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L’evasione fiscale in Italiae il macigno del debito pubblico

L’altro giorno a Madrid, parlando del difficilissimo momento dell’Italia, il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, ha detto che le cifre dell’evasione fiscale in Italia “sono impressionanti”.
Ieri, in un passaggio del suo intervento al tradizionale Meeting di Cl, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sullo stesso tema ha affondato il colpo: « Basta con assuefazioni e debolezze a quell’evasione di cui l’Italia ha ancora il triste primato nonostante apprezzabili ma troppo graduali e parziali risultati».
Sull’evasione fiscale, finalmente, si è aperto un dibattito che mai è stato più partecipato e, soprattutto, più sentito. La gravità del problema sta nel fatto che esso è contestuale all’altra piaga finanziaria del paese: la dimensione del Debito Pubblico (d’ora in poi DP).
Dalla seconda metà degli anni ’80 il mondo contesta all’Italia di indebitarsi per vivere al disopra delle proprie possibilità e ad ogni crisi globale scommette sul suo fallimento. Dal 1° gennaio 1999 essa si è assunta l’impegno con l’Ue di ridurre il suo DP, il quarto nel mondo, al 60% del Pil, così come hanno già fatto gli altri paesi membri. Un DP che da anni ha un trend di crescita maggiore del Pil e che oggi è arrivato a 1900 miliardi, al 120%, il doppio di quello che dovrebbe essere.
Ma torniamo all’evasione, ricordandone qualche numero. Ai primi giorni di giugno sono stati resi pubblici i dati rilevati da un gruppo di ricerca dell’Istat, chiamato “economia non osservata”, guidato dal presidente, Enrico Giovannini. Vi si legge che i lavoratori autonomi e gli imprenditori riescono a dichiarare il 56,3% in meno e che il Pil potrebbe crescere di 275 miliardi di € (+ 17% dell’attuale), quindi (n.d.r.) con un DP che oggi non sarebbe al 120%, ma al 102,4%.
Questi invece i risultati dell’inchiesta redatta da Krls Network of Business Ethics a proposito dell’evasione fiscale in Europa pubblicati dal magazine dell’Associazione Contribuenti Italiani, Contribuenti.it: l’Italia è la prima nazione europea per evasione delle tasse, con il 54,5% del reddito imponibile evaso (un aumento nei primi undici mesi del 2010 del 10,1%), seguita in questa classifica dalla Romania con il 42.4%, dalla Bulgaria col 39.8%, dall’Estonia col 38.2% e dalla Slovacchia al 35.4%. In Italia ad evadere le tasse, sono principalmente due categorie: gli industriali (per il 32.8%) e i bancari ed assicurativi (28.3%), seguiti poi dai commercianti (11.7%), artigiani (10.9%), professionisti (8.9%) e lavoratori dipendenti (7.4%). Sempre nella nota di Contribuenti .it si legge che l’evasione, rispetto all’evasione nazionale, è diffusa nel Nord Ovest per il 29.4%, nel Sud per il 24.5%,  nel Centro per il 23.2% e nel Nord Est col 22.9%.
Infine viene detto che ogni anno in Italia, tra imposte dirette, Iva e Irap, nonostante l’impegno della nostra Guardia di Finanza, vengono evasi dai 125 ai 163 miliardi di euro!!!
In questi giorni in Italia si sta mortificando il ceto medio per una manovra da 47 miliardi!
Il Gruppo di riflessione politica “il frantoio”, ritenendo la piaga della evasione fiscale l’indicatore tra i più evidenti del degrado morale del nostro paese, a breve si riserva di tornare sull’argomento.

Benito Fiori

 

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