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Fermiamo la distruzione della chiesa benedettina di Borgolieto (Gussola) Un dossier sul degrado e i vandalismi

Chiesa

Gli atti vandalici, ripetuti, risalgono allo scorso giugno, anche se nessuno ad oggi ha sporto formale denuncia. Eppure la distruzione reiterata delle vetrate della chiesa di San Benedetto di Borgolieto, antico paese oggi frazione di Gussola, è una ferita aperta per la sua comunità. I vandali hanno usato i mattoni di un muretto che circonda l’antica prioria benedettina, per sfondare in più punti le vetrate: i numerosi tesori dell’arte custoditi al suo interno sono rimasti esposti alle intemperie per tutto l’inverno con gravi conseguenze per la loro conservazione. I buchi prodotti dai mattoni son ben visibili dall’argine maestro, percorso ogni giorno da centinaia di cittadini, sfregi a quella che fino al 1987 era una parrocchia indipendente ed oggi è chiusa da circa 2 anni per disposizione del parroco di Gussola. A 7 mesi dalla distruzione dei vetri nessuno, né il Comune, né la parrocchia, ha provveduto a mettere in sicurezza le vetrate della chiesa. Pezzi di vetri sono sparsi per tutta la navata centrale, e ricoprono decine di panche che riportano i nomi dei donatori: le più importanti e antiche famiglie di Borgolieto. Pezzi di mattone ricoprono il pavimento di San Benedetto, fin sotto alla cappella della Madonna, icona oggetto di secolare devozione.

Alcuni abitanti di Borgolieto hanno deciso di realizzare un accorato dossier, completo di fotografie eloquenti, e indirizzarlo a Sindaco, Vescovo, Parroco oltre che ad alcuni consiglieri comunali, chiedendo la riparazione delle vetrate sfondate e del muretto, offrendosi per raccogliere fondi e contributi per San Benedetto. In queste settimane il dossier sta girando di mano in mano tra gli abitanti di Borgolieto più sensibili alla difesa delle tradizioni: l’obiettivo è quello di mettere in sicurezza la chiesa per preservare i tesori dell’arte custoditi sia al suo interno che nei campi circostanti. San Benedetto infatti, sorge su di un antico e vasto cimitero di origini romane in uso fino al 1700, che purtroppo non è mai stato oggetto di indagini archeologiche approfondite, ma che rappresenta uno dei numerosi tesori sepolti diffusi in tutto il territorio casalasco. La sua estensione, mai indagata, secondo numerose testimonianze orali dovrebbe comprendere sia i campi di fronte all’argine, compresa la cascina che sorge a poche decine di metri dalla chiesa che il campo posto di fronte al campo sportivo. Ogni eventuale costruzione su quegli appezzamenti di terra, già in odore di cambio di destinazione d’uso con il nuovo piano regolatore, dovrebbe prevedere preventive indagini archeologiche per prevenire distruzioni ancor più gravi di quelle compiute dai vandali contro le vetrate della chiesa. Simili a quelle che nei primi anni Ottanta dovette subire il Castello di Piadena, il più importante sito archeologico alto medioevale di tutta la bassa cremonese, distrutto completamente da frettolosi lavori per la costruzione di uno svincolo stradale.

Stefano Mansi

 

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