Lettere

Il Il Comitato Referendario Provinciale “2 sì per l’Acqua Bene Comune” di Cremona scrive ai sindaci

 

Il Comitato Referendario Provinciale 2 sì per l’Acqua Bene Comune di Cremona, nella persona di Giampiero Carotti ha inviato a tutti i sindaci una lettera aperta per ricordare il valore del risultato referendario in materia di beni pubblici. Carotti nella lettera ricorda che a mesi di distanza dal referendum il quadro nazionale in questo ambito è purtroppo ancora contraddittorio e che in questa situazione sarà molto difficile che la completa publicizzazione dell’acqua possa reggere davanti alle «pesanti offensive del mercato».

 

Egregio Signor Sindaco,

il Comitato Referendario Provinciale 2 sì per l’Acqua Bene Comune di Cremona le indirizza questa lettera aperta per ribadire la necessità di rendere efficaci e concreti nel nostro territorio i risultati dei referendum nazionali del 12 e 13 giugno nel completo rispetto della volontà dei cittadini che in modo forte e netto si è espressa in quella votazione. Ventotto milioni di Italiani hanno detto Sì alla gestione pubblica del servizio idrico e Sì alla sottrazione del profitto dalla gestione del servizio. Non si tratta di una interpretazione demagogica o estensiva dell’esito referendario: questa lettura del voto referendario è stata riconosciuta e anticipata mesi fa dalla Corte Costituzionale nella sua sentenza di ammissione dei quesiti referendari [che le inviamo in allegato]. La Corte ha infatti riconosciuto che il combinato dei due quesiti ammessi porta ad un risultato ben preciso: da una parte la vittoria del primo quesito fa decadere l’obbligo alla privatizzazione dei servizi pubblici e manda un messaggio forte agli enti locali a favore della ripubblicizzazione dei servizi contro la scelta della privatizzazione e contro il ricorso alle forme gestionali tipiche del mercato, dall’altra la vittoria del secondo quesito disincentiva fortemente la partecipazione dei competitori privati alle gare per la gestione del servizio idrico. Se con l’abrogazione totale del 23bis il riferimento legislativo generale è e rimane quello della Comunità Europea (che lascia un’ampia possibilità di scelta dei modelli gestionali), alla luce di quanto detto ecco che tra le forme di gestione previste in quel ventaglio di possibilità si dovranno prediligere quelle che non agiscono con la finalità del profitto ma nell’interesse generale del servizio ai cittadini, quelle forme che operano quindi al di fuori del mercato. Il servizio idrico si configura come servizio d’interesse generale e in quest’ottica la Comunità Europea prevede che le amministrazioni titolari dei servizi pubblici possano autoprodursi i mezzi per fornire i servizi alla cittadinanza. Gli enti locali possono così procedere ad affidare direttamente il servizio, ma esclusivamente ad enti totalmente pubblici non commerciali, sottoposti al diritto pubblico, con le sole finalità della qualità del servizio e del pareggio di bilancio.
Il quadro nazionale post-referendario è contraddittorio, presentando da una parte il ritorno sui tavoli della commissione ambiente del Parlamento della proposta di legge di iniziativa popolare presentata nel 2007 (forte di più di 400.000 firme di cittadini italiani) e dall’altra una manovra economico-finanziaria che, pur dichiarando di non coinvolgere il servizio idrico integrato, punta alla dismissione di ogni altro bene e servizio pubblico. Difficile immaginare che la salvaguardia formale dell’acqua riesca a reggere di fronte a una simile pesante offensiva del mercato.
Da questi risultati, da questa situazione sul campo e da questi presupposti occorre partire per giungere, con un percorso oculato, partecipato e il più condiviso possibile, alla completa pubblicizzazione del servizio anche nella nostra provincia.
Primo indispensabile passo verso la realizzazione della piena uscita del servizio idrico dal mercato è la messa in mora della legge regionale: tutte le province lombarde stanno ufficiosamente evitando di applicarla oppure — cosa ancor più significativa — hanno deliberato ufficialmente di sospenderla evitando la costituzione degli uffici d’ambito (così Pavia, Lodi, Lecco, Monza, Como e Mantova) almeno sino ad ottobre, quando la Corte Costituzionale emetterà forse la sentenza sul ricorso del governo contro la legge stessa. Solo l’Amministrazione Provinciale di Cremona ha già effettuato nei mesi scorsi una insensata accelerazione in avanti e sta tuttora procedendo testardamente nella sua applicazione, trincerandosi dietro lo spauracchio del commissariamento, ipotesi che nell’evidenza di una intera regione inadempiente perde di ogni credibilità, a meno che non si pensi che la Regione Lombardia vada a commissariare tutte le sue province.
Per questo e per i passi successivi del percorso è necessario che tutti i soggetti cooperino e forniscano la spinta, l’aiuto e la competenza che sono propri a ciascuno di essi. Dalla sostanziale revisione o riscrittura della legge regionale vigente occorrerà far scaturire un recupero forte della centralità del ruolo dei sindaci, pretendendo contemporaneamente un ritorno sulla scena del finanziamento statale per le reti dei servizi indispensabili al vivere civile, in linea anche con quanto stabilito un anno fa dalle Nazioni Unite.
I movimenti hanno dimostrato di essere in grado, grazie all’impegno e alla partecipazione informata di tutti i cittadini, di determinare cambiamenti, cambiamenti che il corpo elettorale italiano ha non solo confermato, ma statuito con una maggioranza assoluta di consensi, avvenimento con pochi precedenti nella storia della nazione. Come Comitato Referendario Provinciale restiamo a disposizione per un incontro nel quale approfondire i temi sopra abbozzati e delineare possibili future iniziative di comune interesse. Noi interpretiamo infatti la nuova fase che i referendum hanno aperto non come una vittoria dei movimenti contro la politica bensì come un’occasione preziosa per iniziare a fare dialogare questi due soggetti, entrambi impegnati a favore del bene comune.
Sarà nostra cura tenerla informata nelle prossime settimane delle tante iniziative che sia a livello provinciale che regionale e nazionale saranno organizzate sul tema della gestione dei servizi idrici.

A presto
per il Comitato referendario provinciale cremonese “2 Sì per l’acqua bene comune”

Giampiero Carotti

 

 

 

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