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Occhio, siamo tutti spiati di Enrico Pirondini

Lo sapevate? Siamo tutti spiati. Altrochè le intercettazioni solo per Silvio, le calde olgettine, quattro boss mafiosi, due sfigati compagni di merende e la psichedelica compagnia del sottobosco rutilante e voracemente gnam gnam. No, siamo tutti sotto schiaffo. Peggio della Germania Est quando ancora c’era il muro. Almeno da quelle parti la terribile Stasi teneva sotto controllo solo i sospettati del regime; certo erano una bella fetta di gente, ma pur sempre una fetta. Qui da noi, dove abbiamo la Costituzione notoriamente più bella del mondo, eccezioni invece non se ne fanno. Te la do io la privacy. Tutti nel calderone del Grande Orecchio. E passi lunghi e ben distesi.

Ma come sta in piedi questo scandalo? Semplice. Coi messaggini inviati o ricevuti col cellulare. Tutti gli Sms che mandiamo o riceviamo sono registrati e conservati per un paio di anni nei “magazzini” delle compagnie telefoniche alla faccia della più bella Costituzione del mondo e del suo articolo 15 (“La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili”). Sì, è vero, “la loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge”. Ma qui, scusate,  la legge dov’è? E il Garante non ha niente da dire?

Per carità io non sono contrario alle intercettazioni, ma al loro abuso certamente sì. Lo so che l’intercettazione nel diritto processuale italiano è un mezzo di ricerca della prova tipico e che senza certe registrazioni molte canaglie sarebbero ancora a spasso. Ma anche centomila intercettazioni per il solo affaire “zoccole baresi e non” mi pare una esagerazione, un prezzo oltretutto incompatibile col buonsenso se è vero che quelle “origliate”, peraltro non tutte dentro il vaso, ci sono costate 450 milioni; una cifra che rappresenta il doppio di quanto lo Stato avrebbe voluto incassare dal 3 per cento sui redditi oltre i 300mila euro. Ora così procedendo il nostro Ministero della Giustizia non avrà mai un bilancio in pareggio. Negli Usa le procure hanno invece i centesimi contati e devono rispondere ai contribuenti sui loro bilanci. Eppure mi pare che la loro Giustizia funzioni ugualmente.

Voglio dire: centomila intercettazioni per incastrare Berlusconi mi sembrano parecchie. Ha scritto giorni fa Giuliano Ferrara: ”Nessuno ha mai intercettato Mitterand per sapere che cosa pensasse della Edith Cresson, primo ministro da lui nominato e sua grande e tenera amica; o di Margaret Thatcher, la sua nemesi politica e ideologica. Nei Paesi normali le intercettazioni, in soli casi eccezionalmente gravi, le dispone l’autorità giudiziaria, spesso eletta o dipendente dal governo, per tutelare la sicurezza dei cittadini dalla mafia o quella del Paese dai nemici. Solo da noi le intercettazioni servono a rovesciare il premier eletto dalla maggioranza del corpo elettorale e a far tenere lezioni di moralità da chi non è autorizzato a darle”.

Come sempre deve valere il buonsenso. Certo pure la Chiesa ha manifestato disagio per le intercettazioni e Berlusconi, ha sostenuto il cardinale Bagnasco, non può più rappresentare il bene del Paese. Ho l’impressione che dopo questo “strappo” e con tutti i malpancisti che ci sono nei due poli, si stia svegliando la vecchia Balena bianca. Ah, la Politica!

Enrico Pirondini

 

 

 

 

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