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Evasione fiscale milionaria, Reboani a giudizio con altri otto imputati I suoi beni restano tutti sequestrati

salvini

(Nella foto di repertorio il giudice Guido Salvini)

Giuseppe Reboani, 49 anni, legale rappresentante della Reboani Pavimenti Srl, è stato rinviato a giudizio dal gup Guido Salvini. E’ accusato di una enorme evasione fiscale creata attraverso un giro di fatture per operazioni inventate. A giudizio anche altri otto imputati, mentre altri quattro hanno patteggiato. Il processo Reboani inizierà il prossimo 22 febbraio. I difensori avevano poi chiesto il dissequestro dei beni del loro assistito ma è arrivato il diniego del giudice, ad eccezione delle auto aziendali.

Il sequestro riguarda una grande quantità di denaro, titoli e beni dello stesso  Reboani: gli  immobili a Castelverde, a Cremona e a Cervia, inoltre terreni agricoli, automobili,  autocarri. Secondi i magistrati i profitti di Reboani sarebbero arrivati “attraverso il mancato pagamento delle imposte dovute, per un importo complessivo quantificato in 3.044.796,35 euro per il 2008 e di 169.042,17 euro per il 2009”. Sotto sequestro ci sono anche soldi e beni degli altri  dei 12 coimputati, per la maggior parte calabresi:  Roberto Ginesi, di Aulla, legale rappresentante della Area-Gi srl e della Ediltile srl, assistito dall’avvocato Stella Abbamonte, Gaetano Crivaro, cutrese residente a Castelvetro Piacentino, legale rappresentante del Consorzio Artigiani Edili, difeso dall’avvocato Marco Gamba, Ercole Salerno, cutrese residente a Castelvetro, titolare dell’omonima ditta individuale, assistito dall’avvocato Isabella Cantalupo, Giuliano Camposano, residente a Cutro, legale rappresentante della Edil Sud srl, rappresentato dall’avvocato Stella Abbamonte, Pasquale Muto, residente a Mantova, titolare dell’omonima ditta individuale, Salvatore Muto, residente a Cremona, legale rappresentante della Emmesse, Giovanni Mancuso, residente a Gadesco, titolare dell’omonima ditta individuale, tutti difesi dall’avvocato Marco Gamba, e Francesco Serio, palermitano residente a Cremona, titolare dell’omonima ditta individuale, assistito dall’avvocato Isabella Cantalupo.

Hanno invece patteggiato un anno e sei mesi di reclusione i fratelli Salvatore, Francesco e  Domenico  Dangelo, residenti a Bonemerse, titolari dell’omonima ditta individuale, assistiti dall’avvocato Giuseppe Dametti, e Stella Petrozza, residente a Castelvetro, legale rappresentante del Consorzio Edilstella, difesa dall’avvocato Marilena Facente.

Secondo l’accusa, in sei anni (2006-2009), Giuseppe  Reboani, che è difeso dagli avvocati Giorgio Gallico e Paolo Fornoni, avrebbe utilizzato fatture per operazioni inesistenti emesse dai coimputati al fine di evadere le imposte sui redditi e l’Iva “su un imponibile acclarato pari a 39.678.560,15 euro ed Iva evasa pari a 7.898.809,11 euro”. Egli inoltre avrebbe emesso fatture per operazioni inesistenti per un imponibile pari a 41.969.406,99 euro ed Iva evasa per 8.357.321,75 euro.

Le operazioni finanziarie sospette riguardavano operatori edili molto vicini a Reboani, e furono segnalate dalla vigilanza valutaria del Ministero perché riguardavano assegni bancari emessi dalla Reboani Pavimenti srl nei confronti degli artigiani edili, i quali, contestualmente al versamento del titolo sui propri conti correnti, prelevavano l’intera somma di denaro, alimentando un giro di contanti per milioni di euro. La finanza sequestrò il computer in uso ad un dipendente amministrativo della Reboani Pavimenti. Furono esaminati i file e trovata una cartella intestata a “Ginesi” con fatture prive di intestazione, ma tutte aventi per destinatario la Reboani Pavimenti srl. Ginesi gestiva le società Areagi-Gi srl e la Ediltile srl, per l’accusa “cartiere” costituite con il solo scopo di produrre fatture false emesse a favore della società di Reboani che in questo modo poteva abbattere il proprio reddito imponibile. Secondo l’accusa, gli imputati avrebbero nascosto o comunque distrutto le scritture contabili e i documenti per non consentire la ricostruzione dei redditi.

 

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