Stalking agli ex inquilini del Sud: prof 83enne condannata a un anno e sei mesi
L'anziana è stata riconosciuta colpevole anche di violazione di domicilio e di lesioni. Dovrà risarcire il nucleo familiare con tremila euro a testa
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Un anno e sei mesi: è condanna inflitta dal giudice a Giuliana, 83 anni, residente in via Cadolini a Cremona, finita a processo per aver molestato un’intera famiglia: Renato, 58 anni, la moglie Veneranda, 55 anni e la figlia 24enne, a cui aveva dato in locazione un alloggio adiacente alla sua abitazione.
Stalking, violazione di domicilio e lesioni erano le accuse di cui l’anziana prof, ex insegnante di inglese alle superiori, doveva rispondere. Per l’imputata, assistita dall’avvocato Luca Curatti, il pm onorario aveva chiesto due anni.
L’83enne è stata condannata ad un anno e sei mesi, e dovrà risarcire i tre componenti della famiglia, parti civili con l’avvocato Paolo Carletti, con una provvisionale di 3.000 euro a testa. La pena sospesa è subordinata al pagamento della somma entro un anno dalla pronuncia della sentenza.
Nei confronti degli ex inquilini, da 22 anni residenti a Cremona ma nativi di Bari, in diverse occasioni l’imputata avrebbe pronunciato frasi quali “meridionali di m…”, “meglio affittare ai cinesi”, e contro Veneranda: “lavi sempre perchè hai i pidocchi”, spruzzandole sul corpo e sul viso del detersivo, dicendole: “ti disinfetto io”.

L’anziana si sarebbe anche introdotta nell’abitazione delle vittime, sfruttando l’ingresso nella casa di alcuni operai, lamentandosi di come fosse tenuto l’alloggio, sostenendo che sarebbe stato meglio affittarlo a dei romeni o regalarlo, e che loro non erano degni di abitarci. “Andatevene al sud, che magari con i vostri simili vi capite”, avrebbe detto ancora.
L’83enne era anche accusata di lesioni nei confronti di Veneranda, in quanto, il primo luglio del 2022 l’avrebbe spintonata facendola cadere a terra e poi tirandole i capelli per tentare di chiudere il portone del condominio. In un’occasione se la sarebbe presa anche con la figlia, buttandola a terra e tirandole calci e pugni.
In aula, Giuliana si era difesa, sostenendo di aver sempre cercato di creare rapporti pacifici e sereni. “Li ho trattati come gli altri inquilini, ma comunicare con quelle persone era sempre più difficile. Non li ho neanche mai chiamati terroni. Non è nelle mie corde. Semmai meridionali, ma era così… non hanno il senso dell’umorismo, hanno travisato tutto“.
“Loro facevano la lavatrice cinque volte al giorno“, aveva riferito l’imputata. “Lasciavano stesa la biancheria anche quando era asciutta e si sentiva l’odore del detersivo puzzolente. Non riuscivo a tenere aperte le finestre. Li sollecitavo a ritirare il bucato, ma mi ignoravano completamente. Non erano mai disponibili, non c’era la volontà di collaborare“.

Nella sua arringa l’avvocato Curatti ha ricordato che la sua assistita “è una signora di 80 anni con un padre svizzero, una donna che ha lavorato per oltre trent’anni nelle scuole con una struttura mentale da insegnante. Una signora di altri tempi inquadrata alla tradizione, alle regole e all’educazione, tanto che aveva appeso dei cartelli sul portoncino di casa degli inquilini o sul balcone con regole relative alla gestione della casa per mantenere ordine e pulizia”. “Ma questo non è stalking”, ha sottolineato il legale.
“Per questa vicenda la mia assistita si è sentita attaccata dai vicini, che hanno inviato addirittura una lettera al sindaco di Bari parlando di razzismo e si è vista anche inseguita da una giornalista di una trasmissione nazionale che l’ha incalzata con insistenza”.
L’imputata era accusata di essersi introdotta nell’abitazione dei vicini mentre erano in corso dei lavori da parte degli operai. “E’ semplicemente entrata in casa a sovrintendere i lavori che ha pagato lei“, ha spiegato l’avvocato Curatti.
Per quanto riguarda l’episodio delle lesioni a Veneranda del luglio del 2022, Curatti ha definito le dichiarazioni della donna “non lineari e incoerenti“, parlando di “lesioni non certificate” e di “mancanza di prove“, richiamando l’esame di una testimone che aveva dichiarato solo di aver visto Veneranda a terra davanti al portone. Nulla di vero, sempre secondo la difesa, nemmeno rispetto a quanto sostenuto dalla figlia della coppia che sarebbe stata aggredita dall’imputata. “La mia cliente non l’ha percossa con calci e pugni, non ne aveva le forze. La figlia non è nemmeno andata al pronto soccorso”.
La motivazione della sentenza di condanna sarà depositata entro 45 giorni.