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Business fotovoltaico, nell’inchiesta sul contrabbando di silicio anche due cremonesi

pannelliaterra

Il crescente business del fotovoltaico, è noto, fa gola anche a chi cerca di inserirsi nei suoi ingranaggi oliando i meccanismi con operazioni criminali dai cospicui profitti. Il silicio è l’elemento principe per la realizzazione dei pannelli e le ombre che emergono da un’inchiesta marchigiana, che vede coinvolti due cremonesi, portano a possibili traffici illeciti di questo materiale. Per una decina di persone l’accusa è quella di aver messo in atto un’evasione fiscale dalla portata imponente, con radici che poggiano nel commercio abusivo di silicio proveniente dalla Cina.

Arrivano da ogni parte d’Italia i soggetti implicati nell’indagine portata avanti dalla guardia di finanza e seguita dal sostituto procuratore di Macerata Andrea de Feis. Sotto la lente degli investigatori, anche per l’ipotesi di associazione per delinquere, sono finiti il 44enne Roberto Malloni, di Civitanova, il 40enne nato a Civitanova ma con residenza a Porto Recanati Simone Foglia, Massimiliano Ragaini, 42enne di Loreto ma residente pure lui a Porto Recanati, Pietro Sanelli, di Tivoli, lo spezzino Paolo Cavirani, il milanese Giuseppe Gioia, Claudio Moro, di Varese, la romana Danila Bottaro e Pietro Sanelli, di Tivoli. Ma c’è pure un’impronta cremonese, con la presenza nell’inchiesta di Vincenzo Iride e Sabatino Alcidi.

Gli avvisi di conclusione dell’indagine, in cui si parla di avvenimenti risalenti al periodo a cavallo tra il 2005 e il 2006, sono già stati notificati agli interessati. Avrebbero creato o acquisito società, sia nel nostro Paese che in territorio romeno, per portare proprio sul mercato italiano ingenti quantità di silicio, dalla cui vendita è possibile ricavare grosse somme di denaro.

Lo avrebbero portato qui dalla Cina, paese con prezzi assai vantaggiosi, per poi venderlo facendolo passare per materiale romeno. Con un risparmio ancor più marcato grazie alle tasse alla dogana, che rasentano il 50% per materiali cinesi, mentre sono appena del 5,5% per quelli della Romania. Il giro avrebbe permesso di far arrivare in Italia 2500 tonnellate di silicio, per un’evasione da quasi 2 milioni di euro.

 

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