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Solarolo Rainerio, consegnate le reliquie dei missionari martiri Barosi e Zanardi Uccisi 70 anni fa in Cina

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«I martiri missionari Barosi e Zanardi ci insegnano che essere vigilanti significa compiere con fedeltà il proprio dovere anche se comporta rischi, anche se l’umana prudenza esorta a soprassedere». Mons. Lafranconi ha celebrato il 70° anniversario dell’uccisione in Cina dei cremonesi mons. Antonio Barosi e padre Mario Zanardi sabato 26 novembre, durante la liturgia della prima domenica di Avvento. Nella chiesa di Solarolo Rainerio, alle 16, il presule ha presieduta una solenne Eucarestia e al termine ha consegnato alle comunità d’origine dei martiri (Solarolo per Barosi e Soncino per Zanardi) delle reliquie che don Mario Binotto ha recuperato nel suo recente viaggio nell’estremo Oriente. Precedentemente, alle 15, il presule aveva benedetto una lapida commemorativa nella cascina “Calesana” dove il 23 novembre 1901 ebbe i natali Barosi.

La giornata commemorativa del martirio in Cina dei missionari cremonesi mons. Antonio Barosi e padre Mario Zanardi è iniziata alle 15 di sabato 26 novembre nella cascina “Calesana” a circa un chilometro dalla chiesa parrocchiale di Solarolo Rainerio. In questa grande corte immersa nella campagna e nella nebbia nacque il 23 novembre 1901 mons. Antonio Barosi, l’amministratore apostolico di Kaifeng, appartenente al Pontificio Istituto Missioni Estere.

Sul muro bianco esterno che si affaccia su uno sterminato campo dalle zolle rivoltate è stata affissa una lapida che ricorda la nascita del presule barbaramente trucidato il 19 novembre 1941, in uno sperduto villaggio cinese dopo una mattinata occupata ad amministrare il sacramento della Confermazione.

Don Mario Binotto ha introdotto la breve cerimonia di inaugurazione raccontando brevemente la vita di mons. Barosi, i suoi primi dieci anni di vita trascorsi in queste zone, poi il trasferimento a Cremona, la frequentazione della Cattedrale come ministrante e l’ingresso nel Seminario diocesano nel 1913. Nel 1919, dopo aver sentito parlare del missionario padre Silvio Pasquali, entrò nel seminario del PIME a Milano e scoprì la sua vocazione di annunciatore “ad gentes”. Don Binotto ha auspicato che si possa studiare la vita di questo religioso e dei suoi compagni martiri (con Barosi e Zanardi furono trucidati anche padre Zanella di Treviso e padre Lazzaroni di Colere), magari da parte di qualche studente universitario ancora indeciso sul tema della sua tesi di laurea.

È seguita la benedizione del vescovo Lafranconi che subito dopo, accompagnato dai proprietari, ha visitato la cascina soffermandosi in modo particolare nell’abitazione padronale. Alla benedizione ha partecipato un nutrito gruppo di persone, fra di essi i primi cittadini dell’unità pastorale cui fa parte Solarolo: oltre al sindaco locale Clevio Demicheli vi erano infatti, il sindaco di San Giovanni in Croce Pierangelo Asinari, quello di Voltido Fabio Valenti, quello di Casteldidone Mario Gualazzi e in più il sindaco di San Martino del Lago Dino Maglia. Presenti anche alcuni familiari di Barosi provenienti da Desenzano del Garda.

Alle 16, invece, nella chiesa parrocchiale di Solarolo è stata celebrata l’Eucaristia. In prima fila oltre ai già citati primi cittadini anche quello di Soncino, Francesco Pedretti che guidava insieme al parroco don Mario Marinoni una nutrita delegazione di persone, soprattutto appartenenti al locale circolo ACLI dedicato a padre Zanardi, oltre che alcuni parenti stretti del martire Zanardi.

Nelle prime file sedevano anche alcune persone di Colere che nel settembre scorse hanno organizzato il pellegrinaggio in Cina cui ha partecipato don Mario Binotto e don Vito Magri.

All’inizio della celebrazione è intervenuto ancora don Binotto per il saluto ufficiale nel quale ha auspicato che il ricordo dei martiri renda più credibile e missionaria la fede dell’unità pastorale di San Giovanni, Solarolo, San Lorenzo Aroldo, Voltido e Casteldidone. Poi ha annunciato che sarà avviato il processo di beatificazione dei martiri, grazie anche all’interessamento del vescovo emerito di Siena mons. Bonicelli.

Nell’omelia mons. Lafranconi, che portava al petto la croce pettorale di Barosi, ha evidenziato soprattutto la forte passione missionaria dell’amministratore apostolico di Kaifeng, il suo spendersi totalmente per i fedeli, non curante dei molti pericoli che incombevano su di lui e sui suoi missionari, soprattutto durante la guerra tra Cina e Giappone che indirettamente coinvolgeva Italia e Germania, alleate del paese del sol levante.

«I martiri missionari – ha esordito il vescovo Dante collegandosi con la prima domenica di Avvento – ci insegnano che essere vigilanti significa compiere con fedeltà il proprio dovere anche se comporta rischi, anche se l’umana prudenza esorta a soprassedere».

La vigilanza dunque si esprime nel vivere ogni momento come se fosse quello dell’incontro con Dio: «Siccome non sappiamo esattamente quando sarà tale momento – ha spiegato il presule – cerchiamo di vivere sempre bene. Così come fece Barosi che capì fin da subito che la testimonianza di vita è la migliore predicazione del Vangelo».

La testimonianza concreta, infatti, è ciò che mostra l’affidabilità del Vangelo. E a tal proposito mons. Lafranconi ha citato una lettera del Barosi al Circolo missionario del Seminario dove egli racconta dello stupore dell’autorità rispetto al comportamento dei missionari durante il conflitto Cina-Giappone. Invece di fuggire i religiosi erano rimasti tra la gente, condividendo con loro le privazioni, i sacrifici e i rischi.

Il vescovo ha poi parlato del martirio dei missionari come della prove suprema della credibilità dell’annuncio cristiano: «Tanto più i predicatori del Vangelo si avvicinano alla vicenda di Gesù e la imitano, tanto più sono convincenti».

«Il loro esempio – ha continuato – possa suscitare in noi un nuovo vigore nella testimonianza e la consapevolezza che il Vangelo non può essere ridotto a semplice galateo, che non si puo ridimensionare in base alle nostre comodità».

Infine mons. Lafranconi ha parlato della situazione della Chiesa cinese e ha invitato a pregare sia per i cristiani clandestini perchè possano ottenere presto la libertà e sia per quelli patriottici, legati al regime comunista, perchè possano mantenere integra la fede cristiana e il loro legame con il Papa.

Al termine della Messa, animata dalla schola cantorum dell’unità pastorale e concelebrata da una decina di sacerdoti (tra di essi anche il parroco moderatore don Alfredo Valsecchi e il diacono permanente Giuseppe Mori) mons. Lafranconi ha ufficialmente consegnato le reliquie, poste in teche di cristallo, alle comunità d’origine dei martiri: Solarolo per Barosi e Soncino per Zanardi.

 

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