2 Commenti

Ubriaca alla guida, il Pm chiede una pena di 2.854 euro di ammenda Il giudice Salvini respinge: «Inadeguata alla gravità del fatto»

Fermata a bordo di una Lancia Musa intestata al padre, ad una 28enne cremonese la polizia stradale aveva riscontrato un tasso di alcol nel sangue pari a 2,00 g/l, e alla seconda prova, effettuata circa venti minuti dopo, di 1,65 g/l, rispettivamente pari a quattro volte e più di tre volte la soglia massima consentita. Erano le 4,40 di mattina del 3 maggio del 2009. Per la giovane, il pubblico ministero ha chiesto una pena di 2.854 euro di ammenda, ma il giudice Guido Salvini, non ritenendola “congrua e proporzionale alla considerevole gravità del fatto”, ha respinto la proposta dell’accusa. Nella sua ordinanza, il magistrato definisce le modalità di condotta dell’automobilista, già condannata in precedenza dal tribunale di Brescia a 724 euro di ammenda per aver guidato in stato di ebbrezza nel 2006 a Desenzano, “particolarmente gravi e prossime alla massima gravità ipotizzabile per un reato del genere”. “L’imputata”, scrive Salvini, “guidava su una strada statale, dove il numero degli incidenti con conseguenze mortali è statisticamente più elevato, con un tasso di alcol nel sangue pari a 3/4 volte il massimo consentito, e al momento del controllo era quasi l’alba”. Per il giudice, non ci sono nemmeno particolari ragioni per riconoscere le attenuanti generiche prospettate dal pubblico ministero.

 

© Riproduzione riservata
Commenti
  • I giudici non sono il cancro, quelli sbagliati sì, anche troppi per la delicatezza della funzione, ma spariscono davanti ai Guido Salvini, che sono la maggioranza…..

  • françois

    Scusate, sarò un po’ corto…ma non ho capito com’è andata a finire la vicenda: € 2854,00 rappresentano una cifra troppo esosa (come uno che sa leggere capirebbe) o troppo esigua (come credete voi capisca il lettore medio). Se è troppo poco, qual è l’entità dell’ammenda? C’è da sperare che con il buonismo/garantismo su cui è fondata questa repubblichetta ci sia sempre un giudice “pacioso” (altro che toghe rosse!) disposto a perdonare tutto e costringere i tutori dell’ordine a scusarsi con questa “figliuola” di papà, violata nel suo scrosanto diritto allo “sballo” una delle poche libertà veramente garantito in questo staterello del…rovescio.
    Cordiali saluti Francesco Capelletti