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Ponte sul fiume Po: incidenti e vecchi problemi

Lettera scritta da Ezio Corradi

Egregio Signor Direttore,

l’ennesimo incidente della strada sul ponte in ferro fra Cremona e Castelvetro Piacentino della ex statale 10, ripropone ancora una volta il tema del collegamento fra le due sponde del fiume Po, fra Cremona e Castelvetro Piacentino.

Come il fiume Po in piena, anche il Sindaco di Castelvetro Piacentino, Francesco Marcotti, ripropone, per primo e gonfio di rammarico dopo i “disguidi” per gli automobilisti, il tema delle alternative sul “che fare” del Ponte sul Po e del suo traffico.

Ci pare che da tempo, nel corso di questi lunghi anni, abbiamo avanzato proposte che sono rimaste sulla carta, probabilmente per il loro basso costo di investimento rispetto a progetti di nuovi attraversamenti “bretellari-autostradali ed euromilionari”.

Ricapitolando le proposte, formulate in progetti ed in lettere alla stampa, abbiamo tra l’altro sollecitato l’adozione di un sistema di monitoraggio, controllo della velocità (sul ponte esiste un limite di 50 km/h – ndr) e distanziamento dei veicoli sul tipo di quello da anni installato nella galleria del Monte Bianco, con ovvia possibilità di sanzione ai trasgressori, per prevenire e dissuadere comportamenti in un tratto stradale che è di poche centinaia di metri, ma che rappresenta un punto sensibile per il traffico.

A distanza di anni notiamo che il “sistema Monte Bianco” non è stato applicato sul ponte stradale del Fiume Po, mentre invece sono spuntati due semafori nell’abitato di Castelvetro Piacentino, uno sul rettilineo di Via Statale a Mezzano Chitantolo, il secondo cento metri dopo l’incrocio Via Provinciale-Via Platina-via Bernini fra l’edicola, la banca ed una famosa antica trattoria tipica. Con quali effetti? Code, aumento dell’inquinamento per frenate e accelerazioni per le ripartenze. Certo, “a caval donato…” visto che sono semafori “offerti” dalla Società Centropadane: c’erano alternative alle localizzazioni?  Probabilmente sì: una rotatoria con spazio per i pedoni su via Statale all’altezza della ex Chimoil ed una  all’altezza del “curvane” di Mezzano di fronte al primo polo commerciale per “condizionare velocità e scurezza” e, per il secondo semaforo, il posizionamento sull’incrocio per regolare e mettere in sicurezza pedoni ed automobilisti.

Non solo, il problema traffico e inquinamento da traffico e rumore fra Castelvetro Piacentino e Cremona si dovrebbe risolvere garantendo i trasporti pubblici su ferrovia e su gomma, integrati, ripristinando sulla sponda cremonese le linee filobus da attestare come capolinea vicino ai binari della ferrovia Cremona-Castelvetro Piacentino per offrire un accesso/partenza  da sud da e per la città di Cremona per Fidenza/Piacenza senza dovere ricorrere alla stazione ferroviaria di Cremona. Non riusciamo a comprendere, infatti, come mai nel recente incontro fra amministratori della Regione Emilia Romagna, della Provincia di Piacenza e del Comune di Castelvetro Piacentino, nessuno abbia insistito più di  tanto con l’Assessore ai Trasporti della Regione Emilia Romagna che è stato capace di tagliare i servizi dei trasporti ferroviari per Piacenza e Fidenza, sostituendoli con i lenti bus delle locali/provinciali aziende di trasporto sulle tortuose, nebbiose e ghiacciate strade della bassa, mentre guarda caso anche la sua Regione, con la accondiscendente “complicità” della sponda lombarda, ha mantenuto in piedi il parere favorevole per il costoso e devastante “Progetto Bretella autostradale A21-Castelvetro Piacentino-Cavatigozzi-exSS234 Codognese-ex SS415 Paullese”.

A quando, cari amministratori, i treni diretti cadenzati sugli itinerari Piacenza-Cremona-Brescia/Bergamo e Brescia/Bergamo-Treviglio-Cremona-Fidenza? Perché non vengono utilizzati al meglio gli investimenti sulle infrastrutture esistenti che il cittadino ha già lautamente pagato con le imposte e con le tasse? Perché scialacquare, svendere e trascurare le infrastrutture presenti sul territorio? Dov’è finita la capacità manageriale del pubblico nella gestione dei servizi?

