In Francia social vietati ai minori di 15 anni, cosa aspetta l’Italia?
Il pedagogista Daniele Novara appoggia in pieno la decisione francese e chiede al governo italiano di intervenire per limitare i rischi legati a salute mentale e sicurezza
Per il presidente francese Macron, il cervello dei nostri bambini e adolescenti non è in vendita, né alle piattaforme americane, né agli algoritmi cinesi, e così ha adottato la procedura accelerata per far approvare la legge che in Francia vieta l’accesso ai social ai minori di 15 anni.
“L’Europa, così come hanno fatto altri paesi come l’Australia, deve dare un segnale forte perché negli ultimi dieci anni la situazione è diventata molto preoccupante senza che nessuno riesca ad intervenire”, dice il pedagogista Daniele Novara, che insieme allo psicoterapeuta Alberto Pellai, già nel settembre 2024 aveva promosso un appello che ha già raccolto 120.000 firme.
“I fenomeni di ansia e di depressione sempre più diffusi ci dovrebbero allarmare, invece i genitori hanno paura delle compagnie che frequentano i figli, ma dovrebbero temere i social! I genitori non riescono assolutamente ad attivare una supervisione, un controllo, un monitoraggio, le piattaforme digitali sono fortissime, il marketing è assolutamente pervasivo e invasivo.
I pericoli sono i più vari, i ragazzini e le ragazzine vengono agganciati da tutti i punti di vista, anche quello sessuale, pericolosissimo, insomma non sappiamo come ripeterlo, il cervello dei ragazzi ha il diritto assoluto di poter essere usato per sviluppare le proprie risorse, non per far fare soldi a queste piattaforme che sono incredibilmente attive anche sul piano politico, stiamo parlando delle aziende più ricche al mondo!”.
“Quando i partiti vogliono”, dice Novara, “trovano accordi politicamente trasversali in pochi giorni, come è accaduto per le piscine pericolose per i più piccoli: improvvisamente il Parlamento in maniera bipartisan ha votato una norma per la restrizione delle piscine che si sono rivelate pericolose per i più piccoli, facendo anche non poche vittime. Cosa si aspetta a fare un’operazione del genere anche per i social? Quali sono i retropensieri politici preelettorali? Ci si chiede cosa stanno aspettando Governo e Parlamento.
Lo abbiamo sempre fatto in passato su tanti altri fronti: ai minorenni abbiamo vietato il tabacco, l’alcol, le droghe, ma sui social non si sa perché c’è inerzia. La politica si deve decidere a dare spiegazioni per questo silenzio, per questa latitanza, oppure non possiamo che pensare molto male”.