Cronaca
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Bufera in comune, un consigliere celebra finti matrimoni civili utilizzando la fascia tricolore

Aria di bufera in palazzo comunale. Il “si dice” circolava da giorni ma adesso ci sono le foto come documento probante e forse anche una denuncia alla procura della Repubblica. Un consigliere comunale della maggioranza, si è prestato a celebrare un finto matrimonio civile davanti alla folla di invitati in un ristorante fuori città, indossando la fascia tricolore con il simbolo della città di Cremona, leggendo gli articoli del codice civile, facendo un pistolotto agli sposi e persino facendo sottoscrivere anche ai testimoni un prestampato con l’atto matrimoniale. Il tutto è avvenuto la scorsa settimana ma non sarebbe la prima volta che questo succede. Anzi il ristoratore pubblicizza l’evento proprio organizzando “chiavi in mano” anche il rito del matrimonio civile. Questo accade in un comune della prima cintura cremonese. Ma tutto sarebbe una sceneggiata perché in realtà il matrimonio civile, di solito, viene celebrato prima e la cerimonia verrebbe ripetuta solo ad uso e consumo degli sposi e degli invitati. Ma che sia un consigliere di Cremona, quindi di un altro comune, a celebrare – sia pure per finta – un matrimonio civile utilizzando tra l’altro la frase “con i poteri conferitimi dal sindaco”, davvero ha dell’incredibile e quasi certamente configura anche dei reati. Con i poteri conferitami dal sindaco… ? Chi, Perri per celebrare un finto matrimonio fuori città? All’ufficio di gabinetto smentiscono che il sindaco sia mai stato a conoscenza della cosa. Anche perché il consigliere comunale, preso dal suo ruolo, si è dilungato leggendo gli articoli del codice civile, dichiarando marito e moglie i due sposi. Tutto come se la cerimonia fosse vera. Evidentemente il consigliere comunale, che a quanto ci risulta neppure figurava tra gli invitati al matrimonio, non ha valutato bene la portata della questione. Anche perché l’utilizzo della fascia di sindaco è regolata da precorse disposizioni del ministero degli interni. La fascia tricolore indossata dai sindaci di una città durante le cerimonie ufficiali non è un semplice ornamento, ma un simbolo legato alle trasformazioni cui la carica di primo cittadino sta andando incontro nell’ordinamento italiano (da un anno sulla fascia compare lo stemma del Comune accanto a quello della repubblica), dunque va usata con consapevolezza e decoro. Lo ricorda il ministro dell’Interno Rosa Russo Jervolino, che il 4 novembre 1998 ha firmato una circolare (Gazzetta ufficiale n. 270 del 18 novembre 1998) indirizzata a tutti i prefetti e ai rappresentanti delle province e delle regioni autonome, in cui si invita i sindaci a fare “un uso corretto e conveniente della fascia tricolore”, nella consapevolezza “della dignità e del decoro della carica, e tale da non scalfire la realtà dello Stato come elemento di unità giuridica”. Nel precisare come la disciplina dell’uso della fascia non sia dettata compiutamente dalle norme, ma sia rinvenibile in talune disposizioni di legge e di carattere amministrativo “via via emanate e riguardanti per lo più aspetti settoriali del problema…”, il Ministro specifica, nella circolare, come tale disciplina sia legata “principalmente alla natura delle funzioni sindacali, di capo dell’amministrazione comunale e di ufficiale di governo”. La specifica funzione distintiva attribuita alla fascia quale elemento simbolico, si spiega nel provvedimento ministeriale, è altresì “finalizzata a rendere palese la differenza tra il Sindaco e gli altri titolari di pubbliche cariche e, nel contempo, sottolinea l’impegno che il Sindaco si assume nei confronti dello Stato e della comunità locale”.

Chissà cosa dirà il Prefetto, così ligio nel far osservare norme e protocolli?

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