Commenta

Rete della droga, dieci in tribunale per l’interrogatorio

tribun

(nella foto il tribunale di Cremona)

Dalle ricostruzioni dei carabinieri del nucleo investigativo un quadro fatto di amici e familiari, impegnati in un’articolata attività di spaccio. Coinvolti italiani, marocchini e albanesi, senza ruoli definiti. Residenti a Cremona e in aree limitrofe. Con lavoro e famiglia. Molti i giovani. La vendita della droga, cocaina e hashish, sempre a piccole dosi. Con dieci, quindici ‘affari’ praticamente ogni sera, grazie a movimenti in diverse aree della città a piedi e in bicicletta. E frequenti rifornimenti a Milano e a Brescia. Nata da una semplice attività di controllo a fine 2009, l’indagine, fatta di intercettazioni dal linguaggio in codice e di verifiche sul campo, ha portato a una serie di arresti martedì. L’accusa: concorso in detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Dieci arrestati finiti in carcere sono arrivati oggi in tribunale per essere interrogati. Davanti al giudice Clementina Forleo in due si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Si tratta del foggiano 35enne Francesco Messina e del marocchino 31enne Hicham Khettabi (difesi rispettivamente dagli avvocati Franco Antonioli e Ilaria Ceriali). Gli altri otto hanno parlato, e hanno negato lo spaccio, dichiarando di aver comprato gli stupefacenti per uso personale. Sono Salah Daimallah, marocchino 23enne, Mohammed Bouchouari, 28 anni, marocchino, Hamza Zeglam, 23 anni, marocchino, ed Ervin Dobra, detto Kevin, albanese di 21 anni (difesi dall’avvocato Enrico Forghieri). Come loro hanno parlato Alì El Ouafi, 31 anni, e il fratello Elmehdi, 25 anni, entrambi marocchini (assistiti dall’avvocato Guido Priori), Fation Troka, detto Tony, 22 anni, albanese (difeso da Luca Landi) e Abdelhak Sarhor, 25 anni, marocchino (assistito dall’avvocato Gianluca Monti). Il giudice si è riservato di decidere sulle richieste di scarcerazione o di misure alternative. Per alcune di queste persone è stato necessario l’interprete. Da qui un fuori programma: nell’ufficio del giudice si è presentata una donna dicendo di essere l’interprete. E’ però successivamente emerso che si trattava della madre di Hamza Zeglam, interprete ma non chiamata dal tribunale. E’ stata quindi allontanata, perché il compito era stato affidata a un’altra persona.

 

 

 

© Riproduzione riservata
Commenti