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Cittadinanza e povertà, il convegno che ha aperto la Settimana della Carità

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Il convegno “Cittadinanza e povertà nella comunità” tenuto presso il Centro pastorale diocesano nella mattinata ha aperto la Settimana della Carità 2011 promossa da Caritas cremonese nell’imminenza della festa patronale di S. Omobono, padre dei poveri. Due i relatori: Il biblista don Maurizio Compiani che partendo dalla vicenda di Caino e Abele, ha spiegato come la Sacra Scrittura intende la città e l’avvocato Lorenzo Trucco, presidente di Asgi, che ha illustrato la campagna “L’Italia sono anch’io” che mira a facilitare l’ottenimento della cittadinanza agli immigrati e la possibilità di essere elettori attivi e passivi in ambito locale. Prossimo appuntamento della Settimana mercoledì 9 novembre alle 20.45 al Centro Pastorale con Paolo Beccegato che relazionerà dei 40 anni di Caritas Italiana.

Don Maurizio Compiani ha spiegato come la Bibbia interpreta il fenomeno della nascita delle città. La prima che appare nella Sacra Scrittura è fondata da Caino dopo l’uccisione del fratello Abele: essa è dunque il frutto di una fraternità lacerata. In un certo qual modo l’omicida ricerca una relazionalità che aveva rifiutato in Abele, ma accanto a questa spinta positiva la città sembra costruirsi anche sulla violenza: Lamech, discendente di Caino, non si acconta più di essere vendicato sette volte come il suo antenato, ma ben settantasette volte. La città vive dunque delle tensioni proprie del cuore dell’uomo che ha in sé un desiderio di bene, ma anche la spinta al male. Non per nulla dal seme di Caino nasce Lamech, ma anche gli artisti e gli architetti che abbelliscono la città
Per don Compiani la città nasce per proteggere l’umanità stessa, per guarire le ferite di una fraternità lacerate attraverso dei processi di umanizzazione. Nella sua costruzione non si tratta soltanto di operare dal punto di vista architettonico, ma anche dal punto di vista etico: gli abitanti, infatti, sono “concittadini”, cioè devono stabilire dei rapporti, delle relazione, rivendicando certamente dei diritti, ma soprattutto assumendosi dei doveri e delle responsabilità
La presenza dei poveri è senza dubbio una delle ferità di questa fraternità ricercata e mai totalmente realizzata. Essi mostrano che l’ideale non è mai completamente raggiunto. Sintomatico quanto dice il libro del Levitico al capitolo 25 proprio a proposito dei bisognosi: non si dice semplicemente di aiutarli, ma di “renderli forti”, cioè di dare loro valore, di riportarli al centro di quel progetto che Dio aveva pensato.
La vicenda di Caino e Abele, per don Compiani, conduce a tre fondamentali conclusioni. Anzitutto quando le diversità non sono più convergenti e sono assunte come separazioni, impoveriscono ognuno e condanno alla solitudine, in secondo luogo che Dio si prende cura di tutti, ma soprattutto di chi è ai margini (come appunto Abele, il secondogenito) e infine che il peccato sta sempre accovacciato sulla porta del cuore dell’uomo: il mancato dominio del cuore porta al conflitto, così come avviene nelle città, costruite per ritrovare il volto del fratello, ma poi vissute con indifferenza o peggio ancora con violenza.
È seguito l’intervento dell’avvocato Lorenzo Trucco che ha illustrato l’iniziativa  “L’Italia sono anch’io”, la campagna nazionale per i diritti di cittadinanza e il diritto di voto promossa nel 150° annivesario dell’unità d’Italia da 18 associazioni di volontariato, tra le quali Caritas italiana.
Trucco ha anzittutto spiegato quanto sia difficile, in base alla legislazione vigente, riuscire ad ottenere la cittadinanza italiana. Si diventa, infatti, italiani o per diritto di sangue, o dopo due anni dal matrimonio con un italiano o, infine, per naturalizzazione. In questo caso occorre essere residenti in Italia da almeno 10 anni e avere un determinato reddito.  Non si tratta però di un diritto soggettivo, ma di un interesse legittimo: lo stato, quindi, può anche negare la richiesta nonostante i requisiti siano validi. A tutto ciò si aggiungono i lunghissimi tempi di evasione delle pratiche, anche tre anni. Lo stesso iter devono seguirlo i minori nati in Italia o giunti nel nostro paese in tenera età.
La campagna “L’Italia sono anch’io” mira a presentare una legge di iniziativa popolare (in sei messi occorrono 50.000 firme) che faciliti l’ottenimento della cittadinanza e garantisca la possibilità di essere elettori attivi o passivi in ambito locale. Secondo tale progetto di legge può ottenere la cittadinanza chi nasce nel territorio della Repubblica se uno dei genitore è in possesso di un permesso di soggiorno da almeno un anno, oppure se un bambino nasce da uno straniero che esso stesso è nato in Italia.
Più complesso il problema dei minori giunti nel nostro paese in tenera età. Per loro la proposta di legge prevede la cittadinanza se sono arrivati in Italia prima di aver compiuto 10 anni e se hanno frequentato un intero ciclo scolastico.
Quindi si chiede di diminuire a 6 mesi il tempo dopo il matrimonio con un italiano necessario per ottenere il riconscimento e a cinque anni per la naturalizzazione. Infine per i rifugiati, coloro che godono di protezione sussidiaria (un grado sotto lo status di asilo) e gli apolidi viene richiesto il soggiorno legale per tre anni.
Sono seguiti gli interventi. Tra i primi l’assessore ai servizi sociali del Comune di Cremona Luigi Amore che ha invocato anche un impegno sul versante dei doveri degli immigrati e l’assessore ai diritti alla cittadinanza, Maria Vittoria Ceraso, che ha illustrato alcune iniziative per l’integrazione degli immigrati.

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