Radicali, visita in carcere: “Numeri peggiorati, crollato il numero di educatori”
Male anche l'organico della polizia penitenziaria. Aumentate le aggressioni, a rischio la finalità educativa nella casa circondariale cremonese
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“Nel carcere di Cremona ci sono 608 detenuti; 511 sono quelli definitivi. Praticamente è una casa per persone che hanno già avuto la condanna e che potrebbero accedere a delle misure alternative, ma non vi accedono perchè mancano i colloqui con gli educatori“.
Lo sostiene l’avvocato Simona Giannetti, consigliere generale del Partito Radicale, che questa mattina, insieme alla delegazione composta da Samuele Resmini e Gino Ruggeri, ha visitato il penitenziario di Cremona.
“C’è un educatore per tre piani“, ha spiegato Giannetti. “Non è possibile che i detenuti non possano fare un colloquio prima di dieci mesi, un anno, un anno e mezzo con un educatore perchè questi, già impegnato ad organizzare le attività trattamentali, non ha abbastanza tempo per vedere tutti. E’ un qualcosa di gravemente incostituzionale. La pena deve avere una finalità rieducativa, ma la rieducazione si applica attraverso il trattamento. Se non c’è, i detenuti non solo non escono, ma entrano, creando sovraffollamento”.
Anche secondo Gino Ruggeri, cittadino benemerito insignito della Medaglia d’oro Città di Cremona, una delle grosse criticità di Cà del Ferro è proprio la mancanza a livello di numeri degli educatori, figure essenziali all’interno delle carceri. “Sono pochissimi gli educatori, i numeri sono sotto la pianta organica, mentre i detenuti sono il doppio rispetto a quelli che dovrebbero essere. La situazione è peggiorata rispetto allo scorso anno. Anche l’organico della penitenziaria è tornato ai livelli di due anni fa come numeri, e questo peggiora tutta la gestione. Sono aumentate tantissimo anche le aggressioni tra detenuti e le aggressioni tra detenuti e agenti“.
E’ Samuele Resmini, invece, ad illustrare la bella iniziativa voluta fortemente da don Roberto Musa, cappellano del penitenziario cremonese, iniziativa presentata lo scorso mese di luglio: il laboratorio di gelateria.
“Con questa idea”, ha detto Resmini, “si dà un’occasione di aprirsi al territorio ai detenuti che hanno la possibilità di lavorare. Oltre a produrre gelato sul posto, infatti, si provvederà anche alla vendita in città attraverso l’uso di una cargo bike attrezzata. E’ stato bellissimo, durante la nostra visita, vedere il detenuto che stava lavorando al gelato così coinvolto in questa attività. Addirittura ci ha detto che grazie a quello che ha imparato vorrebbe aprire una gelateria nel suo paese di origine“.