Cronaca

Usa il cellulare in carcere e finisce a processo. “Era preoccupato per la figlia”

Un detenuto era stato scoperto a telefonare nella sua cella. La difesa: "Aveva fatto una sola chiamata per avere notizie della figlia che era scappata di casa"

Il carcere di Cremona
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Accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti’. E’ l’accusa di cui deve rispondere un 38enne straniero che aveva utilizzato il cellulare mentre era detenuto nel carcere di Cremona. A detta della difesa, rappresentata dall’avvocato Laura Sforzini, del Foro di Pavia, il cellulare non apparteneva all’imputato, ma al compagno di cella, anch’egli finito a processo, e l’aveva utilizzato perchè era preoccupato per la figlia minorenne.

Durante un regolare colloquio con i suoi familiari, che vivono a Pavia, dove il 38enne era detenuto prima del trasferimento a Cremona, l’uomo, con alle spalle un tentato furto ed evasione dai domiciliari, era venuto a sapere che la ragazza non era rientrata a casa. “Ha fatto una sola telefonata per avere notizie della figlia”, ha spiegato la difesa.

Si torna in aula l’11 settembre.

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