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La scorciatoia della cittadinanza onoraria

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Tutto è cominciato il 15 novembre scorso quando, in un incontro al Quirinale dedicato ai Nuovi cittadini italiani, il presidente Napolitano si è dichiarato “convinto che i bambini e i ragazzi venuti con l’immigrazione facciano parte integrante dell’Italia di oggi e di domani”. E che, “all’interno dei vari progetti di riforma delle norme sulla cittadinanza, la principale questione aperta rimane oggi quella dei bambini e dei ragazzi”, in quanto “sulla riforma delle modalità e dei tempi per il riconoscimento della cittadinanza italiana ai minori si è registrata una sensibilità politica significativa e diffusa” ed esiste, inoltre, “un’ampia disponibilità nell’opinione pubblica italiana a riconoscere come cittadini i bambini nati in Italia da genitori stranieri”.

Da queste parole – che condividiamo totalmente – è partita una serie di iniziative “politicamente corrette” dirette a forzare i tempi del Parlamento circa la riforma della legge sulla cittadinanza, nel senso di introdurre lo ius soli (diritto di suolo) come modo di acquisto della stessa, al posto dello ius sanguinis (diritto di sangue), oggi previsto. Ha cominciato la provincia di Grosseto, subito in novembre, proponendo la cittadinanza onoraria ai giovani figli di immigrati, come atto simbolico “a sostegno della iniziativa affermata anche dal Presidente della Repubblica”. Ha proseguito la provincia di Pesaro, sempre in novembre, con un ordine del giorno del consiglio in cui, tra i considerata, è citato il pensiero di Napolitano e che si conclude con la decisione di conferire la cittadinanza onoraria ai 4500 figli di immigrati nati negli ultimi dieci anni, in una cerimonia che prevede “la consegna di un tricolore, di una copia della Costituzione, di una maglietta della nazionale (sic) e di un attestato con la scritta: sei italiano”.

In gennaio, il consiglio comunale di Torino ha approvato un ordine del giorno con cui impegna il sindaco e la giunta a “farsi interpreti presso il governo affinché non cada nel vuoto l’appello del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nel corso della discussione, un consigliere ha proposto, “come gesto dal forte significato simbolico, la cittadinanza onoraria al primo nato straniero a Torino nel 2012”. Per finire, anche da noi pochi giorni fa, Angelo Zanibelli (consigliere Udc), ha presentato un ordine del giorno con cui, premettendo la tradizionale attenzione e accoglienza della nostra città verso l’emigrazione, propone di conferire la cittadinanza onoraria ai bambini nati a Cremona tra il 2000 e il e il 2006.

Nonostante l’autorevolezza della fonte, ci sembra che l’impostazione presidenziale, nonché le  iniziative di appoggio, colgano solo un aspetto della politica diretta all’inclusione degli immigrati nella comunità nazionale. La cittadinanza infatti non può essere che il momento terminale di un processo che comprende il lavoro, la casa, il ricongiungimento familiare, l’inserimento sociale e scolastico.
Inoltre, presuppone una scelta consapevole, che per i minori dovrebbe passare dalla famiglia, affinché non possa essere vista come una “italianizzazione” forzata. Di questo è perfettamente consapevole anche il presidente Napolitano, quando dice che “non possiamo chiedere ai ragazzi che hanno genitori nati in altri paesi di ignorare le proprie origini. L’importante è che vogliano vivere in Italia e contribuire al benessere collettivo condividendo lingua, valori costituzionali, doveri civici e di legge del nostro paese”.
Prendere la scorciatoia della cittadinanza onoraria (priva di qualunque effetto, come hanno ben presente anche i promotori) vuol dire essere più presidenzialisti del presidente ed evitare l’onere dell’approfondimento giuridico, che potrebbe contribuire a dipanare la materia all’esame del Parlamento (dove giacciono cinquanta progetti).


Giuseppe Pelli
Cives Cremona

 

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