Cronaca

Morto di malaria, i medici di Ats: “Il rischio non è stato adeguatamente valutato”

Sul banco degli imputati con l'accusa di omicidio colposo per la morte del dipendente Ocrim Lorenzo Pagliari c'è l'amministratore delegato dell'azienda cremonese

Lorenzo Pagliari
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“Non c’è stata alcuna alcuna formazione dei lavoratori sui rischi a cui erano esposti in Camerun, paese dove la malaria è endemica, e nessuna informazione su una possibile sintomatologia al rientro dal viaggio, tanto che quando Lorenzo si è ammalato, nessuno ha collegato i sintomi alla malaria“.

Lo ha detto Andrea Nolli, medico di prevenzione presso Ats Valpadana, chiamato a testimoniare nel processo sulla morte di Lorenzo Pagliari, il 38enne cremonese specialista elettronico dell’Ocrim, stroncato dalla malaria dopo un viaggio di lavoro in Camerun. Il medico del lavoro Nicoletta Bussacchini  ha già patteggiato un anno e tre mesi, pena sospesa, mentre a processo ordinario ci sono Alberto Antolini, amministratore delegato dell’azienda cremonese specializzata nella fornitura di impianti molitori, mangimifici e lavorazioni di cereali, e la stessa società.

Le accuse sono quelle di omicidio colposo e anche di lesioni gravissime nei confronti di un collega di lavoro di Lorenzo, anche lui di ritorno dal Camerun e anch’egli finito nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale dopo aver contratto la malaria. Lui si era salvato. Lorenzo, che invece era deceduto nel reparto di Terapia Intensiva del Maggiore il 31 dicembre del 2023, aveva soggiornato in Camerun dal 21 novembre al 13 dicembre, mentre il collega dall’8 al 21 dicembre.

A Natale, Lorenzo aveva accusato i primi sintomi che il 30 dicembre, un giorno prima di morire, lo avevano portato al ricovero. Quella che lo aveva colpito era stata una forma di malaria particolarmente aggressiva.

Premesso che per la malaria la profilassi non era obbligatoria, per Nolli non sarebbe comunque stata adottata alcuna misura di prevenzione. “L’ufficio viaggi dell’azienda”, ha spiegato il medico, “si limita a verificare le vaccinazioni obbligatorie per i dipendenti in trasferta, mentre l’altro ufficio si occupa degli aspetti burocratici. Ma ci doveva essere una formazione del lavoratore e una conoscenza del rischio“. “Rischio che, anche a parere di Marco Cavicchiolo, medico di Ats Valpadana sentito in aula, “non è stato adeguatamente valutato. Non c’è stata una valutazione specifica dei possibili fattori di rischio, e al rientro non c’era una procedura che prevedesse una sorveglianza medica“.

I due testimoni hanno parlato anche degli alloggi dove i dipendenti in trasferta in Camerun, tra cui Lorenzo, avevano soggiornato. “Alloggi non idonei“. A parlarne erano stati la scorsa udienza i colleghi di Lorenzo, compreso il dipendente che si era ammalato. “Mi era stato detto delle vaccinazioni obbligatorie che dovevo fare e che c’era una profilassi per la malaria. Io, però, non l’ho fatta. Vent’anni fa, per un’altra trasferta, avevo preso le pastiglie, ma ero stato malissimo“.

L’uomo, 53 anni, era nello stesso alloggio di Lorenzo. “La struttura era stata affittata dal cliente. C’era una sala, due camere da letto, la cucina e il bagno. L’aria condizionata non funzionava, l’hanno riparata nei giorni successivi. Alle porte finestre non c’erano le zanzariere e c’era poca igiene“. Il dipendente aveva ricordato di essersi lamentato dell’alloggio con qualcuno di Ocrim che gli aveva risposto di parlarne con il cliente. Contattato, quest’ultimo aveva sostenuto che non c’era altro di meglio.

“In quella struttura avevamo a disposizione l’insetticida e lo abbiamo usato, cosa che non era necessaria quando andavamo negli alberghi”, aveva riferito il testimone, già risarcito da Ocrim, così come i genitori della vittima, Amos e Cristina, oggi comunque presenti in aula a fianco del loro legale Davide Barbato. L’amministratore delegato di Ocrim è invece assistito dall’avvocato Marco Gamba.

Si torna in aula il 19 ottobre con altri testimoni.

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