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Il vecchio Ospedale, 12 mila metri quadri inutilizzati e in stato di abbandono Malvezzi: «Per una parte, è possibile la vendita a privati»

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«Per il complesso di via Radaelli è possibile che venga messo in vendita a privati, per la Chiesa di San Francesco è più auspicabile una concessione, ponendo a carico degli investitori il recupero delle opere». Questa la risposta del vicesindaco Carlo Malvezzi sul destino dell’ex ospedale, complesso di quasi 12 mila mila metri quadrati inutilizzati e in stato di degrado tra via Radaelli e la Chiesa di San Francesco in piazza Giovanni XXIII. L’amministrazione si è affidata ad Unicredit in qualità di advisor privato per testare le possibili soluzioni, ma i tempi per progetti concreti «non dipendono da noi», conclude Malvezzi nella telefonata che è possibile ascoltare qui sotto.

Carlo Malvezzi by Cremonaoggi2

Intanto Cremonaoggi è andata tra i dodicimila metri quadrati di proprietà del Comune di Cremona, abbandonati proprio nella parte più antica di Cremona. Tra quel che resta degli immobili lasciati liberi dall’ospedale nel 1971 quando si trasferì nella nuova e moderna sede lungo la via Giuseppina. Siamo entrati con la telecamera a documentare lo stato in cui versano questi ambienti, alcuni antichissimi come l’ex chiesa di San Francesco o i chiostri, altre meno nobili realizzate tra la fine dell’ Ottocento e i primi anni del Novecento

Abbiamo iniziato dal cortile che fa da parcheggio per i dipendenti comunali dei lavori pubblici e dell’urbanistica. Dalla vecchia casa del custode, negli uffici dell’amministrazione diventati successivamente scuola di musica, centri di danza, aule scolastiche. Ora l’abbandono è totale. Dal tetto piove dentro. Alcune travi sono pericolanti. Servono interventi immediati di conservazione. Poi, le vecchie cucine dell’ospedale, centinaia di metri quadri su via Radaelli tutti con piastrelle azzurre e tetti sfondati che lasciano intravedere il cielo azzurro. Disordine ovunque. lo stabile a fianco che confina con Santa Maria della Pietà è il regno dei piccioni. Lì stanno accatastati i resti delle grandi mostre cremonesi e quel che rimane di altoparlanti, pannelli, fari, termosifoni.
Con un breve tragitto siamo poi entrati da piazza Giovanni XXIII nella chiesa di San Francesco dalla navata più lunga della Cattedrale con i suoi 82 metri. Solo una porzione dell’immobile è occupata dalla stamperia del Comune e dalla cooperativa Antares. Il resto è in totale abbandono. Entrando sembra di fare un tuffo indietro di mezzo secolo, l’enorme atrio del San fratesco faceva da portineria dell’Ospedale Maggiore: le due garitte in legno della portineria sono ancora al loro posto.
Al piano superiore l’infilata di una serie di uffici lunga quanto la navata. Poi all’ultimo piano la sorpresa. La parte superiore della Chiesa perfettamente conservata con le nervature gotiche e qualche traccia di affresco sulle pareti o sui cordoli delle volte. Pensate cosa doveva essere questa imponente Chiesa che nel 1777 cessò di essere dedicata al culto per diventare ospedale. Era stata eretta a partire dal 1288 e affidata ai frati Minori Conventuali. Prima della trasformazione in ospedale la chiesa aveva una dotazione eccezionale di opere d’arte, poi disperse sia nel cremonese che in varie parti d’Italia o all’estero.
Da via Radaelli a San Francesco, patrimonio antico di storia e di storie lasciato morire.

 

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Commenti
  • Michele de Crecchio

    Non comprendo la irrazionale scelta comunale di abbandonare il recupero, già progettato a livello esecutivo, del comparto di via Radaelli, dove avrebbero dovuto essere riportati gli uffici dell’edilizia privata, attualmente confinati nella scomoda e logisticamente infelice sede di via Geromini, sede per la quale il Comune paga un notevole affitto.
    Ciò che vale per la Provincia, che sta realizzando la nuova sede di Santa Monica proprio per risparmiare sugli affitti di sedi decentrate, non vale, evidentemente, per il Comune.
    Credo che nel merito vada fatta, senza pregiudiziali ideologiche ma semplicemente con il buon senso del padre di famiglia, una seria riflessione, prima di operare scelte radicali (la cessione a privati) che inibirebbero per sempre il completamento di un’operazione storica di grande valore culturale e funzionale quale il recupero integrale del glorioso complesso del Vecchio Ospedale.
    Michele de Crecchio

  • pincopallino

    malvezzi = Comunione liberazione= mafia

  • Annamaria Menta

    “L’amministrazione si è affidata ad Unicredit in qualità di advisor privato per testare le possibili soluzioni”

    …facile immaginare un sacco di commenti….quasi gli stessi che nascono leggendo del destino prossimo venturo (e sventurato) del ‘fu’ parco monasteri…