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“Roméo et Juliette” di Charles Gounod, un vero capolavoro romantico

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Essendo titolo meno conosciuto del Faust, avranno goduto di piacevole sorpresa i melomani cremonesi (ma anche parmensi e milanesi!) ad ascoltare per intero (magari per la prima volta) “Roméo et Juliette” di Charles Gounod, un vero capolavoro romantico a dispetto di coloro che ritengono la musica di quest’opera di qualità non eccelsa, invece svolazzante e spensierata oppure turgidamente drammatica quanto occorre per colpire vividamente lo spettatore, inoltre raffinata l’orchestrazione e arditamente originali certi passaggi armonici tesi a sottolineare la drammaturgia.
Tutte qualità ben esaltate dalla direzione musicale di Michael Balke alla testa dell’orchestra de I Pomeriggi Musicali che ha affrontato con scioltezza una partitura certo non facile. E nemmeno una passeggiata i ruoli vocali, a partire proprio dagli sfortunati protagonisti che sono stati diremmo magistralmente interpretati da Jean-François Borras e Serena Gamberoni, due voci sicure, piene, svettanti e squillanti in maniera del tutto soddisfacente (ma la Serena però convince di più nella recitazione!), entrambi già apprezzati sul palcoscenico del “Ponchielli” (Borras giusto un anno fa era un ottimo Alfredo).
E accanto al tenore monegasco dal bello squillo nemmeno il collega Saverio Fiore sfigurava nella parte di Tybalt. Degno di speciale plauso, poi, il Mercutio di Mihail Dogotari, che pure nella Stagione Lirica 2010 già stupiva con il suo Alidoro. Ma un vero cammeo è stato Stéphano interpretato da Silvia Regazzo: peccato che le buone doti di maschiaccio non le siano sufficienti per nascondere del tutto la sensualità tutta femminile della sua splendida e musicalissima voce di mezzo-soprano. Bene il resto del cast vocale (compreso il sempre eccellente Coro del Circuito Lirico Lombardo preparato da Antonio Greco), anche nella scolpita recitazione, ma ancora almeno vogliamo ricordare Abramo Rosalen come Frère Laurent. Applausi sinceri per tutti, per i due protagonisti vere ovazioni. Invece qualche sparuto «buu» per la regia di Andrea Cigni, a torto diciamo, perché è stata molto intensa ed efficace la sua lettura volutamente a-temporale (con costumi pressoché moderni ben confezionati da Massimo Poli) fatta con uno sfondo minimal-blu-notte di dodici porte con ballatoio in cima e pedana centrale, il tutto pieno di bei giochi di luce architettati da Fiammetta Baldiserri. Un allestimento piacevolmente moderno per una tragica storia d’amore senza tempo.

Paolo Bottini

 

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