Carte d’identità, che pasticcio: come orientarsi tra scadenze, proroghe e deroghe
Tra proroghe, eccezioni e cambi in corsa, il governo ha creato più interrogativi che certezze. Come muoversi, dunque, per non ritrovarsi con documenti “fuori legge”?
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Nel 1982 Bud Spencer, nei panni di Banana Joe, si scontrava a suon di cazzotti con una burocrazia quasi kafkiana pur di ottenere un documento d’identità. Oggi, più di quarant’anni dopo, le cose non sembrano molto migliorate.
Benvenuti nel meraviglioso mondo della carta d’identità elettronica e dell’addio – o presunto tale – al caro vecchio modello cartaceo.
Tra proroghe, deroghe, eccezioni e cambi in corsa, il governo ha creato in poche settimane più interrogativi che certezze. Come muoversi, dunque, per non ritrovarsi con documenti “fuori legge”? Proviamo a fare chiarezza.
Contrariamente a quanto ripetuto per mesi, la carta d’identità cartacea o quella emessa prima dell’ottobre 2016 non perderà validità il 3 agosto, ma con alcune precisazioni. Per espatriare – anche all’interno dell’Unione Europea – servirà esclusivamente la CIE. Niente carta elettronica, niente viaggio.
Nel frattempo spunta un nuovo “documento provvisorio”. Almeno sulla carta.
“Si sorride per non piangere – racconta la vicesindaca di Cremona, Francesca Romagnoli –. È l’ennesimo pasticcio del governo: dice ai Comuni che devono rilasciare un documento provvisorio, ne definisce la natura, ma al momento le amministrazioni non hanno né la carta né le specifiche tecniche per produrlo. Quindi, ad oggi, il documento provvisorio non è rilasciabile”.
In settimana è arrivata anche una nuova circolare: per chi ha più di 70 anni la carta d’identità diventa illimitata, ma solo se emessa dopo il 30 luglio 2026. Un beneficio più teorico che pratico. Per accedere ai servizi digitali – proprio quelli legati alla CIE – resta infatti l’obbligo del rinnovo dopo dieci anni o alla scadenza naturale del documento.
Insomma: se di burocrazia Bud Spencer ci capiva poco, oggi italiani e cremonesi forse ancora meno.
“Ci ritroviamo con una comunicazione che non è trasparente né chiara – aggiunge Romagnoli –. Le regole cambiano in corsa. Alcuni Comuni non si sono adeguati e allora è stato fatto questo decreto ponte, che però complica le cose anche a chi, come noi, si è attrezzato da tempo, assumendo personale e riorganizzando gli uffici per evitare code e facilitare i cittadini”.