Cronaca
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Cefalonia, l'eccidio non è archiviato 173 cremonesi furono trucidati

Diecimila soldati massacrati dai tedeschi nell’isola greca (settembre 1943). E ben 173 i cremonesi trucidati. Tra i pochi superstiti BrunoVilla, sergente maggiore della Divisione Acqui. La tragedia ricordata in Sala Borsa il 30 marzo 2001 a cura della Associazione italo-ellenica “Solomos”. Introdusse Floriano Soldi. Ricorda oggi lo scrittore Alfio Caruso:”Cremona ha pagato un prezzo alto. Ora i processi non servono”.

Buone notizie per i familiari dei 173 soldati cremonesi trucidati dai tedeschi nell’isola di Cefalonia (settembre 1943): la procura militare di Roma ha aperto una inchiesta su un militare, oggi novantenne, che avrebbe ucciso 73 ufficiali italiani che pure si erano arresi. I misfatti contro l’umanità perpetrati dai nazisti sono imperscrittibili. Dunque si può (si deve) procedere. L’ex caporale tedesco pare abbia ammesso a suo tempo la circostanza ma oggi respinge ogni accusa. Va ricordato che lo sventurato è accusato di “concorso in violenza con omicidio continuato commessa da militari nemici in danno di militari italiani prigionieri di guerra”. Come finirà? Meglio non illudersi, sono già trascorsi 68 anni da quella tragedia nella bella isola greca di fronte al golfo di Patrasso. In ogni caso serve per non dimenticare. Per non seppellire nell’oblìo quella barbarie infinita: i nostri, rifiutandosi di arrendersi ai tedeschi, furono massacrati.L’ordine partì da Hitler, le vittime furono quasi diecimila. Dice il cremasco Mario Cervi: “Cefalonia per noi italiani è , e sarà sempre, un luogo legato ad un martirio”.

Le stesse parole le disse a Cremona lo scrittore Alfio Caruso da me invitato a presentare il suo libro (“Italiani dovete morire”, Longanesi & C., pagine 309, euro 15,49) in una bella serata in Sala Borsa (30 marzo 2001) organizzata dalla Associazione italo-ellenica Solomòs, presieduta da Cristoforo Paraskevopoulos. Ricordo che l’amico Alfio accettò di slancio di venire a Cremona per raccontare la sua straordinaria ricostruzione (controcorrente) del massacro di Cefalonia, eseguito dalle truppe tedesche del generale von Stettner ai danni dei militari della Divisione Acqui. Avevo affidato a Floriano Soldi il compito di introdurre il giornalista-scrittore e Floriano fu impeccabile. Caruso si infiammò, parlò di eccidio dimenticato, sparò sulla Dc e sui suoi governi che “con Taviani e Martino sacrificarono l’onore della Patria alla ragion di Stato”. Quella sera ci furono anche contestazioni:ricordo ancora quella di claudio Fedeli che sostenne che “ i tedeschi erano alleati, non nemici, anche dopo l’armistizio”. Caruso, quella sera, ricevette anche molti complimenti per il suo lavoro. Ricordo che la figlia di Mario Gelmini, uno dei cremonesi martiri di Cefalonia, ringraziò l’autore con le lacrime agli occhi. Ed Elly Fokas Gorno, cefallena sposata ad un cremonese reduce della Acqui, ricordò gli Stukas che volavano sulla sua testa ed il terrore che provò in quelle ore. La commozione fu altissima.

Sulla tragedia greca ritornai a parlarne in occasione della fiction di Rai Uno (aprile 2005), interpretata da Luca Zingaretti (il capitano Gasco); ricordo che il reduce cremonese Bruno Villa, residente in via Mercatello, mi raccontò che “quei giorni erano impossibili da dimenticare”. Poi a Cremona è venuto Ciampi a sottolineare quei momenti. Dice oggi Caruso:”Ci stiamo avvicinando al settantennale dei fatti e questo processo che si vuol fare ad un novantenne mi sembra inutile. Non ha più senso e di certo non andrà in carcere. Epperò ribadire certe cose non è male, la Germania non ha mai chiesto scusa:Cremona? Ha pagato un prezzo alto”.

Enrico Pirondini

 

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