Cronaca
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Cremona, città delle case fantasma 1800 appartamenti vuoti Mercato fermo, edilizia allo stremo A quando incentivi al restauro?

Milleottocento appartamenti vuoti in città. Buona parte sul mercato per la vendita, diversi per l’affitto e circa trecento “non in buono stato” quindi per il momento non abitabili. La stima viene da un gruppo di professionisti che sta analizzando le difficoltà del mercato immobiliare cremonese. Una stima soltanto ma, ci assicurano, i valori sono quelli e forse sono addirittura sottostimati. Per conoscere l’esatta entità del “vuoto” cremonese bisognerà attendere le elaborazioni del censimento 2011 ma già l’indicazione di 1800 appartamenti sottolinea a sufficienza l’entità della crisi. Sempre gli stessi professionisti stimano altre mille-millecinquecento abitazioni in arrivo sul mercato nei prossimi due anni con le realizzazioni e le progettazioni in corso: lottizzazione Incrociatello, ex Piacenza Rimorchi, ex Snum di via Cadore, ex Consorzio Agrario, ex casette di via Mosa, via Trebbia-parco del Morbasco, via San Rocco ecc. Le difficoltà dell’edilizia in città sono evidenti. I numeri forniti dalla Cassa Edile di Cremona, alla quale sono iscritte le imprese che lavorano nel settore con dipendenti a carico, sono impressionanti: in due anni, nella nostra provincia, 113 imprese hanno cessato la loro attività. Sempre in due anni, 503 operai iscritti hanno terminato il loro rapporto di lavoro e non hanno più posizione. Nel settore le ore di cassa integrazione (sempre riferito a due soli anni di crisi) hanno avuto un aumento del 213% e le ore lavorate degli operai (esclusi impiegati e lavoratori autonomi) si sono ridotte del 22%. I dati si riferiscono alle sole imprese edili con dipendenti. Restano esclusi, quindi, tutti i lavoratori autonomi (artigiani, molti ormai al collasso) e le figure degli impiegati e dei tecnici di cantiere.

Purtroppo in Comune si prosegue con l’idea di costruire ex novo. Anche i progetti per l’hub di Cremona, nelle aree di accesso alla città da via Mantova (ex foto boario, ex Magazzini Generali, ex macello), si sta pensando ad aree residenziali. Ma chi comporterà altre case in una simile situazione? Sempre gli stessi tecnici delle stime ci segnalavano come in altre città vi siano incentivi al restauro, al recupero degli alloggi in centro, degli immobili degradati. Qui no. Forse questi interventi servirebbero a muovere il mercato piuttosto che cercare altre aree per costruire, come invece continua a fare l’Amministrazione.

Sta poi verificandosi un altro fenomeno: il tentativo di inserire terziario avanzato (uffici soprattutto) nelle nuove progettazioni. Una scelta difficilmente spiegabile (come ad esempio l’idea di uffici nell’ex Scac) con la situazione economica. A Milano, ad esempio, il nuovo Pgt ne consente – proprio per cercare di togliere i “vuoti” degli uffici – la trasformazione in residenze. A Cremona, anni fa, ci fu qualcosa di simile – ad esempio – per l’ex area Lucchini dove si erano progettate ampie aree a terziario, poi diventate residenziali (mentre in origine erano una quota molto bassa).

 

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