Cronaca

Escalation di violenze e maltrattamenti: quattro anni all'ex geloso e aggressivo

Compagno "instabile e incline agli scatti d’ira". “Avevo paura che potesse uccidermi“, le dichiarazioni della vittima. Oggi la condanna e il risarcimento

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Condanna a quattro anni di reclusione per aver insultato e maltrattato la compagna, verbalmente e fisicamente. Questa la decisione del Tribunale per un uomo residente nel cremonese che a processo era assistito dall’avvocato Doriano Aiolfi. Per la vittima, parte civile attraverso l’avvocato Marco Simone, è stata disposta una provvisionale di 10.000 euro. I giudici hanno anche revocato la sospensione condizionale della pena in quanto recidivo nei confronti della precedente fidanzata.

La vittima, una giovane donna residente sul territorio e dopo i fatti ospitata in una comunità protetta e seguita da un centro antiviolenza e dai servizi sociali, aveva testimoniato nel marzo dell’anno scorso. La relazione tra i due era iniziata nel luglio 2022 ed era andata avanti  per circa nove mesi, fino al febbraio del 2023. La giovane, che durante la relazione era rimasta incinta, aveva ricostruito in aula l’incubo vissuto durante la relazione con l’imputato. Inizialmente il rapporto era sereno, ma dopo pochi mesi il compagno era diventato sempre più geloso e aggressivo. I litigi erano frequenti, più volte alla settimana: “Voleva che gli obbedissi in tutto, altrimenti si alterava”, aveva raccontato lei.

Uno degli episodi più gravi era accaduto nell’estate del 2022, quando l’imputato, in preda alla gelosia, l’aveva afferrata per il collo con entrambe le mani e tenuta stretta per circa dieci minuti. In un’altra occasione, dopo un litigio, lui l’aveva rinchiusa in bagno per diversi minuti, liberandola solo dopo l’intervento telefonico della madre.

L’escalation di violenza e maltrattamenti era stata continua, fino al suo culmine, nel febbraio 2023, quando la donna era già incinta. Durante un rapporto intimo, si era rifiutata di continuare, scatenando la rabbia del compagno. In un impeto d’ira, lui aveva afferrato una copertura in metallo del fornello e gliela aveva scagliata sulla mano.

Innumerevoli anche gli episodi di maltrattamenti verbali: “Lui era geloso, temeva che andassi con altri uomini e mi insultava”, aveva raccontato lei. Come la volta che, di ritorno dai seggi elettorali, dove aveva lavorato come scrutatrice, aveva usufruito di un passaggio da parte di un collega della madre: episodio che aveva scatenato la furia del compagno.

Spaventata, la giovane aveva finalmente deciso di chiedere aiuto, rivolgendosi ai servizi sociali: era il 14 febbraio. Ed era stato proprio durante il colloquio con l’assistente sociale che l’uomo aveva dato nuovamente in escandescenze, telefonando alla vittima e intimandole di fare una videochiamata affinché potesse controllare dove si trovasse. Da lì era partita la segnalazione al centro antiviolenza.

E anche quando lei era tornata a casa per fare le valigie e andarsene nel centro di protezione, l’imputato aveva reagito con una scenata davanti ai familiari di entrambi. C’era stata poi la visita ginecologica a Milano, il giorno dopo, quando la ragazza era stata costretta a  chiamare i carabinieri di fronte alla violenza verbale di lui.

La donna aveva anche riferito che il compagno faceva uso di cocaina nei fine settimana, mostrandosi spesso instabile e incline agli scatti d’ira. “Avevo paura che potesse uccidermi“, aveva dichiarato.

Anche dopo la rottura, l’imputato aveva continuato a cercarla. Si era presentato a casa della madre della vittima, bussando con violenza alla porta e chiedendo di vederla, costringendo i familiari a chiamare nuovamente i carabinieri. Per garantire la sua sicurezza, la ragazza era rimasta in una struttura protetta fino a marzo 2023, prima di tornare dalla madre.

L’ultimo incontro con risale all’ottobre 2023, quando lui l’aveva intercettata nei pressi del centro antiviolenza e le aveva intimato di fargli vedere il figlio. Spaventata, la donna aveva chiesto aiuto alle forze dell’ordine.

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