Certo, “Euri” per i treni locali e per istituire un servizio di tipo metropolitano, anche come navetta a spola (come già previsto un nostro “vecchio” progetto del 1986…), di questi tempi non ce ne vogliono far vedere nemmeno l’ombra… Ma 220 milioni di Euro per perpetuare la ulteriore cementificazione e il violento stupro del territorio (alla faccia di Genova o della Val Susa), quelli si trovano, eccome!

Complimenti alla “casta-congrega” degli amministratori impegnati nel far quadrare il cerchio per “migliorare il futuro delle prossime generazioni con autostrade-parco e far tirare le quoia per inquinamento a quelle presenti”: è un ricambio anche questo, di persone purtroppo, non di aria.

Ma dal rituale coccodrillesco piagnisteo del Sindaco di Castelvetro Piacentino, Francesco Marcotti, non si riesce a capire come mai gli enti locali cremonesi e piacentini non riescano a stabilire modalità di immediato accesso “obbligato e libero” in autostrada fra Cremona e Castelvetro, in caso di incidenti sul ponte del fiume Po. La qual cosa accade normalmente nel caso contrario di incidenti sull’autostrada con riversamento, naturalmente gratuito compreso l’aumento dell’inquinamento, del traffico sulle statali e provinciali attorno a Castelvetro Piacentino-Ponte del Po-tangenziale di Cremona.

Non se ne parla nemmeno di “accesso libero o a tariffa agevolata” per i residenti e i pendolari fra Castelvetro Piacentino e Cremona. L’impegno per l’accordo (un foglio di carta, la biro per la firma) è troppo oneroso? Perché non individuare modalità tariffarie che permettano di utilizzare a favore del territorio una infrastruttura autostradale ormai ampiamente pagata e ripagata con gli introiti da traffico? Se il tratto di autostrada fra Castelvetro Piacentino-Cremona non serve il territorio nemmeno nelle emergenze, che ci sta a fare il casello autostradale a Castelvetro? E’ più che sufficiente e funzionale il casello Caorso–Monticelli d’Ongina, costruito in anni recenti a pochi chilometri da Castelvetro!

Strano questo effetto tariffario contro il territorio, visto che gli amministratori della società autostrade Centropadane che siedono, alcuni ben radicati da qualche lustro e sotto cento bandiere, nel consiglio di amministrazione della Società Centropadane sono, per la stragrande maggioranza, di nomina pubblica, degli stessi Enti Locali che, masochisticamente, si divertono a spennare i loro cittadini-automobilisti-utenti in nome del progresso futuro…(se questo è il progresso, Vicenza, Liguria, Versilia, docet).

Del tutto ignorata, poi la deviazione sulle ex strade statali Monticelli d’Ongina-San Nazzaro-Ponte sul fiume/lago del Po-Castelnuovo Bocca d’Adda-exSS234 Codognese, per il traffico leggero da e per Cremona-Piacenza in casi di emergenza.

Quanto poi a dover costruire nuove strade o nuovi ponti in Italia, per ogni incidente automobilistico e le interruzione che ne seguono, questa è una nuova teoria delle infrastrutture, dei trasporti e della mobilità che avrebbe certamente a favore i costruttori di auto, autostrade, gomme, petrolieri: insomma, una bella compagnia, un parterre di “energie fossili”, ma che succhierebbe risorse  infinite invece che far crescere un’economia verde a misura d’uomo in un mondo finito per i/le fossili e aperto alle energie rinnovabili, alla filiera corta…

Si lamenti pure Signor Sindaco di Castelvetro Piacentino, ne ha tutta la facoltà e, forse, le ragioni, ma ci racconti anche cosa ha fatto di concreto in questi anni, oltre ad aver dato ragione di volta in volta ad una lobby di qua e ad una di là…tranne che ai cittadini ed al sistema di trasporto pubblico locale.

Intanto la terra, sempre più cementificata si surriscalda e le piogge assomigliano sempre più a violenti “monsoni padani”: colpa degli incidenti sul ponte del Po, ovviamente!

Ezio Corradi
Vicepresidente Coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardia

 

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