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Piccoli comuni? Sostengono il senso di appartenenza

Eg. Direttore

In questi giorni, nelle discussioni che avvengono nei diversi ambienti, fra le persone, ho notato una forte  preoccupazione riguardante il futuro del nostro Paese. La domanda che sovente ricorre è questa: “ma dove stiamo andando? Perché non è stata gestita l’economia ai giusti livelli”. Fino a qualche mese fa, ripetutamente, ci è stato detto, dal presidente Berlusconi e dal ministro Tremonti che il nostro Paese era solido, che non c’erano preoccupazioni, che i conti erano a posto!!! ecc. In poche settimane sembra che sia crollato il mondo. Ma la nostra classe politica vive su un altro pianeta. Perchè dopo  la bolla finanziaria del 2008  non sono state fatte le riforme che andavano fatte!. Perché  si è perso tempo  prezioso  con le vicende giudiziarie del capo del governo… Questa è la democrazia dei parlamentari nominati… (o semplici esecutori degli ordini del capo!).

Adesso oltre al disastro economico si corre il rischio del disastro sociale. Le dure prese di posizioni di questi giorni  dei presidenti delle regioni e dei comuni evidenziano chiaramente la preoccupazione di chi quotidianamente deve gestire i bisogni sociali delle persone e che oggi, con i tagli previsti, non potrà più farlo. I costi dei servizi inevitabilmente dovranno aumentare mentre il potere di acquisto nostro continuerà a diminuire con tutte le ripercussioni economiche e sociali immaginabili E i grandi patrimoni sono salvi! E i privilegi della casta sono salvi.

Per io piccoli comuni invece si rischia lo psicodramma. Si è passati dall’accorpamento dei comuni ad un ridimensionamento dei consigli comunali con un sindaco…senza assessori che dovrà occuparsi di tutto, dall’urbanistica, all’assistenza sociale, ai lavori pubblici ecc. e  a tutti i rapporti con le istituzioni!,  Ma chi potrà accettare di lavorare in queste condizioni senza il supporto di alcuni collaboratori e con il taglio dei trasferimenti?  Non è possibile.  E’ assurdo. E lo sostengo per esperienza personale. A tutti ciò è stato tolta anche la minima indennità che poteva percepire il sindaco!

I diversi provvedimenti della manovra, tra l’altro, non indicano una direzione di marcia per la nostra società con obiettivi strategici condivisi dalle persone a cui si chiedono nuovi sacrifici. Sembra che abbiamo un ministero della contabilità ma non dell’economia. Come è possibile introdurre provvedimenti che interessano la vita di intere comunità senza un progetto di  futuro collettivo. Senza un piano concreto di sviluppo dell’economia?

I piccoli comuni già da tempo hanno intrapreso la strada di mettere in comune alcuni servizi essenziali, come quelli dell’ambito sociale, la vigilanza urbana… per abbattere i costi ma senza stravolgere la presenza quotidiana nel rapporto con i cittadini sempre di più esposti a nuovi bisogni. Questo  accorpamento dei servizi è previsto anche dal progetto di riforma delle autonomie locali. Sino a oggi, nonostante ripetuti tagli ai trasferimenti,abbiamo garantito i servizi alle nostre comunità con i conti a posto. E questo non senza difficoltà ma la nostra, come quella di tanti piccoli comuni, è una scelta sostanziale  a servizio della nostra comunità.

Il risparmio complessivo dell’accorpamento dei comuni, da alcuni calcoli fatti, corrisponde al costo di 20 parlamentari. Sono invece 46 milioni di euro il contributo che il governo ha stanziato  a ridosso del ferragosto per il solo  comune di Palermo.  Incredibile! Assurdo… E per citare un solo caso. Si vogliono chiudere esperienze fondamentali del nostro tessuto connettivo nazionale quando i costi delle poltrone soppresse sono di fatto insignificanti rispetto a queste scelte. Per non parlare dei costi veri del “palazzo”.

In un momento di grande disorientamento sociale i piccoli comuni contribuiscono a sostenere, nella quotidianità, il sentimento di appartenenza a un insieme di valori, alla storia collettiva,  a supportare il senso di identità personale e comunitario rispetto alla “liquidità sociale della modernità” come ha efficacemente descritto il grande studioso Zygmunt Bauman. E tutto ciò oggi è messo in serio pericolo.

Un altro aspetto non va sottovalutato. Quale altra palestra alternativa si avrà per coinvolgere i giovani verso un percorso di impegno politico e amministrativo?

In questi giorni si sono susseguiti, sulla manovra finanziaria, alcuni interventi ai massimi livelli. Il cardinale Bagnasco, presidente della Cei, ha  in evidenziato l’assurdità impressionante delle tasse non pagate e ha ribadito che la politica deve ascoltare la gente. Nella manovra non c’è nulla per l’inasprimento della lotta all’evasione.

Il presidente della Repubblica  Napolitano nel suo intervento al Meeting di Rimini ha indicato, su questo aspetto, una via da seguire in questa situazione di crisi: “basta con assuefazioni le debolezze nella lotta all’evasione fiscale di cui l’Italia ha ancora il triste primato. E’ una stortura divenuta intollerabile, da colpire senza esitare”.

Questi inasprimenti introdotti nella modifica della finanziaria perché non si sono attivati prima?

Per Napolitano serve inoltre il coraggio della speranza, della volontà, dell’impegno delle comunità locali per in cambiamento del Paese. Ma se queste comunità vengono cancellate?

Il discorso chiama in gioco il futuro stesso della democrazia. Dove sono i parlamentari della maggioranza “nominati” ed eletti nel territorio? Chi li conosce?. Che rapporto hanno con il territorio e con l’elettorato?  E le conseguenze di una chiusura sui loro privilegi  è semplicemente la risultante di questo vuoto. Il valore della democrazia rappresentativa va recuperato a ogni livello. La delega in bianco senza nessun rapporto eletto-elettore  procura  “antipolitica” e disastri a tutti i livelli.

E’ giunto davvero il tempo di un nuovo impegno civile per il bene comune  se vogliamo ridare fiducia e futuro al nostro Paese.

La strada è tutta in salita. In gioco c’è il futuro del nostro Paese.  Per questo dovremo sentirci tutti impegnati nella ricostruzione delle nostre istituzioni.

Aldo Bellandi
Assessore Comune di Moscazzano

 

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