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La Dc: da de Gasperi a Martinazzoli, incontro con Alberto Colombini

Melega_Colombini

– Nella foto, Melega e Colombini

Non poteva iniziare meglio il nuovo percorso divulgativo dell’Associazione Visioni Contemporanee, dal titolo “La storia della Repubblica italiana attraverso testimonianze cremonesi”. Primo ospite di questo filone storiografico, teso a fare memoria delle formazioni politiche della Prima Repubblica, è stato Alberto Colombini, classe 1928, laureato in farmacia, democristiano da sempre, per quindici anni consigliere comunale di Cremona, amministratore in vari enti senza alcun gettone, ed oggi, per meriti professionali e sociali, cavaliere, ufficiale, commendatore, grande ufficiale e cavaliere di gran croce. 
La sua relazione, comprensiva dell’arco di tempo che ha visto protagonisti Alcide De Gasperi ed alla fine Mino Martinazzoli, s’è perfettamente calata nello spirito dell’iniziativa unendo in rapidi rimandi le vicende nazionali a quelle locali. Presentato da Agostino Melega, coordinatore di queste serate che dureranno, a cadenza quindicinale, fino a maggio inoltrato, Colombini ha iniziato l’esposizione parlando del quartiere dove è cresciuto, del rione di sant’Imerio, dalla verace e leale impronta popolana, le cui impronte egli ha conservato nel modo di fare diretto, senza tanti giri di parole.
Il relatore ha voluto portare all’attenzione dei presenti le radici storiche della Democrazia Cristiana cremonese, figlia del Partito Popolare di don Sturzo, nata in casa del capitano Emilio Mascherpa, con incontri avvenuti già nel 1939.  Un rilevante apporto diede in seguito il Movimento Femminile con la direttrice didattica Maria Vezzini, la maestra Stadiotti, la signora Nolli, le sorelle Teresa e Maria Lombardi, la prof. Barbieri, le sorelle Coggi, Vanna Mancini e Paola Cagnatelli. Artefici dello sviluppo successivo furono anche gli esponenti del Movimento Giovanile con Romeo Voltini, Mario Frittoli, Angelo Grisoli, Cesare Gastaldi, Giacomo Lazzarini, Amilcare Stefanini, Bernardino Zelioli, Lorenzo Gastaldi, Danilo De Marchi (detto Pulce) e lo stesso Alberto Colombini. Tutta gente che nutriva una autentica passione civile e che si ispirava, sul piano culturale, agli Acta diurna dell’Osservatore Romano, curati da Guido Gonella, incaricato da mons. Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI.
A guerra finita, nel 1947, la sezione della DC di Cremona-centro fu dedicata a Giovanni Donati, l’inviato a Cremona da don Sturzo, per la creazione della testata “il Popolo”. Ampio risalto Colombini ha voluto dare alla figura di Alcide De Gasperi, quale “esempio di vita leale, onesta, vissuta con serenità, ma con determinazione”. Poi, di passaggio in passaggio, si è attraversata tutta l’era democristiana, toccando il programma del 1958-1963, con Amintore Fanfani segretario del partito, all’insegna del motto: “Garantire al popolo un progresso senza avventure”. Aldo Moro è l’altro cavallo di razza ricordato da Colombini, per la sua forza e capacità di vedere lontano. Con rammarico il relatore s’è rifatto alla ricchezza iniziale del dibattito politico nella DC, un fecondo confronto cristallizzatosi poi in sette correnti organizzate e in una ingessatura del partito bloccato da eccessivi personalismi. Una pagina critica per la DC furono anche i cosiddetti “cattolici del dissenso”. La confusione raggiunse di fatto l’apice quando si fu incapaci di mantenere la rotta dettata dal “preambolo” scritto da Carlo Donat Cattin al Congresso DC del 1980, al fine di stoppare qualsiasi intesa con il PCI. E per la ripresa del rapporto fra DC e PSI. Ma quando Berlinguer, segretario del PCI, accettò “l’ombrello tutore della Nato”, prese l’avvio una fase politica nuova che portò al “compromesso storico”.
Non s’è dimenticato Colombini d’esprimere un commosso ricordo sulla figura di Mino Martinazzoli, amico di università dal 1949, scomparso recentemente, riportando le parole che egli disse in occasione del decennale dell’attentato ad Aldo Moro, ossia che al di là di ogni tragedia “alle la garanzia che può e deve offrire l’ordine democratico”.
Prossimo appuntamento del “ciclo storico” sarà con Giuseppe Azzoni, il 9 febbraio, sempre alle 21, in via Palestro, 42, sul tema: “PCI: dal Fronte Popolare all’eurocomunismo”.

 

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