagli atti. Sono scappati dalla Commissione perché il confronto avrebbe mostrato una verità molto semplice: il Sindaco ha prima fatto rimuovere il manifesto e soltanto dopo il Comune ha cercato di capire con quali regole e competenze avrebbe dovuto agire. Il centrosinistra può continuare a ripetere che non esisteva alcun atto da controllare. Gli atti dimostrano invece che esisteva un potere esercitato senza procedimento, senza istruttoria preventiva e senza assunzione formale di responsabilità. Continuare a negarlo significa ingannare consapevolmente i cittadini. La trasparenza non può dipendere da ciò che l’Amministrazione decide discrezionalmente di considerare rilevante. Non ci fermeremo qui”