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I grandi immobili restano invenduti: dalla Banca d'Italia al palazzo dell'Inps, dalla ex caserma Lamarmora alla Bnl di corso Campi

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Mentre in città si contano 1800 appartamenti vuoti ma in vendita, in affitto o malmessi, Cremona fa il conto con l’invenduto dei grandi “immobiliaristi”: banche, assicurazioni, enti pubblici. Enormi palazzi, grandi proprietà immobiliari che restano in mano ai proprietari perché a Cremona non hanno trovato mercato. Cominciamo da quello più evidente: il palazzo della Banca d’Italia in via Verdi-piazza Stradivari, chiusa ormai da cinque anni. L’immobile è vuoto da quando l’Istituto ha deciso di abbandonare molte sedi periferiche (Cremona, Piacenza, Mantova, Pavia solo per ricordare quelle vicine a noi). L’immobile che si affaccia su piazza Stradivari occupa una superficie di cinquemila metri. Inserito nel piano delle alienazioni dell’Istituto, per l’immobile finora non è stata indetta la gara d’asta, così per come molti stabili abbandonati da Bankitalia in questi anni. Sono in corso le stime e il bando di alienazione dovrebbe essere pubblico intorno al mese di aprile. Per l’immobile cremonese si parla di una base d’asta di dodici milioni di euro. A quanto risulta pare non ci siano state finora manifestazioni d’interesse da parte degli operatori immobiliari. Oltre alla parte visibile, esiste un piano interrato, un autentico bunker di cemento e acciaio dove aveva sede il caveau dell’Istituto. Un altro palazzo in vendita con la formula dell’affitto assicurato da chi lo opera parzialmente, è il palazzo dell’Inps di piazza Cadorna-via del Vasto-via Bissolati. L’immobile è sul mercato ormai da due anni nel quadro di dismissioni immobiliari dell’ente di previdenza in quanto il personale della sede cremonese è stato drasticamente ridotto. L’Inps si impegnerebbe con l’acquirente al pagamento dell’affitto per diversi anni.Per ora l’immobile rimane sul mercato. La base di vendita pare si aggiri intorno ai dieci milioni di euro. L’ex Caserma Lamarmora di via Villa Glori da tempo è finito nell’elenco dei beni da “vendere” da parte dello Stato con il criterio di “federalismo demaniale”, cioè i comuni hanno la possibilità di acquisire, rivalutare ed eventualmente rivendere il bene. L’immobile – ex seminario Vida – è stato completamente risanato e sistemato una decina di anni fa, quando doveva diventare la sede dell’Archivio di Stato di Cremona. Poi tutto si fermò ed ora la splendida struttura è tra i beni alienabili dal demanio statale: il valore stimato è di 2.837.384 euro. Le ex carceri giudiziarie di via Jacini, attualmente sede della Procura della Repubblica, sono state messe a disposizione del Comune che dovrebbe esercitarne la prelazione. Il Comune infatti paga un affitto molto consistente per l’immobile e potrebbe acquistarlo al prezzo di poco più di due milioni di euro. La caserma Manfredini di via Bissolati è stata chiusa lo scorso 2 settembre, figura nell’elenco dei beni che il demanio militare vuole porre in vendita, perciò passerà nelle disponibilità del demanio civile. Il primo gruppo del IV reggimento è stato trasferito a Mantova. Ferme anche le vendite annunciate del palazzo della Banca Nazionale del Lavoro su corso Campi-via Cavallotti e dell’ex sede della Telecom in via Anguissola- via Cadolini.

 

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Commenti
  • Rigoletto

    E’ l’area comprata da Aem verra’ venduta o restera’ fra i debiti del comune?

  • fede

    Dopo i tempi di vacche grasse , arrivano gli anni di vacche magre anche per l’immobiliare. E ‘ finita la crescita sconsiderata e automatica delle quotazioni. Chi ha concentrato il suo business su questo comparto qualche problemino lo dovrà affrontare. A chi penso ? A qualche Fondazione cremonese, ad esempio.

  • Sicuramente i dati di fatto aprono una bella riflessione soprattutto su un nuovo modo di amministrare, privato o pubblico che sia, il consumo di suolo. Non solo, richiamano gli amministratori a quel senso di responsabilità del bene comune, abusato, che localmente fatica a realizzarsi se pensato con sguardo anche solo provinciale.Un esempio? Mentre a Cremona si chiude la caserma Manfredini e si trasferiscono i carabinieri ad altra sede, mentre a Ostiano si è costruita una nuova caserma che costa più di 1 mln di euro, a Vescovato è stato siglato tre anni fa un accordo fra Comune e Ministero Infrastrutture per una nuova caserma (riconversione edificio storico vincolato) da 1,7 mln di euro. Può avere senso questo modo di amministrare? Non è forse da definire spreco di denaro pubblico!Che differenza c’è fra chi ha usato, per altro legittimamente (anche se non condivido questo metodo)gli oneri di urbanizzazione per finanziare le spese correnti con chi le investe in opere che non servono? E’ evidente non solo la mancanza di visione a medio lungo termine, ma anche di senso di responsabilità nell’amministrare soldi pubblici senza mai dar conto del ritorno degli investimenti.