Cronaca

Bancarotta, caso Giovannini: chiesti otto anni per l’imprenditore dei gelati

Il meccanismo fraudolento, per l'accusa, era imperniato sulla figura dell'imputato, "ideatore, promotore e dominus effettivo dell'intera operazione societaria"

L'imprenditore Alberto Giovannini
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Una start-up nel campo della produzione di gelati con macchine innovative per ottenere un prodotto naturale, con più di 50 gusti. Un marchio che Alberto Giovannini, imprenditore di Orzinuovi di 59 anni, aveva pubblicizzato in tutto il mondo, ottenendodiversi finanziamenti da privati e dalle banche a cui avrebbe fatto credere di avere aumenti di capitale, in realtà, per l’accusa, fittizi.

Su di lui avevano indagato gli uomini della guardia di finanza di Cremona coordinati dal sostituto procuratore Andrea Figoni, che oggi, per l’imputato, sotto accusa per i reati di bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio e indebita percezione di finanziamenti bancari per 2,182 milioni, ha chiesto una pena di otto anni di reclusione. 

Tre anni di reclusione sono invece stati chiesti per un ex socio di Giovannini, un finanziatore, mentre l’assoluzione per la moglie del principale imputato e per una “testa di legno”, un uomo messo a fare l’amministratore unico della Argonice dal 20 febbraio del 2020 sino al fallimento della società. Quest’ultimo è assistito dall’avvocato Alessandro Zontini che si è associato alla richiesta del pm.

Il pm Figoni

A Cremona, Giovannini amministrava la Argonice, una srl con sede in via del Sale, messa in piedi nel 2016 e portata al fallimento nel 2022. Il 59enne avrebbe coinvolto risparmiatori privati con la promessa di facili guadagni legati alla sottoscrizione di un prestito obbligazionario finalizzato all’avvio della start-up innovativa per la produzione di gelati. Come una coppia di risparmiatori cremonesi che gli aveva consegnato 40mila euro dei propri risparmi. All’inizio marito e moglie avevano ricevuto le prime cedole di rimborso, ma quando avevano chiesto di rientrare dal prestito, avevano ottenuto solo la promessa della restituzione delle somme investite, mai riavute indietro.

Contro l’imprenditore era partita una denuncia per truffa, poi archiviata, sulla quale i finanzieri avevano indagato, effettuando accertamenti bancari per verificare l’origine dei fondi accreditati sui conti bancari ed il loro successivo utilizzo, scoprendo che i 2,182 milioni di finanziamenti, il 59enne li avrebbe ottenuti gonfiando gli aumenti di capitale e con false poste di bilancio, dimostrando una solidità della srl. In realtà tutto il denaro lo avrebbe messo in un’altra società, la EV04, di cui Giovannini è stato amministratore unico da febbraio del 2009 a metà dicembre del 2021 con un’attività di commercio via internet di autoveicoli nuovi ed usati.

Gli approfondimenti svolti in seguito alla denuncia della coppia nel settembre del 2021, prima del fallimento, hanno consentito, secondo l’accusa, di portare alla luce “un sistema di raccolta di risorse fondato sia su investitori privati che su finanziamenti bancari garantiti dallo Stato”. Gli accertamenti bancari, le intercettazioni telefoniche, le perquisizioni, le analisi dei dispositivi informatici “hanno ricostruito un articolato meccanismo fraudolento imperniato sulla figura di Giovannini, individuato come ideatore, promotore e dominus effettivo dell’intera operazione societaria“.

Per quanto riguarda la posizione del coimputato per il quale è stata chiesta la pena di tre anni, per il pm “non si tratta di un soggetto ingenuo, raggirato da Giovannini. Senza i suoi apporti, nessuna delle condotte realizzate da Giovannini avrebbe potuto attuarsi”. Il coimputato, per l’accusa, “rimane procuratore della fallita anche oltre la sua uscita dalla compagine formale; ha ricoperto la carica di socio nell’anno più rilevante, il 2017, per l’attività di Argonice, sottoscrivendo l’aumento di capitale, ed è firmatario dei contratti di finanziamento convertibile sottoscritti dai privati investitori“.

La sua posizione, per il pm, “non si esaurisce nel pur rilevante dato formale della partecipazione sociale detenuta dal 9 marzo al 28 dicembre del 2017 e della procura conferitagli dalla fallita, ma trova riscontro in una pluralità di operazioni finanziarie e societarie convergenti“. Per Figoni, l’imputato “aveva finanziato la società fin dall’origine, prima ancora del proprio ingresso formale nella compagine sociale”.

Lunedì prossimo prenderanno la parola i difensori di Giovannini, della moglie e dell’ex socio.

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