Cronaca

Le mafie e la libertà di stampa in Italia: appuntamento al Torriani con Ivan Vadori

L'incontro si inserisce nel solco della settimana della legalità, organizzata dal CPL (guidato dalla scuola di via Lea Garofalo)

L'incontro questa mattina nell'aula magna dell'Istituto Torriani
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Il quarto incontro della Settimana della Legalità ha portato studenti e docenti – presenti nell’aula magna dell’Istituto Torriani o collegati in streaming – a confrontarsi su un tema cruciale: la libertà di espressione e i condizionamenti che la criminalità organizzata esercita sulla libera manifestazione del pensiero e sulla stampa.

Un appuntamento che, come ha sottolineato la vicesindaco di Cremona Francesca Romagnoli, rappresenta “un’occasione importante di crescita per gli studenti”, ringraziando la dirigente del Torriani Simona Piperno e gli studenti del CPL (Centro Promozione Legalità) per l’impegno nella diffusione della cultura della legalità.

Protagonista dell’incontro è stato il giornalista e docente Ivan Vadori, freelance e collaboratore di diverse testate nazionali, da anni impegnato nella difesa dell’articolo 21 della Costituzione e nella promozione della cultura antimafia.
Vadori ha presentato agli studenti un quadro dettagliato sulla condizione della libertà di stampa in Italia, ripercorrendo la classifica internazionale Freedom of the Press dal 2008 a oggi: il nostro Paese, ha spiegato, si è collocato negli anni tra il 43° e il 78° posto, mentre nel 2024 occupa la 53ª posizione, “sotto l’Ucraina, un Paese in guerra dove la condizione della stampa dovrebbe essere peggiore rispetto alla nostra”.

Un dato che, secondo Vadori, fotografa una situazione preoccupante: “La libertà di stampa non sta bene per le continue querele dei politici ai giornalisti e per le minacce che molti cronisti ricevono”. E aggiunge senza mezzi termini: “È la mafia che controlla il Paese”.

In qualità di referente per il Nord Est di Casa Memoria Peppino e Felicia Impastato, Vadori ha poi ricordato come “il cento per cento di coloro che hanno cercato la verità sull’omicidio di Peppino Impastato siano morti, mentre tutti quelli che hanno depistato le indagini, nomi illustrissimi, hanno fatto carriera”.

Un passaggio che ha colpito profondamente gli studenti, riportando al centro dell’attenzione la necessità di una memoria vigile e di un giornalismo libero, capace di resistere alle pressioni e di raccontare la verità anche quando è scomoda.

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