Cronaca
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Officianti veri e nozze finte, Ventura: ma io pensavo fosse la vera cerimonia Sul web indignazione e ironia

Il giorno dopo la notizia data da Cremonaoggi sui finti matrimoni celebrati dai consiglieri Mirella Marussich e Marcello Ventura al ristorante Relais Convento di Persico Dosimo è un continuo susseguirsi di reazioni. Repliche delle nozze celebrate precedentemente in Comune, con tanto di fascia tricolore («Finta», giurano i due), articoli del codice civile e firme di sposi e testimoni. Repubblica.it ne ha fatto un articolo (leggilo) e il fatto è stato ripreso da Corriere, Libero e dal Tg1 (vai al pezzo), con buona pace del nostro lettore Elia che al primo lancio di Cremonaoggi sulla notizia commentava: “povera Cremona stiamo facendo ridere il mondo a breve andremo ai tg nazionali”. E proprio sul sito del primo Tg nazionale si leggono le dichiarazioni del consigliere Pdl Marcello Ventura: «Le partecipazioni riportavano solo le indicazioni sulla cerimonia al ristorante. Ero convinto, e tanti come me, che l’unico e vero matrimonio fosse quello». In tanti, in effetti, hanno assistito alle ripetute farse (tre lei e due lui, dicono gli officianti) e in tanti dichiarano di aver creduto che le celebrazioni al ristorante fossero davvero reali. Diversa la posizione della Marussich che, invece, dichiara di essere sempre stata al corrente che le nozze fossero finte. «Una farsa – le sue parole – voluta dalla proprietaria del ristorante per gli sposi che desideravano avere un momento più romantico di quello vissuto in Comune».
Intanto, Walter Montini, portavoce del sindaco Oreste Perri (quest’ultimo aveva liquidato gli accadimenti come «una goliardata tra amici»), parla di «abuso del ruolo di consiglieri comunali» e assicura che la Prefettura sta valutando il caso. Dalla Prefettura, infatti, dichiarano di aver visionato le foto e di essere in fase di valutazione del caso.
Nel pomeriggio la Marussich si è precipitata dal segretario generale del Comune Pasquale Criscuolo. «Mi ha rassicurato – ha dichiarato – sul fatto che, come pensavo, non c’è nulla di illecito. Non ho mai preso un soldo e resto convinta di non aver fatto nulla di male».

I COMMENTI DEI LETTORI
Scatenati i lettori di Cremonaoggi sul caso “finti matrimoni”. Sia sul sito, sia su Facebook per tutto il giorno si sono susseguite le reazioni a caldo di molti cittadini cremonesi. «Ma roba da matti – ha scritto Fioretta Menta -. Il Maestro loro, insegna a fare pagliacciate invece di seguire il governo della città». Più diplomatico Mauro Fanti («La realtà come spesso accade supera la fantasia. Ora ci tocca anche la fiction del matrimonio. Alla consigliera un invito: si dimetta dal vero consiglio comunale e continui pure a giocare a fare il finto consigliere comunale»), più ironico Edmondo Trivella («ah, mi aspettavo di vederla anche alla celebrazione del patrono della Guardia di Finanza»), più politico Vincenzo Milanesi («Un po’ più di selezione interna ai partiti e un po’ più di meritocrazia nella scelta delle persone candidate potrebbero evitare che certe cose accadano…»).
«Matrimoni a Cremona come a Las Vegas», scrive Francesco Capelletti. «Questo e’ il rispetto delle istituzioni!!», commenta Roberto Bertoglio. «L’ennesima dimostrazione che il degrado dei rappresentanti delle Istituzioni è irreversibile», gli fa eco Elia Sciacca. Traccia una descrizione più ampia della situazione Flaminio Cozzaglio: «Il sacrificio della Mirella nostra è consumato: niente è perduto; e le risa, se ci verranno permesse com’era nei nostri intendimenti, serviranno a far dimenticare le nostre vere, grandi cazzate…». «Lasiamoli (dal modenese “lasciamoli”) che si divertano, fuori e dentro il Palazzo! “IL DIVERTIMENTO E’ INESAURIBILE, LA SERIETA’…NO”. (Jean Paul Richter)», cita Giorgino.
Si aggiunge ai commentatori Angelo Zanibelli (Capogruppo Udc): «In un Paese in cui un Ministro della Repubblica mostra il dito medio e si pulisce le parti meno nobili con il tricolore, non stupisce la vicenda del finto matrimonio (sperando per Mirella che il tricolore non sia quello usato da Bossi). Non so se vi siano gli estremi di reato e di vilipendio alle istituzioni, certamente la mancanza di buon gusto e di quel minimo di rispetto del ruolo ricoperto. Intendiamoci le goliardate e le carnevalate non sono proibite, io mi posso a carnevale vestire da prete, ma un prete non può giocare a fare il vescovo o il papa. Purtroppo il continuo scempio delle istituzioni, la mancanza del senso dello stato, la confusione continua tra ruolo pubblico e ruolo privato, portano a liquidare fatti di questo genere come semplici goliardate. Penso sia doveroso un richiamo del Sindaco, nelle sedi ufficiali, al rispetto delle istituzioni, fermi restando eventuali provvedimenti più gravi, qualora il Prefetto ne ravvisasse gli estremi».

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