Il processo all’imprenditore dei gelati, la difesa: “Attività fiorente, nessuna società fantasma”
Nel procedimento per bancarotta contro Alberto Giovannini sentiti i primi testimoni della difesa. "Argonice non era un veicolo per dragare denaro"
Parola alla difesa, nel processo contro Alberto Giovannini, imprenditore di Orzinuovi di 59 anni accusato, insieme ad altri tre coimputati, di bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio e indebita percezione di finanziamenti bancari per 2,182 milioni.
Una start-up nel campo della produzione di gelati con macchine innovative per ottenere un prodotto naturale, con più di 50 gusti. Un marchio che Giovannini aveva pubblicizzato in tutto il mondo, ottenendo diversi finanziamenti da privati e dalle banche a cui avrebbe fatto credere di avere aumenti di capitale, in realtà, per l’accusa, fittizi. Su di lui hanno indagato gli uomini della guardia di finanza di Cremona coordinati dal sostituto procuratore Andrea Figoni.
A Cremona Giovannini amministrava la Argonice, una srl con sede in via del Sale, messa in piedi nel 2016 e portata al fallimento nel 2022. Per l’accusa, la società avrebbe preso dei fondi dagli istituti di credito, facendo sparire il denaro senza avere un progetto e una vera e propria attività.
“Questo processo non è istruito“, hanno attaccano i legali di Giovannini, gli avvocati Andrea Balzarini e Massimo Nicoli, che oggi hanno chiamato in aula i primi testimoni della difesa. “E’ stata presa la documentazione bancaria, la questione della cessione delle quote, la mancanza di contabilità, perchè i cessionari a cui è stata consegnata la documentazione non l’hanno mai riconsegnata al curatore fallimentare. Gli atti depositati in Camera di Commercio sono falsi, non sono quelli che sono stati sottoscritti da Giovannini, tant’è vero che il verbale di cambio di amministratore non è mai avvenuto”.

“Noi stiamo dimostrando”, hanno aggiunto i legali, “che l’attività c’era, era fiorente, è stata valutata da diversi advisor che hanno redatto dei business plan, che ci hanno messo la faccia per andare davanti agli istituti di credito. Le stesse banche hanno valutato positivamente il progetto e hanno erogato fondi. Non è vero che la Argonice era una società fantasma e semplicemente un veicolo per dragare del denaro“.
Per l’accusa, invece, il 59enne avrebbe coinvolto risparmiatori privati con la promessa di facili guadagni legati alla sottoscrizione di un prestito obbligazionario finalizzato all’avvio della start-up innovativa per la produzione di gelati. Come una coppia di risparmiatori cremonesi che gli aveva consegnato 40mila euro dei propri risparmi. All’inizio marito e moglie avevano ricevuto le prime cedole di rimborso, ma quando avevano chiesto di rientrare dal prestito, avevano ottenuto solo la promessa della restituzione delle somme investite, mai riavute indietro.
Contro l’imprenditore era partita una denuncia per truffa, poi archiviata, sulla quale i finanzieri, come aveva spiegato in aula il maresciallo della guardia di finanza che ha seguito il caso, hanno indagato, effettuando accertamenti bancari per verificare l’origine dei fondi accreditati sui conti bancari ed il loro successivo utilizzo, scoprendo che i 2,182 milioni di finanziamenti, il 59enne li avrebbe ottenuti gonfiando gli aumenti di capitale e con false poste di bilancio, dimostrando una solidità della srl. In realtà tutto il denaro lo avrebbe messo in un’altra società, la EV04, di cui Giovannini è stato amministratore unico da febbraio del 2009 a metà dicembre del 2021 con un’attività di commercio via internet di autoveicoli nuovi ed usati.
Altri testimoni sono convocati per l’udienza del prossimo 26 maggio.