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Gradevole messa in scena del “Cappello di Paglia di Firenze” Egregia prova di cantanti e coro

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Ci pare che il pubblico del Teatro Ponchielli non abbia accolto “Il cappello di paglia di Firenze” di Nino Rota con quel frenetico entusiasmo che ne decretò invece lo straordinario successo a Palermo nel 1955, pur apprezzando nel complesso la gradevole messa in scena, la buona schiera di cantanti e l’egregia prova di coro e orchestra. Paradossalmente possiamo affermare che questa farsa musicale risulta ostica in certo qual modo ai melomani d’oggi tanto quanto mezzo secolo fa risultava fresca e appetibile. Eppure nel Cappello c’è tutto il Rota delle colonne sonore dei film di Fellini… già, ma nel cinema la musica non si nota ed apprezza come nel teatro? Raramente, comunque, si ha modo di ascoltare un cast vocale di così spiccata dizione, tanto da far sembrare inutile il cartellone dei sopratitoli: in particolare nettissima la declamazione di Domenico Colaianni (perfetto nella goffa macchietta di Nonancourt) e pure del bravo tenore Leonardo Cortellazzi come Fadinard. Per la bellezza del timbro vocale su tutti spiccava il mezzosoprano Marianna Vinci nel ruolo della baronessa di Champigny (in Traviata la sua Flora la scorsa stagione al “Ponchielli” passava più inosservata), ma molto interessante anche il baritono Filippo Fontana vincitore del ruolo di Beaupertuis nel concorso As.li.co. per questo allestimento e pure Anna Maria Sarra e Manuela Cucuccio, dichiarate “idonee” nel suddetto concorso As.li.co., si sono fatte notare rispettivamente cantando Anaide e Elena. Tutti inoltre efficaci nella necessariamente brillante recitazione ben modellata dalla regia di Elena Barbalich. Tommaso Lagattola ha disegnato bellissimi costumi d’epoca e allestito scene essenziali fatte da quinte di grate lignee con due porte laterali, pochi arredi quali tavoli, sedie, paraventi. La multiforme guizzante neomelodica musica di Nino Rota, ritoccata qua e là da modernità armoniche, ha comunque incontrato il favore del pubblico che ha dispensato applausi sinceri, ma non fragorosi come meritava questo delizioso allestimento così ben diretto dalla bacchetta di Giovanni Di Stefano alla testa dell’orchestra de I Pomeriggi Musicali. La presenza di titoli novecenteschi nelle stagioni liriche del Teatro Ponchielli di Cremona negli utlimi anni fa ben sperare che nel Circuito Lirico Lombardo arriveremo forse alla nascita di una nuova opera commissionata ad un compositore contemporaneo…

Paolo Bottini

 

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