L’assicurazione obbligatoria contro le catastrofi: un flop per le piccole imprese
A fine maggio avevano aderito solo il 16,3% delle aziende. Per il presidente Cna Cremona Parma interessate solo le aziende che partecipano a bandi pubblici
La nuova assicurazione obbligatoria contro le catastrofi naturali, frane, allagamenti e terremoti, introdotta tra il 2025 e quest’anno, non piace. L’obiettivo dichiarato era quello di mutualizzare il rischio, ma la realtà è ben diversa. Secondo uno studio, le imprese pagano premi proporzionali al rischio del territorio senza alcun correttivo che attenui le disparità. Chi opera in aree esposte a terremoti, frane o alluvioni paga molto di più con picchi in Calabria, Molise, Umbria ed Emilia-Romagna. Il terremoto pesa da solo l’83% nella formula tariffaria. La riforma inoltre non decolla tra le piccole imprese, obbligate ad assicurarsi dal marzo scorso.
Solo il 16,3% delle aziende al 31 maggio scorso risultava assicurato, pari a 733 mila contratti attivi, una partenza lenta che impedisce qualsiasi forma di mutualizzazione su larga scala. In realtà, dice il presidente di CNA Cremona, Marcello Parma, solo chi partecipa a bandi pubblici aderisce all’assicurazione, altrimenti sarebbe svantaggiato: “E’ chiaro che è uno strumento che fa cassa viene visto bene a livello nazionale, ma non digerito, nel mio caso, dagli artigiani che non necessitano di quel tipo di assicurazione. Considerando che chi non ha la polizza adeguata viene escluso dalla partecipazione ai bandi pubblici, diventa quasi una specie di do ut des, che però non è mai stato visto bene dalle imprese”.
Tra l’altro non sono previste sanzioni per chi non si assicura: “Siamo un paese che fa annegare le aziende nella burocrazia e poi non ci sono controlli”.
Per incrementare l’adesione c’è chi propone incentivi fiscali rafforzati e un maggior coinvolgimento delle banche, che dovrebbero premiare con condizioni di credito migliori le imprese dotate di coperture adeguate, creando un circolo virtuoso tra assicurazione e finanziamento, ma nonostante sia obbligatoria, per Parma difficilmente le adesioni saliranno: “Lo posso confermare. Le piccole imprese in genere non aderiscono a bandi pubblici e quindi non hanno incentivi ad aderire soprattutto in zone dove terremoti, alluvioni e frane, per fortuna, sono piuttosto difficili. La nostra posizione era nota fin da quando questo obbligo era solo un disegno di legge”.